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| LINUX DA ZERO |
Marcello Missiroli
Versione 2.1 - Settembre 2002
Copyright © 2002 MARCELLO MISSIROLI, with the exception of
chapter 2 'Struttura del Computer' ©2000 Gino Roncaglia and RAI.
Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document
under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.1
or any later version published by the Free Software Foundation;
with Invariant Section 'Struttura del computer'
A copy of the license is included in the chapter entitled "GNU
Free Documentation License".
Dicono i sociologi che una persona del XXI secolo, per essere inserita appieno nella società, dovrebbe essere in grado di fare tre cose essenziali:
''Nessun problema! Metti il CD nel drive, che fa l'autoboot, fai click sul dialog box e vedrai che fa tutto da solo...''Con questi insegnamenti potrete anche far funzionare qualcosa, ma capirete ben poco di quel che state facendo. Questo libro cercherà di chiarire i concetti fondamentali dell'informatica mettendosi nei panni della persona che per la prima volta si avvicina a questo mondo, oggi che il calcolatore elettronico è sempre più presente nella nostra vita e nella società; occorre dominarlo per evitare di esserne dominati.
L'aspetto che differenzia questo libro dalle tantissime opere similari è che è incentrata sul sistema operativo Linux anziché il sistemi operativo dominante, ovvero la famiglia Microsoft Windows (nelle sue varie incarnazioni). Prima di procedere occorre però sapere che cosa sia questo ``Linux'' di cui si sente sempre di più parlare e di cui Microsoft sembra avere perfino paura (un piccolo Davide contro Golia?) e quindi:
Risposta breve: Linux è un sistema operativo Open Source, gratuito e liberamente distribuibile.
Risposta articolata: Linux è la parte principale (kernel) di un sistema operativo scritta da uno studente di informatica finlandese, un certo LINUS TORVALDS. Unito ad altri programmi liberamente disponibili, Linux diventa un sistema operativo completo, più correttamente denominato GNU/Linux. Linux è un sistema operativo molto simile ai sistemi UNIX usati nei grandi computer delle università e delle banche, ma pur mantenendo le caratteristiche di robustezza e stabilità, viene distribuito con un particolare tipo di licenza (licenza GPL) che permette, tra le altre cose, di distribuire Linux in modo gratuito. A partire dal 1991, Linux si è diffuso a macchia d'olio in tutto il pianeta, attirandosi spesso le ire delle grosse multinazionali del software, dapprima come sistema operativo per i server di internet e, ultimamente, anche come sistema per i Personal Computer di casa, in sostituzione o in aggiunta ad altri sistemi operativi.
La scelta di un sistema operativo piuttosto che un altro non dovrebbe essere fatta alla leggera. Di fatto, al momento non è una scelta dato che la stragrande maggioranza dei calcolatori nuovi sono venduti con altri sistemi operativi preinstallati, del quale avete già pagato la licenza senza neppur saperlo. Eppure ci sono diversi motivi che vi potrebbero spingere ad adottare Linux per affiancare o sostituire il vostro sistema operativo. Eccone un elenco incompleto in ordine di importanza:
Una delle caratteristiche di Linux è quella di essere adattabile un po' a tutte le situazioni e tutte le tasche. D'altro canto, se siete dei principianti, vi consigliamo di utilizzare un computer ``standard'' ovvero:
Supporremo quindi di avere a disposizione un sistema Linux configurato con le seguenti opzioni
Oppure, potremo dire, ``chi siete voi''? Questo libro è pensato e tarato per un utente ``normale'', ovvero una persona che di computer si intende poco o nulla e che intende utilizzare il calcolatore per un semplice uso di Personal Computer, cioé uso di applicazioni da ufficio, navigazione internet e gioco. Ma è anche un utente un utilizzaotgre un po' diverso dagli altri, perché invece di fare quello che più o meno fanno tutti, ha deciso, un po' per curiosità, per passione, per interesse o per altri imperscrutabili motivi di non usare un sistema operativo ``normale'' ma di lanciarsi su Linux.
Gli utenti più smaliziati troveranno questo libro forse un po' naïf, ma se cercate nella rete scoprirete che un testo come questo è piuttosto raro (anche in ambito internazionale). I manuali su Linux (con qualche rara eccezione libraria) hanno sempre caratteristiche che li rendono inadatti ai principianti in quanto
In particolare, si spera che questo libro sia di aiuto e stimolo per le scuole, per gli utenti più giovani e curiosi e per i rivenditori di computer (che potranno così permettersi di fornire computer con Linux preinstallato, con un notevole risparmio per il cliente).
La domanda può apparire strana: di solito i libri si leggono dall'inizio
e si procede in modo sequenziale. In realtà, il modo in cui utilizzerete
l'opera dipende dalle vostre conoscenze informatiche. Se, per esempio,
sapete già utilizzare il computer potrete saltare il capitolo
.
Se avete già Linux installato, potete saltare anche il capitolo successivo.
Se state già usando Linux da un po', forse vi interesseranno più le
sezioni relative ai trucchetti, o all'uso di KDE. Il libro si presta
bene, quindi, anche a una lettura non sequenziale, tipica dei
documenti che trovate su Internet.
L'autore di questo libro è professore di Sistemi Informatici presso l'Istituto Tecnico Industriale Leonardo Da Vinci [http://www.itisvinci.com] di Carpi (MO). Lavora su Linux dal 1995, ed ha convertito (non senza difficoltà e opposizione) gran parte del suo laboratorio a Linux. E' presidente di ErLUG [http://erlug.linux.it], Emilia Romagna Linux User Group) e si batte attivamente per la diffusione di Linux nelle scuole. Tra le altre cose, suona la batteria e si occupa di giochi di ruolo - non quelli per computer, però!
Anche l'occhio vuole la sua parte: saper individuare subito quello che si cerca può essere molto utile e soprattutto accelerare la consultazione del libro.
di Gino Roncaglia
Questo capitolo è dedicato all'esame del computer dal punto di vista fisico. In sostanza, vogliamo cercare di rispondere alla tradizionale domanda: cosa c'è dentro la scatola?
Prima di tutto, affrontiamo la questione di fondo: cos'è un computer? La prima risposta che possiamo dare è che un computer è uno strumento per elaborare informazioni. Il computer lavora dunque partendo da informazione in ingresso (l'input del processo di elaborazione), la elabora in base a una serie di regole (un programma), e restituisce informazione in uscita (l'output del processo). La quasi totalità dei computer oggi utilizzati è digitale, lavora cioè con informazione `convertita in numeri', ovvero informazione in formato digitale.
Prima di approfondire questo aspetto (prima cioè di vedere in che modo l'informazione viene acquisita, elaborata e restituita da un computer) esaminiamo però, come ci siamo ripromessi di fare, le componenti fisiche di un computer, il cosiddetto hardware. Queste parole, che oramai fanno parte del gergo comune, non sono altro che un gioco di parole nella lingua inglese: hardware è il nostro ferramenta, ma letteralmente significa ``roba dura''; a quel punto è naturale chiamare software, o''roba soffice'', i programmi!
La prima componente che incontriamo guardando un computer è la sua `scatola' esterna, detta anche cabinet. In effetti, il paragone con una scatola non è affatto sbagliato: si tratta appunto di un contenitore, al cui interno si trovano le componenti fondamentali del computer.
Il cabinet di un computer è facilissimo da aprire, perché l'interno deve essere accessibile per aggiungere o sostituire delle componenti. Molti utenti, spaventati dall'idea che l'interno della scatola riguardi solo gli esperti e i tecnici dei laboratori di riparazione, non si sognerebbero mai di aprire il proprio computer. In realtà, si tratta di un'operazione priva di particolari rischi (a patto, ovviamente, di non prendere a martellate tutto quello che ci troviamo dentro!), che tutti gli utenti appena un po' `evoluti' compiono spessissimo. La maggior parte dei cabinet si apre svitando poche viti; alcuni sfruttano addirittura un semplice sistema a incastro, e per aprirli non serve svitare nulla. In ogni caso, per seguire questo capitolo non serve aprire nulla: basterà seguirci nella nostra esplorazione virtuale dell'interno del `mostro'.
All'interno del cabinet, la prima componente che dovrebbe attirare la nostra attenzione è una vasta piastra piena di componenti elettroniche di tutti i tipi. Si tratta della cosiddetta scheda madre (motherboard), la scheda che raccoglie in maniera efficiente e compatta la maggior parte delle componenti fondamentali di ogni computer: il microprocessore, che costituisce il vero ''cervello del computer, e poi la memoria, le porte di comunicazione, e così via. Per capire come è fatta una piastra madre, possiamo aiutarci con le figure seguenti (che rappresentano una tipica piastra madre del 1999. I computer Macintosh possono essere piuttosto diversi nella struttura anche se simili nelle funzionalità).
La prima e più importante componente della piastra madre è il microprocessore, ovvero la cosiddetta CPU (Central Processing Unit). Per essere esatti, microprocessore e CPU non sono proprio la stessa cosa: parliamo di microprocessore quando ci riferiamo all'oggetto fisico che si trova nel nostro computer (e ormai anche in moltissimi altri dispositivi, dalle automobili ai televisori, dalle macchine fotografiche agli impianti HI-FI...), mentre quello di CPU, ovvero di unità di elaborazione centrale, è soprattutto un concetto logico-funzionale. Concretamente, comunque, la CPU è per così dire `incarnata' dentro un microprocessore (magari insieme ad alcune componenti aggiuntive), e nella maggior parte dei contesti i due termini possono essere usati in maniera quasi intercambiabile.
Ma cosa fa la CPU? La CPU corrisponde un po' alla `fabbrica' che lavora sulle informazioni, o meglio, alla catena di montaggio di questa fabbrica. Essa infatti lavora per lo più trasferendo (copiando) informazioni in formato digitale dalla memoria del computer a dei piccoli `scaffali di lavoro' disponibili al suo interno, i cosiddetti registri; leggendo quindi i valori che trova nei registri, modificandoli se necessario in base alle regole previste dal programma che sta eseguendo, e quindi trasferendo nuovamente nella memoria i valori eventualmente modificati. Fra i registri dei quali dispone la CPU, ve ne saranno alcuni destinati a contenere i dati sui quali il processore sta lavorando, altri che conterranno - sempre in forma codificata - le istruzioni che il processore deve eseguire, mentre un registro `contatore' si occuperà di controllare l'ordine con il quale vengono eseguite le istruzioni del programma, tenendo nota di quale istruzione il processore sta eseguendo in quel determinato momento.
Molte istruzioni di programma richiedono l'intervento di una componente particolarmente importante della CPU, l'Unità Aritmetico-Logica o ALU: come dice il suo nome, la ALU compie le principali operazioni aritmetiche e logiche (ad esempio, somma numeri binari, confronta due valori, o controlla se alcune condizioni previste dal programma siano o no soddisfatte).
Abbiamo accennato alla necessità di disporre di registri per i dati, e di registri per le istruzioni e per il contatore (questi ultimi faranno parte della cosiddetta unità di controllo, il sottosistema della CPU che deve identificare e controllare l'esecuzione di un'istruzione). Abbiamo parlato anche della unità aritmetico-logica, la ALU. Resta da ricordare che i bit che vanno avanti e indietro dai registri e sui quali lavorano l'unità di controllo e la ALU hanno naturalmente bisogno di canali attraverso cui viaggiare: si tratta dei cosiddetti bus. L'architettura di un computer dovrà naturalmente prevedere diversi tipi di bus per lo scambio di dati: alcuni interni alla CPU, altri fra la CPU e le altre componenti del computer. I bus di dati sono strade di comunicazione assai trafficate, e l'efficienza e la velocità di un computer dipenderanno anche dalla loro `portata': un numero maggiore di `corsie' permetterà di far viaggiare contemporaneamente più bit, e migliorerà la velocità del sistema.
Quanto abbiamo detto finora non basta certo a dare una rappresentazione completa e rigorosa del lavoro interno alla CPU, ma speriamo possa fornirne almeno un'idea: nel cuore del nostro computer lavora un'attivissima fabbrica impegnata nella continua elaborazione di dati in formato binario (rappresentati cioè da lunghe catene di '0' e '1'). Attraverso le vie di comunicazione costituite dai bus, la materia prima arriva dall'esterno sotto forma di dati binari in entrata; viene poi `lavorata' in accordo con le istruzioni del programma, e viene infine nuovamente `spedita' verso l'esterno. Resta da dire che i ritmi di lavoro della fabbrica sono scanditi dall'orologio della CPU (più `veloce' è questo orologio, più rapidamente vengono eseguiti i compiti richiesti- in linea di massima), e che le capacità di elaborazione della fabbrica dipendono direttamente dall'insieme di istruzioni che il processore può riconoscere ed eseguire: ogni programma costruito per essere eseguito da un particolare processore deve essere basato su comandi tratti dal relativo `set di istruzioni'.
Anche chi non utilizza normalmente un computer sa probabilmente che per identificare le caratteristiche di questa o di quella macchina si utilizzano spesso e volentieri sigle piuttosto arcane: Pentium III, Celeron, PowerPC G3, e chi più ne ha più ne metta. Ebbene, non di rado le sigle che trovate associate ai diversi computer indicano, oltre al nome del processore, la sua `frequenza di clock', ovvero la sua `velocità', espressa in Megahertz. Il processore al momento più diffuso è il Pentium della Intel. E un Pentium III 450 avrà un orologio interno che cammina alla velocità di 450 Megahertz, e sarà un po' più lento di un Pentium III 600, e parecchio più lento di un Pentium II 800.
Nel corso del tempo, la frequenza di clock dei processori è andata continuamente aumentando: pensate che i processori dei primi personal computer IBM avevano una frequenza di clock di poco superiore a 4 megahertz, mentre oggi non è infrequente trovare processori con frequenza di clock superiori a 900 Megahertz.
Naturalmente, il fatto che la CPU lavori così velocemente porta anche dei problemi: ad esempio, le CPU di oggi, lavorando a una frequenza molto alta (`molto velocemente'), sviluppano anche molto calore. Ed ecco che diventa essenziale `raffreddare' le CPU; un sistema spesso usato è quello della sovrapposizione alla CPU stessa di una piccola ventola a motore. Altrimenti? Altrimenti, surriscaldata, la CPU potrebbe lavorare male, o guastarsi del tutto.
Abbiamo parlato della `frequenza di clock' come di uno degli indici della velocità di un processore. Ma ricordiamo che la potenza effettiva di un processore non dipende solo dalla sua frequenza di clock. Dipende anche dal numero e dal tipo di istruzioni che il processore è in grado di eseguire.
Abbiamo detto che la CPU è la più importante fra le componenti
che troviamo sulla piastra madre. Ma dove si trova la CPU? Nella piastra
madre rappresentata (vedi Fig.
), essa viene inserita
nella fessura (slot) situata in alto a destra e marcata come
slot one. In altre piastre madri, la CPU può essere
invece inserita in un apposito alloggiamento (socket) orizzontale,
in genere di forma quadrata. Alcune piastre madri permettono di alloggiare
due CPU, che si divideranno il lavoro migliorando le prestazioni del
computer. Il fatto che la CPU non sia saldata alla piastra madre,
ma inserita in un apposito slot permette all'occorrenza di sostituirla,
magari con un modello più recente (che in questo caso dovrà
però essere progettato in modo da adattarsi allo slot già
esistente).
Sopra lo slot nel quale alloggia la CPU, troviamo le porte di comunicazione verso l'esterno; attraverso di esse, i dati possono raggiungere periferiche come stampante, tastiera, mouse, schermo, modem (e magari per questa via altri computer collegati alla rete Internet) e così via.
Le porte che vedete indicate sono la porta parallela (utilizzata in genere per il collegamento di una stampante) e quella seriale (alla quale possono essere collegati modem, mouse e altri dispositivi), la porta USB (Universal Serial Bus) che costituisce un'alternativa recente e più veloce alla porta seriale, e permette di collegare `a cascata' molteplici periferiche (fra l'altro schermo, telecamere, scanner, mouse, tastiere...), e la porta PS/2, usata spesso per il collegamento del mouse. Naturalmente, queste porte sono collegate alla CPU attraverso bus di dati che corrono lungo la piastra madre; per evitare una eccessiva confusione dello schema, nell'immagine i bus di dati non sono evidenziati, ma dovete pensare a tutta la piastra madre come percorsa da una fitta ragnatela di strade di comunicazione che ne collegano le diverse componenti.
Sotto lo slot del processore troviamo il chip di controllo della AGP (Accelerated Graphic Port); la AGP è un canale dedicato a far circolare in maniera veloce unicamente i dati grafici. Le applicazioni multimediali più recenti - e soprattutto i giochi, particolarmente `affamati' di grafica ricca e dettagliata - richiedono infatti la generazione e l'aggiornamento continuo delle immagini inviate allo schermo. Ecco allora che un canale dedicato esclusivamente al passaggio dei dati grafici può rivelarsi prezioso, specialmente se affiancato da una buona scheda grafica in grado di aiutare la CPU nella loro gestione.
A fianco della AGP, nella parte superiore sinistra della piastra madre rappresentata nella Figura 2 troviamo degli altri slot, marcati come ISA e PCI: si tratta di alloggiamenti nei quali possono essere inserite schede di espansione (ad esempio schede sonore, grafiche, video, ecc.). Le sigle ISA e PCI identificano due standard diversi: lo standard PCI (Peripheral Component Interconnect) è più recente, e permette una comunicazione più veloce fra la scheda e la piastra madre; lo standard ISA (Industry Standard Architecture) è più antico, era già presente sui primi personal computer IBM, e pur se meno efficiente, proprio per la sua natura di standard diffuso ha continuato ad essere utilizzato negli anni successivi (spesso nella versione `estesa' rappresentata dall'Extended ISA o EISA).
Un'altra componente fondamentale della piastra madre sulla quale vale la pena di soffermarsi è la memoria. La CPU ha bisogno di memoria esterna, di molta memoria esterna sulla quale conservare (nel solito formato digitale!) i dati di lavoro, le istruzioni dei programmi che sta eseguendo, e così via. La memoria utilizzata dalla CPU può essere di vari tipi: memoria `a portata di mano', disponibile sulla piastra madre, e alla quale è dunque possibile accedere, in lettura e scrittura, in maniera molto veloce, e memoria esterna alla piastra madre, sotto forma di dispositivi di memoria di massa come i floppy disk, i dischi rigidi, i CD-Rom, i DVD ecc.
Ci soffermeremo più avanti sulla memoria `esterna'; per ora concentriamoci su quella direttamente innestata nella piastra madre. A sua volta, essa può essere di vari tipi; il deposito più capiente è quello rappresentato dalla cosiddetta RAM (Random Access Memory), dove mentre usiamo il computer viene conservata, momento per momento, la gran parte dei dati sui quali stiamo lavorando e delle istruzioni relative ai programmi che stiamo usando. Se ad esempio stiamo utilizzando un programma di videoscrittura, la RAM conterrà il testo che stiamo scrivendo (o una larga parte di esso) e i moduli fondamentali del programma che stiamo usando per scriverlo.
La RAM è una memoria volatile: i dati vengono conservati
sotto forma di potenziali elettrici, e se spegniamo la spina (o se
va via la corrente) vanno persi. Nello schema della figura
,
la RAM viene inserita negli alloggiamenti (sockets) in basso
a destra, subito sopra i connettori per disco rigido e lettore di
floppy disk.
E' necessario però che sulla piastra madre sia presente, a disposizione della CPU, anche una parte di memoria non volatile, contenente una serie di informazioni fondamentali per il funzionamento del computer. Ad esempio, le informazioni su quali siano i dispositivi presenti sulla piastra madre, e su come comunicare con essi. Queste informazioni non possono essere date `dall'esterno', perché senza di esse la stessa comunicazione con l'esterno è impossibile. Non possono nemmeno essere volatili, perché se lo fossero scomparirebbero al momento di spegnere il computer, e alla successiva riaccensione non sapremmo più come reinserirle, dato che il computer stesso non `ricorderebbe' più come fare per comunicare con l'esterno.
Devono dunque essere a portata di mano, sulla piastra madre, e conservate da una memoria non volatile. Si tratta del cosiddetto BIOS, Basic Input-Output System. La memoria non volatile che conserva questi dati è in genere considerata memoria a sola lettura, o memoria ROM (Read Only Memory), anche se ormai questa denominazione è inesatta: si usano infatti sempre più spesso a questo scopo moduli di memoria non volatile 'aggiornabili' in caso di necessità (flash memory).
Nello schema della figura
, la memoria che contiene
il BIOS si trova sulla sinistra, subito sotto gli slot ISA.
Dal momento che stiamo parlando di memoria, conviene aggiungere una annotazione: abbiamo visto come nella piastra madre trovino posto la RAM e la ROM del computer. Negli ultimi anni, tuttavia, si è diffusa l'abitudine a inserire una memoria autonoma di una certa ampiezza anche all'interno del microprocessore; questa memoria, detta memoria cache, trovandosi a portata diretta della CPU è ancor più veloce della RAM installata sulla piastra madre, ed è quindi in grado di migliorare ulteriormente le prestazioni del sistema.
Ma torniamo alle principali componenti che trovano posto nella piastra madre, per concludere il nostro rapido viaggio al suo interno. Non ci manca molto: resta da ricordare che sarà naturalmente necessario un collegamento che porti l'energia elettrica (power connector), e che sarà di norma presente anche una batteria tampone in grado di mantenere aggiornati alcuni dati essenziali (ad esempio la data e l'ora) anche a computer spento.
Abbiamo parlato di memoria. Ma come si misura, la memoria di un computer?
L'unità di misura fondamentale dell'informazione è il bit,
che corrisponde alla quantità di informazione convogliata dalla
scelta fra due sole alternative. Con un solo bit di memoria possiamo
rappresentare, ad esempio, lo stato di un singolo interruttore (acceso
o spento), o un carattere di un linguaggio composto da due soli simboli.
Per fare cose un po' più interessanti serve molta più memoria!
Il passo successivo è il byte,
che corrisponde a una `parola' composta da otto bit. Un byte può
`informarci' sulla scelta fra 2
= 256 diverse alternative.
Può quindi rappresentare ad esempio un carattere scelto da un
alfabeto di 256 simboli, un numero intero compreso fra 0 e 255, un
colore scelto da una `tavolozza' di 256 colori diversi, e così
via.
Le tabelle più diffuse di codifica dei caratteri, come la tabella Iso Latin 1, utilizzano proprio un byte per codificare un carattere. Un carattere di testo, dunque, `pesa' normalmente un byte. Quanto peserà, allora, una cartella di testo? Se supponiamo che la cartella comprenda circa 2000 battute, essa peserà circa 2000 byte.
Bit e byte sono unità di misura della quantità di informazione, e dato che la capacità di una memoria corrisponde appunto alla quantità di informazione che in essa può essere immagazzinata, bit e byte sono anche le unità di misura di base per esprimere la capacità di immagazzinamento (la `dimensione') di una memoria. Man mano che le dimensioni delle memorie (e della quantità di informazione che vogliamo immagazzinarvi) crescono, tuttavia, diventa scomodo continuare a parlare utilizzando solo unità di misura `piccole' come il bit e il byte.
Ecco allora che, proprio come accade per altre familiari unità
di misura, anche in questo caso si fa ricorso a nomi specifici per
indicare i principali multipli delle nostre familiari unità di
base. A differenza di quanto accade ad esempio nel caso della lunghezza
o del peso, tuttavia, nel caso della quantità di informazione
non si usa, per la costruzione di queste unità di misura di livello
superiore, il sistema decimale. Abbiamo visto infatti che nel campo
del digitale è la numerazione binaria, non quella decimale, a
fare da padrona. Ecco allora che il Kilobyte (abbreviato
come Kb) non corrisponde a 1000 byte ma a 2
= 1024 byte. 2
Kb di testo corrispondono dunque non a 2000, ma a 2048 caratteri (siamo
comunque sempre vicini alle dimensioni di una cartella standard).
Proseguendo nella scala, troviamo il Megabyte (Mb), che corrisponde
a 1024 Kilobyte), e il Gigabyte (Gb), che corrisponde a 1024
Megabyte.
La memoria RAM interna al computer diventa sempre più ampia (sono ormai frequenti personal computer equipaggiati con 64 o 128 Mb di RAM), ma come abbiamo accennato si tratta di una memoria volatile, che non è dunque in grado di conservare in maniera permanente dati e programmi. Per quest'ultimo scopo, è bene disporre di depositi di memoria ancor più grandi, dato che vogliamo conservarvi tutti i programmi e tutti i dati che desideriamo avere a nostra disposizione, e non solo quelli che utilizziamo in un dato momento. A questa esigenza rispondono i cosiddetti dispositivi di memoria di massa: disco rigido, floppy disk, CD-Rom, DVD, nastri e cartucce di vario tipo.
I floppy disk, ovvero i normali `dischetti' da computer, sono probabilmente i più familiari: si tratta di piccoli dischi di materiale magnetico inseriti all'interno di un rivestimento di plastica, che all'inizio era flessibile (da qui la caratterizzazione `floppy') ma che adesso è rigido. Negli ultimi anni, la capacità di immagazzinamento dei floppy disk è aumentata a ritmi assai rapidi; i primi floppy disk erano molto più ingombranti e contenevano 170 Kb di dati; i piccoli floppy disk attuali contengono, nella versione più diffusa, 1.44 Mb di dati.
Una categoria ormai diffusissima è quella rappresentata dai CD-Rom; a differenza dei floppy disk e dei nastri, l'informazione è scritta e conservata su un CD-Rom sfruttando non un supporto magnetico, ma un supporto ottico: possiamo pensare a minuscole `tacche' incise sulla superficie del disco da un raggio laser (quello dell'apparato di scrittura, o masterizzatore), tacche che vengono in seguito lette dal raggio laser del lettore. Si tratta di una procedura del tutto analoga a quella usata nel caso dei Compact Disk musicali. Una volta scritti, i normali CD-Rom sono, come suggerisce il nome, supporti di sola lettura (ricordate? la sigla ROM sta per Read Only Memory). A differenza dei supporti magnetici, non possono dunque essere sovrascritti con nuovi dati, a meno che non si usino i più lenti (e meno standard) CD-RW, cioé CD riscrivibili.
La capacità di un CD-Rom non è indifferente: circa 630 Mb di dati, equivalenti a oltre 400 dei tradizionali dischetti floppy. Eppure, se vogliamo usare il CD-Rom come supporto per informazione sonora o visiva (in particolare filmata), questa capacità è ancora poca. Ecco allora che sono nati i DVD (Digital Versatile Disk), apparentemente simili ai CD-Rom ma capaci di contenere quantità ancor maggiori di dati (le capacità dei DVD variano a seconda del loro formato. Attualmente si va dai DVD-5 (singolo strato, singola faccia) da 5 Gb ai DVD 18 (doppio strato, doppia faccia)). Attenzione: i DVD sono totalmente incompatibili con i normali lettori CD-Rom!
Mentre floppy disk, CD-Rom, DVD, nastri e cartucce sono supporti rimovibili (di norma li conserveremo in uno schedario o in un cassetto, e li inseriremo nel computer solo quando ci servono quei particolari dati o quel particolare programma), i dischi rigidi (hard disk) sono in genere fissi, inseriti all'interno della nostra famosa scatola (o cabinet) del computer. Si tratta però di una scelta dettata solo da praticità: in effetti, dal punto di vista concettuale sia un floppy disk sia un disco rigido costituiscono memorie di massa esterne rispetto alla RAM ospitata sulla piastra madre. Del resto, esistono anche hard disk rimovibili, alloggiati su appositi scomparti scorrevoli, che pur essendo in genere più ingombranti (e più cari!) dei floppy disk e delle cartucce possono essere, volendo, conservati fuori dalla `scatola' e inseriti solo al momento opportuno.
La caratteristica principale degli hard disk è la capienza: una quindicina d'anni fa, un hard disk da 20 Mb era considerato un lusso, oggi un hard disk sotto i 12 Gb è considerato piccolo, e i `tagli' da 20 o 30 Gb sono sempre più diffusi (la tendenza all'evoluzione è continua anche in questo settore: può darsi che, quando leggerete queste pagine, le dimensioni di un hard disk di un computer di medie capacità siano ancora maggiori!).
Cosa ce ne facciamo, di tutto questo spazio? Se dovessimo solo scrivere, ne basterebbe molto meno! Ma possiamo usare bit e byte anche per rappresentare informazione sonora e visiva (a cominciare dalle belle ``finestre'' colorate e piene di bottoni che costituiscono ormai la regola anche per i programmi di scrittura), e questa informazione è molto più `cara' in termini di consumo di memoria. Inevitabilmente, col progressivo miglioramento delle capacità di immagazzinamento e di gestione dell'informazione in formato digitale, ci abituiamo sempre di più alla facilità con la quale possiamo integrare testo, immagini, suoni, filmati, e siamo portati a richiedere una sempre maggiore disponibilità di memoria; siamo insomma ancora ben lontani dal poter dire che disponiamo di tutta la memoria che ci serve. Ricordiamo comunque che queste considerazioni dipendono sempre da quello che vogliamo fare con le risorse che abbiamo a disposizione; in molti casi ad esempio (e non sarebbe difficile trovare esempi fra i numerosi prodotti multimediali in commercio) accade che la maggiore disponibilità di memoria porti a `coprire' con effetti speciali, suoni e filmati una reale carenza di contenuti. In altri casi, invece (pensiamo ad esempio a basi di dati di materiale filmato), la memoria disponibile non basta a fare tutto quello che sarebbe utile o interessante fare, e ci si deve accontentare di compromessi talvolta poco soddisfacenti.
Per prima cosa, può essere forse utile fare alcuni esempi. Un tipico dispositivo di input è la tastiera: alla pressione dei tasti corrisponde l'invio verso l'unità di elaborazione dei caratteri corrispondenti (o meglio, della codifica digitale dei caratteri corrispondenti). Anche il mouse è un dispositivo di input: attraverso appositi sensori, il computer riceve informazioni (naturalmente, in formato digitale!) sullo spostamento della pallina collocata alla base del mouse stesso, e le interpreta come spostamenti da far eseguire al cursore sullo schermo; analogamente, il click del mouse (la pressione di uno dei suoi tasti) viene ricevuto e interpretato in accordo con le istruzioni fornite dal programma che si sta utilizzando.
Altri dispositivi di input sono ad esempio uno scanner (attraverso di esso il computer ``riceve'' immagini tradotte in formato digitale; ne parleremo in dettaglio tra breve) o una scheda di acquisizione sonora.
Quanto ai dispositivi di output, vengono subito in mente la stampante e lo schermo; uno schermo sensibile al tatto, o touch screen, come quelli disponibili nelle biglietterie ferroviarie, è naturalmente sia un dispositivo di input sia un dispositivo di output.
Vi è poi una classe di dispositivi un po' particolare, quella rappresentata dagli strumenti che permettono al computer di leggere (e dunque ricevere) e di scrivere (e dunque inviare) dati - le nostre lunghe catene di '0' e '1' - da e verso un supporto in grado di conservarli anche quando il computer è spento. Si tratta delle memorie di massa di cui abbiamo già parlato.
Abbiamo finora fornito qualche esempio di dispositivi di input e output. Vogliamo provare a riepilogarne in maniera un po' più sistematica le caratteristiche?
La tastiera è il dispositivo di input probabilmente più importante. Serve a immettere nel computer testo e numeri (per velocizzare quest'ultima operazione, le tastiere includono di norma un particolare tastierino numerico), ma anche a guidare, attraverso la pressione dei tasti opportuni, lo svolgimento dei programmi. Per quest'ultimo scopo, alcuni tasti hanno una particolare importanza: innanzitutto le frecce, tasti direzionali che controllano di norma lo spostamento del cursore sullo schermo (il cursore è un oggetto virtuale e non fisico, e compare nelle schermate di lavoro di molti programmi - ad es. programmi di videoscrittura - ad indicare il punto del testo sul quale si sta al momento operando). E poi i tasti funzione, presenti di norma nell'area superiore o in quella laterale della tastiera: si tratta di tasti la cui funzione varia da programma a programma, e che vengono in genere fatti corrispondere ai comandi più frequentemente usati. Una convenzione piuttosto diffusa collega il primo tasto funzione [F1] all'attivazione dell'aiuto in linea (help) del programma.
Il mouse affianca la tastiera come dispositivo di input, in particolare quando si lavora all'interno di ambienti o sistemi operativi ad icone (ne parleremo più diffusamente in seguito). Al movimento del mouse su un piano (molto spesso quello del tappetino i mousepad) viene fatto corrispondere il movimento del puntatore nello schermo. Il puntatore del mouse costituisce un altro familiare ``oggetto virtuale'' che ci aiuta a selezionare aree e oggetti nello schermo; il cursore rappresenta un po' il nostro ``alter ego'' nello ``spazio virtuale'' aperto da un programma. Il movimento del mouse viene comunicato al computer attraverso i segnali inviati da sensori collocati intorno alla pallina posta sulla superficie inferiore del mouse stesso.
Il mouse ha, sulla superficie superiore, uno o più tasti, alla cui pressione il programma fa corrispondere azioni sugli oggetti situati nell'area dello schermo indicata dal puntatore. Talvolta, il mouse viene sostituito da dispositivi quali la trackball (una sorta di mouse rovesciato, che permette il controllo dei movimenti del puntatore attraverso la rotazione di una pallina) o il trackpoint (i movimenti del puntatore sono controllati attraverso la pressione nelle varie direzioni di un piccolo bottone di gomma), utilizzato soprattutto nei computer portatili. Sempre nei portatili, possiamo trovare il touchpad, un'area di forma rettangolare sensibile al tatto: il movimento del puntatore è in questo caso controllato dal movimento del dito sul touchpad.
Anche il joystick è un dispositivo di input concettualmente non troppo lontano dal mouse; è molto usato nei giochi: la direzione di spostamento della levetta del joystick viene fatta in genere corrispondere alla direzione del movimento del personaggio o del veicolo da noi controllato, e la pressione del bottone corrisponde a specifiche azioni all'interno del gioco (ad esempio, al fuoco di un'arma).
Fra i dispositivi di input, parleremo fra breve in maniera più approfondita dello scanner, utilizzato per far acquisire al computer immagini.
Fra i dispositivi di output, ricordiamo subito lo schermo. Molto spesso si tratterà di un tradizionale monitor (di dimensioni variabili; proprio come nel caso dei televisori, le dimensioni vengono misurate in pollici, e le più frequenti vanno dal piccolo 14'' al grande 21''). Nel caso di un computer portatile avremo invece a che fare con uno schermo a cristalli liquidi delle dimensioni generalmente comprese fra i 9'' e i 13''; gli schermi a cristalli liquidi possono essere basati sulla tecnologia dual scan (più economica ma di qualità lievemente inferiore) o sulla tecnologia a matrice attiva (più cara ma di miglior resa, nota come TFT). Negli ultimi anni si stanno diffondendo monitor a cristalli liquidi anche per l'uso con computer da tavolo, in alternativa ai monitor tradizionali. Sono per ora piuttosto cari (la produzione di schermi a cristalli liquidi di grandi dimensioni è abbastanza costosa), ma garantiscono una elevata qualità dell'immagine, oltre a risultare più riposanti per la vista.
L'altro fondamentale dispositivo di output è la stampante. In questo campo, le tecnologie fondamentali sono tre: stanno ormai scomparendo le vecchie stampanti ad aghi, a favore delle stampanti laser (lievemente più care, ma preferibili per la stampa di qualità di un alto numero di copie) e di quelle a getto d'inchiostro (più economiche, soprattutto nella stampa a colori; la relativa tecnologia ha compiuto negli ultimi anni notevoli passi avanti). La qualità delle stampanti è talmente migliorata nel tempo da relegare a un mercato molto specializzato i cosiddetti plotter, stampanti grafiche a a pennini utilizzate per la progettazione e il disegno architettonico.
Il piccolo elenco che abbiamo cercato di stilare non esaurisce certo le periferiche e i dispositivi di input-output possibili; in particolare, resta da dire qualcosa su quei dispositivi che servono non solo a acquisire dati, ma anche a trasformarli in formato digitale.
La funzione specifica dei dispositivi di input è, abbiamo visto, quella di fornire dati in ingresso al nostro computer. In molti casi, tuttavia, questa operazione presuppone un passaggio molto importante: la codifica in formato numerico dell'informazione acquisita. Come sappiamo, infatti, il computer utilizza unicamente lunghe catene di '0' e '1'. Quando vogliamo far lavorare il computer su testi, suoni, immagini, occorre prima convertire questa informazione, che in partenza non è in formato digitale, nelle catene di'0' e '1' che il computer è in grado di comprendere. A questo processo di conversione ci si riferisce spesso col termine digitalizzazione.
Si capirà, allora, che molti dispositivi di input, oltre ad inviare al computer dati in formato digitale, svolgono l'importantissima funzione di strumenti di digitalizzazione: strumenti cioè per convertire informazione non digitale (come testi stampati, la voce umana, i suoni prodotti da strumenti musicali, fotografie, filmati) in informazione in formato digitale che il computer sia immediatamente in grado di utilizzare. Vogliamo provare a vedere più da vicino alcuni di questi dispositivi? Parleremo, nell'ordine, di dispositivi per l'acquisizione e la digitalizzazione di immagini, testi, suoni e brani video.
Come si è già accennato, lo strumento utilizzato più spesso per trasformare in formato digitale delle immagini statiche è lo scanner. Ne esistono di vari tipi; il più diffuso è lo scanner piano, che dall'esterno assomiglia molto a una fotocopiatrice. L'immagine da digitalizzare (che sarà in genere una fotografia stampata, ma potrà anche essere, attraverso l'uso di particolari dispositivi, un negativo fotografico o una diapositiva) si appoggia sul piano di vetro dello scanner, e viene progressivamente illuminata e ``letta'' da una testina scorrevole. In sostanza, lo scanner sovrappone idealmente all'immagine una griglia (la cui risoluzione dipenderà dalla risoluzione di cui è capace lo scanner, o da quella per la quale l'abbiamo impostato) e legge il colore che si trova in ogni singola celletta (pixel) della griglia, sulla base della palette di colori da lui riconosciuta (così, uno scanner a 16 bit potrà distinguere 65.536 colori diversi, e uno scanner a 24 bit potrà distinguere oltre 16 milioni di colori diversi). È anche possibile acquisire un'immagine, anziché a colori, in tonalità di grigio: in questo caso il singolo pixel sarà codificato sulla base della sua intensità luminosa o luminanza. Il familiare apparecchio fax può essere pensato come uno scanner che lavora su una (ristretta) scala di grigi, e che trasmette l'informazione in formato digitale risultato della scansione (convertita in segnali sonori), anziché al computer, all'apparecchio gemello che si trova all'altro capo della linea telefonica. Man mano che acquisisce l'immagine, lo scanner - collegato al computer di norma attraverso una porta SCSI - trasmette al computer la lunga catena di '0' e '1' che è il risultato del processo di digitalizzazione. Il computer potrà poi, attraverso appositi programmi, elaborare ulteriormente l'immagine, applicandovi ad esempio filtri ed effetti particolari.
Se lo scanner svolge la funzione sia di strumento di digitalizzazione che di strumento di input, sempre più diffusa è ormai la tendenza ad acquisire le immagini direttamente in formato digitale, senza bisogno di passare attraverso lo stadio analogico rappresentato dalla tradizionale fotografia stampata, dal negativo fotografico o dalla diapositiva. In questo caso, si utilizza di norma una macchina fotografica digitale, che salva direttamente l'immagine su un supporto che potrà essere una scheda di memoria interna (fissa o - più spesso - rimovibile) o un dischetto. L'immagine è poi trasferita su computer, in genere collegandovi direttamente la macchina fotografica tramite un cavo di trasmissione dati (nel caso di macchine che memorizzano l'immagine su dischetti, basterà estrarre il dischetto dalla macchina e inserirlo nel lettore del computer).
Per quanto riguarda i suoni, l'acquisizione (input) e la conversione in formato digitale avviene in genere attraverso una scheda di acquisizione sonora: ve ne sono di molti tipi, dalle economiche schede sonore montate sui normali personal computer a vere e proprie stazioni dedicate usate in studi di registrazione professionali. La scheda sonora di un normale computer multimediale è comunque quasi sempre in grado di digitalizzare in tempo reale il suono, anche stereofonico, proveniente da un microfono o da un apparato analogico (radio, giradischi, registratore a cassette) ad essa collegato, permettendo di scegliere fra diverse frequenze di campionatura e fra diversi standard di codifica sonora. La qualità del risultato naturalmente dipende, dando per scontata una sufficiente velocità del computer e la buona qualità della scheda sonora, anche da fattori che esulano dall'ambito strettamente informatico, come la qualità dei dispositivi e dei supporti analogici di partenza (nel caso di registrazione in diretta, ad esempio, dalla qualità del microfono) e dei collegamenti. Anche nel caso dei suoni, comunque, l'acquisizione in formato digitale può ormai avvenire attraverso apparati dedicati piuttosto lontani dal computer tradizionale, come i registratori digitali, che utilizzano spesso la tecnologia DAT (Digital Audio Tape) o sono direttamente in grado di masterizzare supporti digitali ottici o magnetico-ottici come i dischetti MD.
Anche nel caso del video, potremo trasformare in formato digitale una sorgente video analogica e fornire come input al nostro computer i relativi dati attraverso una scheda di acquisizione video alla quale collegare un apparato video tradizionale (un televisore, un registratore, una cinepresa). Dato che il video digitalizzato richiede un notevole impiego di memoria, per la sua acquisizione ed elaborazione sarà essenziale disporre di risorse informatiche sufficientemente potenti: in altre parole, computer piuttosto veloci, dotati di parecchia memoria e di dischi rigidi molto capienti. È anche possibile acquisire brani video direttamente in formato digitale, attraverso una videocamera digitale. Per la loro maggiore flessibilità (ad esempio, la possibilità di inserire automaticamente complessi effetti di ripresa o di montaggio), le telecamere digitali e il relativo standard rappresentato al momento dal formato DV (digital video) hanno conosciuto negli ultimi anni un notevolissimo successo: pur essendo per ora più care di quelle analogiche, si avviano probabilmente a sostituirle.
Fino a qui, abbiamo parlato soprattutto di componenti fisiche del computer, il cosiddetto hardware. Sappiamo però che il funzionamento di un computer non dipende solo dall'hardware ma anche, e in maniera determinante, dai programmi che il computer è in grado di eseguire, il cosiddetto software. In un certo senso, il software dà vita all'hardware.
All'inizio, i più diffusi programmi per computer ricadevano in poche categorie abbastanza determinate: programmi di calcolo di vario genere, utilizzati soprattutto per il lavoro scientifico, giochi (non sottovalutate mai l'importanza dei giochi: si tratta del campo in cui sono state sperimentate per la prima volta alcune fra le tecnologie più innovative, un campo che si è rivelato decisivo per la diffusione di massa dei personal computer, in particolare fra bambini e ragazzi), e poi programmi di videoscrittura (word processor), fogli elettronici (spreadsheet; si tratta dei programmi utilizzati per creare tabelle di dati, in genere numerici: ad esempio, un bilancio contabile), e programmi per la creazione e gestione di ``schedari'', ovvero basi di dati (i cosiddetti database). Col tempo, e con il miglioramento delle capacità dei computer, queste categorie si sono moltiplicate, tanto da rendere ormai praticamente impossibile una classificazione esaustiva dei vari tipi di software esistente. Ricordiamo solo, al volo: programmi grafici, programmi di manipolazione sonora e di manipolazione video, programmi di comunicazione, programmi per la navigazione su Internet, programmi didattici, editoria multimediale, e così via.
In questo capitolo imparerete che cosa intendiamo in generale per sistema operativo di un calcolatore, quindi ci soffermeremo su Linux, le sue caratteristiche principali: cosa lo distingue dai sistemi operativi più noti, cosa sono e come orientarsi tra le distribuzioni e, infine, qualche consiglio su come installare il vostro sistema operativo.
Il sistema operativo è il programma di base di calcolatore. E' il programma (o una collezione di programmi) che viene lanciato automaticamente all'accensione del calcolatore e si occupa di alcuni compiti fondamentali:
Grazie al miglioramento della potenza dei calcolatori e all'affermazione delle schede grafiche a buon mercato s'iniziano ad affermare le interfacce grafiche (GUI, o graphical user interface): queste integrano l'uso della tastiera con i sistemi a puntamento quali il mouse e mostrano i risultati in modo grafico (icone, finestre, grafici, ecc.). La diffusione delle interfacce grafiche non è stata per nulla rapida: sviluppata dalla Xerox negli anni'70, fece l'ingresso nel mondo del Personal Computer grazie ad Apple Macintosh e Amiga negli anni '80, e solo in anni più recenti ha contagiato anche i sistemi operativi Unix (con X-Windows) e Microsoft (con Windows 3.1 e, con maggior successo, con Windows 95), tanto che oggi tutti i calcolatori hanno una qualche forma di interfaccia grafica. Lo schermo nero scompare, sostituito da una scrivania virtuale, con grafica accattivante, icone esplicative, messaggi e suoni che aiutano anche l'utente alle prime armi.
Un sistema operativo, però non è 'solo' un programma, ma molto
di più: rispecchia infatti, in qualche misura la filosofia che scegliamo
di adottare nel nostro rapporto con il computer: i tipi di compiti
che ci interessa far svolgere alla macchina, le tipologie di utente
che con essa devono interagire, i modelli di comunicazione adottati.
La scelta del sistema operativo, come abbiamo già detto
(
), quindi è un'operazione che
va compiuta coscientemente e non ``forzata'' dalle
circostanze.
|
In quell'epoca esisteva già un sistema operativo Unix per PC, chiamato Minix, realizzato dal prof. ANDREW TANENBAUM, ma questo sistema poteva essere usato, modificato e distribuito solo per fini didattici. La cosa garbava poco a Linus che, dopo accese discussioni con il professore, decise di staccarsi da Minix e produrre un sistema autonomo - Linux appunto. Dopo molto lavoro, la prima versione di Linux fu annunciata al mondo il 5 ottobre 1991.
L'idea geniale che rende Linux unico nel suo genere è il tipo di licenza
utilizzato. La licenza GPL (GNU General
Public Licence , Cap.
) è infatti un tipo di licenza
che sancisce la più completa libertà di utilizzo per l'utente, che
ha il diritto di ottenere sorgenti, diritto modificare
il software e diritto di copiarlo e ridistribuirlo - a condizione
che anche le modifiche siano, per così dire, ``rimesse in circolo''
nella comunità affinché tutti possano usufruirne. Tutto questo è praticamente
il contrario delle licenze ``normali'', che non vi danno la proprietà
del programma ma vi concedono (più o meno benevolmente) la possibilità
di utilizzarlo: anche se quasi nessuno perde tempo a leggerle esse
non sono altro che un elenco di innumerevoli divieti e limitazioni:
divieto di installare il software su più di una macchina, divieto
di modificare il programma, divieto di scoprire come funziona.
Sono le licenze tipiche dei grandi programmi commerciali e
shareware, quali Windows, Office, Photoshop,
MacOSe molti altri (vedete qui
per sapere qualcosa in più sulle licenze).
Le conseguenze di questa scelta sono state enormi:
Quando parlate di Linux non passa molto tempo prima di imbattersi, sulla rete o nei negozi di informatica, nelle varie distribuzioni Linux. Ve ne sono di diversi tipi, dimensioni, prezzi... e voi non sapete neppure cosa voglia dire questo termine astruso. Insomma, Linux è sempre Linux, no? Tutti questi nomi, strani animali e sottili distinguo, per non parlare dei prezzi, vi confondono. E poi, Linux non era gratis? Allora perché pagare 50 Euro per una cosa gratuita?
Per chiarire il concetto di distribuzione, occorre ricordare che Linux di per sé non è un sistema operativo completo, ma solo il kernel del sistema, ovvero quella che permette al computer di avviarsi e di pilotare tutti i dispositivi. Ma se utilizzaste solo Linux, non avreste interfaccia grafica, non potreste utilizzare Internet e via dicendo. In pratica. avreste un computer acceso e attivo, ma che non è in grado di fare nulla! Pensate un po' a Linux come al motore di un'automobile: è certamente importante, ma senza sedili, carrozzeria, volante e ruote non è molto utile.
Per essere utilizzabile, Linux ha bisogno di un corredo di altre funzioni fornite proprio dalle distribuzioni, ovverosia:
Ribadiamo ancora il concetto: Linux è sempre Linux, ma Red Hat Linux non è Debian GNU/Linux: i file potrebbero essere disposti altrove, potrebbero usare diversi sistemi di gestione, di stampa ed altro ancora... perfino il kernel potrebbe essere leggermente modificato.
Volete rompere l'armonia di un allegro gruppo di sostenitori di Linux? Con aria innocente infiltratevi tra loro e chiedete: ``ma qual'è la distribuzione migliore''? Subito si scateneranno accese e intense discussioni, del tutto insanabili e - per la verità - piuttosto inutili. Ogni ``distro'' ha punti a favore e a sfavore, tanto che un noto esponente della comunità ha una volta affermato:
``Le distribuzioni sono come le fidanzate: ognuno ha la sua, ed è la più bella di tutte''
Non è possibile stabilire quale sia la distribuzione migliore in assoluto, ma è forse possibile individuare quella migliore in funzione delle proprie necessità, capacità e gusti. Tornando alla metafora della macchina, è come dover scegliere tra una Fiat, una Opel o una Renault; il motore può anche essere lo stesso, ma tutto il resto è piuttosto diverso.
In ogni caso prenderemo qui in considerazione le tre principali distribuzioni, ovverosia Mandrake, Suse e Red Hat (circa il 75% delle distribuzioni acquistate).
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| Mandrake è una distribuzione francese che ha preso le mosse dalla RedHat con la quale resta in gran parte compatibile aggiungendo un maggiore supporto per KDE. |
La distribuzione ha il dichiarato intento di essere 'user-friendly' (orientata quindi a quanti abbiano poca o nessuna dimestichezza con l'ambiente UNIX) e orientata ad avere le versioni più aggiornate dei programmi. È ottimizzata per i Pentium recenti e fa uso intenso della grafica. L'ultima novità è l'edizione specifica per il gioco, che contiene una licenza di ``The Sims''.
Versioni: ProSuite (7 CD, 175 Euro), Prosuite/DVD (63Euro), Gaming Edition (vers. 8.1, 80Euro) Download edition (3 CD); Sito: http://www.linux-mandrake.com.
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La distribuzione partì qualche anno fa con l'intento di essere molto amichevole, anche se recentemente si è un po' riorientata verso il mercato ``corporate''. Red Hat è incentrata sulla sicurezza (è quella che fornisce aggiornamenti con maggiore frequenza) e supporto per le ditte. In generale, è una distribuzione piuttosto standard, anzi, taluni dicono che è lo standard - tanto che se cercate una versione precompilata di un qualsiasi programma per Linux, troverete sicuramente quella adatta per Red Hat. Per quanto concerne il software, Red Hat è tra i maggiori sponsor di Gnome pur non disdegnando il KDE; inoltre è ottimizzata per i vecchi computer 80386 e richiede pertanto risorse minimali per l'installazione e l'uso (se ci si contiene un po' sul lato richieste).
Versioni: Standard (7 CD, 105 Euro), Professional (10 CD+D
VD, 254Euro), Download Edition (2 CD); Sito: http://www.redhat.it
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| S.u.S.E è una ditta tedesca che produce da molto tempo una distribuzione di grande successo (la più diffusa in Germania), che ha però aperto da tempo una filiale italiana. |
Le sue caratteristiche principali sono il suo ottimo supporto delle lingue europee, un supporto fervente a KDE, l'enorme quantità di software fornito a buon prezzo, e per il suo programma di installazione/gestione/tuttofare YaST2 - un programma che permette di gestire più o meno ogni aspetto del sistema, incluso installazione pacchetti.
Versioni: Professional (7 CD + DVD, 68,90 Euro), Sito: http://www.suse.it
Una citazione particolare va quelle particolari distribuzioni che non si installano, ma si limitano a partire da CD senza partizionare del disco.Questo vi permette di usare il sistema per darvi un'idea abbastanza precisa di che cos'è e di cosa potete fare. Il programma di installazione riesce ad autoconfigurarsi correttamente nel 95% dei casi, e mette a disposizione un sistema Linux completo, con tanto di applicazioni da ufficio, Gnome e KDE e collegamento Internet. Le distribuzioni più diffuse sono:
Se cercate davvero un confronto completo e ragionato tra
tutte le 200 e più distribuzioni, visitate il sito http://www.distrowatch.com.
Naturalmente, dato che il sito è in inglese e ricco di informazioni,
vuol dire che la vita non vi pone grossi problemi (oppure usate Babelfish
).
Da quando Linux non è più un sistema per carbonari, è relativamente facile procurarsi una versione in CD.
Siete alla fine pronti: i CD fremono tra le vostre dita dalla voglia di installarsi. Eppure siete ancora un po' titubanti: alcuni vostri amici vi raccontano storie orribili di come hanno perso tutto il contenuto dell'hard disk, altri sono dovuti andare al negozio di persona...
Per la verità non occorre preoccuparsi più di tanto: se è vero che fino a non molto tempo fa l'installazione di Linux era uno di uno degli argomenti più difficili per i principianti, oggi le cose sono drasticamente cambiate. Quasi tutte le distribuzioni hanno a disposizione dei metodi di installazione semplificati e non distruttivi che permettono di installare Linux, configurare l'interfaccia grafica e poter scegliere, all'avvio, il sistema operativo da lanciare - nel caso vogliate davvero tenere quell'altro sistema operativo.
Naturalmente vorremmo fare una guida passo-per-passo per installazione, ma i casi possibili sono veramente troppi per essere tutti presi in esame: in linea di massima la cosa migliore è leggere le istruzioni della distribuzione che avete scelto. Qui ci limiteremo a dare alcuni consigli generali nei seguenti casi ``tipici''
È il caso in assoluto più semplice. Purché abbiate un computer relativamente
moderno e potente, tutte le distribuzioni sono in grado di installarsi
praticamente da sole, semplicemente inserendo il CD-Rom nel lettore,
avviando il computer e rispondendo ``si'' a tutte le domande di
cui non capite il senso. Abbiate però cura di segnarvi su un foglio
di carta tutto quello che fate: ne avrete sicuramente bisogno in seguito
(
Cap.
) Alla fine dell'installazione
(mediamente da 20 a 60 minuti) avrete un computer perfettamente configurato
nelle sue funzionalità base.
Trovare un computer nuovo senza un sistema operativo preinstallato (e prepagato) può essere difficile. Allo stato attuale solo pochi distributori nazionali concepiscono la possibilità di comprare sistemi completi senza Windows: si tratta di
In questo caso avete comprato un computer di ``marca'' (es. Compaq, Dell, Olidata) e avete un sistema operativo, solitamente Windows XP, preinstallato. Come forse già saprete, questo software non è propriamente regalato: il produttore del PC ha pagato ``qualcosina'' a Microsoft per il privilegio di preinstallarvelo, e tale somma, più una lauta commissione, viene ricaricata sul prezzo che pagate per il computer.
Questa "qualcosina" può raggiungere 258Euro! Un importo di tutto rispetto, che grava non poco sul costo complessivo del computer. E' però possibile, seppur non troppo semplice, rifiutare la licenza Microsoft dopo l'acquisto operando come segue:
| Abruzzo | ||
| Chieti | Computers di Paglione S. | www.infopiu.it/computers |
| Chieti Scalo | Ellezeta Informatica* | mailto:info@lzinformatica.it |
| Emilia-Romagna | ||
| Bologna | Minosse* | www.pclinux.it |
| Modena | Brico elettronica | www.bricoelettronica.it |
| Reggio E. | Dam Sistemi | www.damsistemi.it |
| Lombardia | ||
| Cinisello B. | MG Engineering* | mailto:gfranza@mgeng.com |
| Brescia | Megabyte* | www.megabyte.it/brescia.htm |
| Brescia | Computer & Company | www.computerecompany.it |
| Milano | Thundersystems* | http://www.thindersystems.it |
| Toscana | ||
| Prato | Centerweb S.r.l. | www.centerweb.it |
| Veneto | ||
| Verona | InfoSysNet S.n.c. | www.infosysnet.net |
* = possono fornire computer con Linux preinstallato.
Fortunatamente, le ultime distribuzioni contengono dei semplici programmi grafici per ridurre la partizione DOS/Windows purché questo sia stato installato su una partizione di tipo VFAT. In questo caso tutte le distribuzioni forniscono un semplice programma chiamato fips con il quale dovete agire come segue:
Nel caso invece di un sistema installato su una partizione NTFS, tipica di Windows 2000 e XP, le cose si fanno più complicate. Per ridurre la partizione è necessario utilizzare un programma commerciale (per esempio l'ottimo Partition Magic), ma in ogni caso le due partizioni del disco e i due sistemi operativi dialogheranno piuttosto a fatica. Valutate quindi la possibilita di eliminare Windows e reinstallarlo in versione VFAT.
A questo punto avete due strade: o lanciate Linux da CD-Rom (come abbiamo visto poc'anzi) oppure installate Linux nella parte di disco usata da Windows.
L'installazione di Linux in ``coabitazione''4 è permessa da quasi tutte le distribuzioni, e si dice UMSDOS (ing. Unix on MS-DOS). Alla fine del processo avrete una cartella speciale sul vostro disco (chiamata, sorprendentemente, ``Linux'') che contiene tutti i files del sistema. Potrete così condividere senza problemi i files tra i due sistemi e vi toglierete tutti i problemi dovuti al ripartizionamento. Va però detto che il sistema funziona con gravi problemi in termini di velocità.
A questo punto, è il momento della verità. Dovete provare l'installazione di Linux e, se non avete delle configurazioni hardware troppo aliene e astruse, tutto dovrebbe fluire via senza troppi problemi; in ogni caso verrete avvertiti dal programma di installazione se c'è qualcosa che non quadra. Ora riavviate e se tutto va bene, dopo una serie di messaggi vi trovere di fronte alla finestra di collegamento. Congratulazioni! Avete un computer acceso e funzionante... non vi resta che imparare ad usarlo!
Probabilmente state morendo dalla voglia di mettere le mani sul calcolatore: avete speso un sacco di soldi, perso tempo ad installare programmi e state cercando di capire cosa c'è scritto su questo libro, ma ancora non avete fatto nulla di concreto. A questo punto è il momento di cominciare ad usare il calcolatore e fare qualcosa, e per farlo vi basteranno sei semplici, passi! Ne approfitteremo per spiegare alcuni concetti molto importanti (login, multiutenza, superutente).
Se avete letto i capitoli precedenti, dovreste avere a disposizione
tutto quello che vi serve: un computer con Linux pronto a funzionare
in modalità grafica, un mouse, un monitor e una tastiera. Sul versante
software, occorre che la modalità grafica (detta anche X-Windows,
) sia funzionante, nonché
l'ambiente grafico KDE. Inoltre è necessario che siano stati predisposti
almeno due utenti, root
e utente5 dei quali dovete avere le relative password (dovrete
averle indicate durante la fase di installazione). Dovrete, naturalmente,
aver a disposizione una tastiera e sapere muovere il mouse sullo schermo,
nonché fare click con il tasto sinistro.
Quando i mulini erano bianchi, e i computer erano piccoli e poco potenti, per usare un computer era sufficiente girare un interruttore e dopo pochi secondi il computer era pronto all'uso. Ora i computer sono creature complicate, ed hanno un 'risveglio' che più richiedere parecchi secondi. Durante questa fase il computer opera una serie di operazioni e controlli per mettervi in grado di lavorare senza problemi. Al contrario di altri sistemi operativi, Linux è un sistema operativo molto educato: cerca di comunicarvi, passo per passo, quello che sta facendo. I messaggi sono - naturalmente - in inglese, ma dopo un po' non sarà difficile capire quello che vi vuol dire.
Dunque, partiamo. Accendete il calcolatore (girando l'interrutore o premendo l'apposito pulsante) e sullo schermo vedrete passare una serie di segnalazioni.
Ma perché mai dovreste dire a questa scatola di ferro chi siete? E' ovvio che siete voi, no? In realtà la cosa risulterà più chiara se pensate che tutto questo viene fatto per la vostra sicurezza (e la privacy). Con il procedere della tecnologia, i computer sono diventati sempre più potenti e sono ora in grado di essere utilizzati da più persone (anche contemporaneamente). Pertanto, risulta necessario fare in modo che il computer sappia identificare chi lo sta utilizzando, in modo da mostrare solo i dati e i programmi di cui è proprietario.
Pensate ad esempio, se il vostro calcolatore fosse utilizzato da un'intera famiglia. Ognuno di essi potrebbe utilizzare il computer e vedere solo i propri dati, lanciare i propri programmi, senza interferire con l'altro e, soprattutto, senza avere la possibilità di distruggere i dati dell'altro o di ``incasinare'' il sistema in modo da renderlo inutilizzabile - in pratica ciascuno utilizza il computer in modalità 'protetta', e non può fare danni permanenti neppure per sbaglio.
D'altro canto, ci sono casi in cui è necessario il controllo assoluto del sistema per compiere operazioni che non dovrebbero essere fatte da un utente normale: l'elenco è molto vario, ma tra le più comuni possiamo citare:
Ma, vi chiederete, per quale motivo dovreste usare questo sistema complicato e innaturale sul vostro personal computer, del quale siete sia utilizzatori che amministratori? Non potreste collegarvi sempre come root e dimenticare tutti questi problemi?![]()
Purtroppo, no. Fare tutto come root dà maggiori possibilità agli hacker quando siete collegati via internet di entrare nel vostro computer e compiere danni (questa è la situazione standard sotto Windows 95/98/Me e Macintosh), mentre invece in questo modo sarete (quasi) completamente al sicuro da voi stessi e dai temibili 'virus informatici'! Come si è detto, in certi casi è assolutamente necessario utilizzare i 'superpoteri' di root, ma sempre con molta attenzione.
A questo punto è il momento di collegarsi (ing. to log in, più brevemente login) dicendo al computer chi siete: per farlo, dovete fornire il vostro nome utente (ing. username) e la sua parola d'ordine (password). Tornate alla alla finestra di collegamento e scrivete con la tastiera:
Dalla finestra di collegamento è possibile stabilire anche quale tipo di sessione utilizzare per il collegamento. Una sessione è, in linea di massima, quale tipo di interfaccia grafica volete utilizzare. Al contrario di altri sistemi, in Linux avete una estrema varietà di interfacce grafiche da utilizzare, tutte con diverse caratteristiche e tutte più o meno intercambiabili. Le sessioni più comuni fornite dalle maggiori distribuzioni sono
Se avete scritto correttamente nome e parola d'ordine, vi troverete
di fronte, dopo qualche istante ad una schermata ricca di immagini
e colori. Si tratta della cosiddetta Scrivania (ing.
Desktop, vedi figura
).
Ma cosa sarebbe la Scrivania? Semplice a dirsi: il computer è un sistema complesso e i progettisti hanno così pensato di usare una metafora semplice ed intuitiva per permettere l'uso del calcolatore anche a quanti non avessero una laurea in informatica. Dato che il calcolatore era concepito come uno strumento di lavoro, la metafora scelta fu quella della scrivania di un ufficio: manipolando questi oggetti, con il mouse e la tastiera, potete inviare comandi raffinati al calcolatore con relativa semplicità. Esaminiamo ora in primo dettaglio gli elementi grafici cui ci troviamo di fronte: il puntatore, le icone, il pannello e le finestre.
Il puntatore (indicato da una freccia) è il modo principale con il
quale potete agire sui vari elementi della Scrivania: è un po' la
vostra 'mano virtuale'. Il puntatore si muove sullo schermo cercando
di imitare i vostri spostamenti con il mouse: se spostate a destra
il mouse, la freccia si sposterà a destra, se lo spostate verso l'alto,
la freccia lo seguirà, e via dicendo. Il puntatore, ha anche alcune
caratteristiche peculiari:
La superficie della scrivania è solitamente piena di piccole immagini
colorate: si tratta delleicone.Le icone (dal grecoikonos,
figura) hanno lo scopo principale di raffigurare programmi, documenti
o funzionalità varie presenti nel calcolatore mediante un simbolo.
Perciò un'icona può rappresentare un testo da leggere, un programma
da lanciare, il CD-Rom, l'attivazione del collegamento Internet e
altro ancora. Nella tabella
troverete alcune delle icone
principali utilizzate in KDE versione 2 e il relativo significato.
Ogni icona rappresenta un singolo oggetto, e può essere spostata liberamente sulla scrivania. Se non vi piace, potete cambiarla o modificarla (è anche possibile cambiare``in blocco'' le icone e i colori della scrivania, creando i cosiddettitemi del Desktop).
| Icona | Significato | Facendo click si... |
|
|
Cartella``casa``& Apre una finestra che visualizza il contenuto | |
|
|
Cartella | Apre una finestra che visualizza il contenuto |
|
|
Cestino | Visualizza i documenti da eliminare |
|
|
CD-Rom | Controlla il CD-Rom e si visualizza il contenuto |
|
|
Programma: Netscape | Lancia il programma per la navigazione |
|
|
Disco Rigido | Apre una finestra che visualizza il contenuto |
|
|
Testo | Lancia il programma per la modifica |
Tra tutte le icone, un tipo è di particolare interesse: leCartelle che rappresentano un modo per organizzare i dati di uno stesso tipo, esattamente come avviene per i raccoglitori usati negli uffici. Una di esse è quella che utilizzerete per memorizzare i vostri documenti personali. E' un po' come la``casa virtuale'', dei vostri documenti e la chiameremo Cartella base (ing.Home directory) e sarà identificata con una icona forma di casetta..
Nella parte in basso dello schermo trovate ilpannello (detto anchekicker otaskbar). Grazie ad esso potete accedere rapidamente alle principali funzioni del calcolatore come
Una finestra non è altro che una sezione dello schermo che contiene immagini, dati, icone o altro ancora. Anche se l'aspetto di una finestra è particolarmente vario, a seconda della sessione e della distribuzione utilizzata, vi sono alcuni elementi comuni che è facile individuare.
Per vederlo, fate Click con il mouse sull'icona Cartella``casa'':
apparirà una finestra simile alla figura
, nella quale
potremo identificare alcuni elementi fondamentali:
Impazienti? Bene, allora vediamo di passare un po' alla pratica, e questo vuol dire lanciare qualche programma. Per imparare vedremo di lanciare un programma in bentremodi diversi.
Nel caso sappiate come si chiama il programma, vi è sufficiente premere
la combinazione di tasti
-
.
![]() |
| Apparirà una mini-finestra di comando, al cui interno potrete scrivere il nome del programma che volete lanciare (Es: Il nome reale di Campo Minato è kmines). |
È il metodo più veloce, a patto di sapere con esattezza il nome del programma che vogliamo lanciare.
Alcune icone sulla Scrivania rappresentano programmi. Facendo click
il programma verrà lanciato (Es: fate click sull'icona di Konqueror,
cioè il mappamondo con la scritta WWW). Vi ricordiamo che è
sufficiente un singolo click (
)
La parte di esplorazione è finalmente terminata. Come prima sessione di lavoro, scriveremo un testo utilizzando kedit, un semplice programma di redazione testi, o Text Editor7. Lo trovate in ``Menù principale | Ufficio | Editor | kedit''.
Dopo pochi istanti apparirà una finestra simile a quella che segue. A questo punto scrivete un breve testo, come ad esempio, ``Trentatré trentini, tutti e 33 di Trento.''
![]() |
| Poi, selezionate il testo tenendo premuto il tasto delle maiuscole
e usando i tasti freccia per tornare indietro (oppure, spostate il
mouse sul testo tenendo premuto il tasto sinistro): la zona selezionata
risulterà in negativo. A questo punto premete |
Potete ottenere lo stesso risultato utilizzando il menu a comparsa
Modifica, alle voci, guarda caso, Copia e Incolla.
![]() |
| Fate qualche altro esperimento, poi, quando vi ritenete soddisfatti
con il vostro testo, premete |
Scrivete ora il nome con il quale intendete memorizzare il vostro
primo prodotto informatico della casella ``Indirizzo:'' (per esempio:
primotesto.txt) e premete [Invio]. Il computer memorizzerà
il testo sul disco rigido e potrete recuperarlo in seguito, quando
vorrete. A questo punto, uscite dal programma premendo
-
,
oppure facendo click, con il mouse, sul quadrato in alto a sinistra
della finestra indicato da una ``x''.
Quando avete finito di lavorare con kedit, avrete la necessità di uscire dall'applicazione e di chiuderla. Per uscire da un programma, ci sono due possibilità:
1. fare click con il pulsante sinistro del mouse su questa icona che si trova, solitamente, in alto a sinistra dello schermo a forma di 'x'.
2. fare click con il pulsante sinistro del mouse su ``File | Chiudi''.
Se avete dati che possono andare persi, il programma vi chiederà, diligentemente, se avete intenzione di salvare il vostro lavoro prima di chiudere.
Quando avete finito di lavorare con il calcolatore. è buona norma scollegarsi (logout). In questo modo lascerete il calcolatore in buono stato, salverete tutti i dati in sospeso e, quando vi ricollegherete, troverete tutto esattamente come l'avete lasciato.
La procedura si scollegamento dipende dalla sessione utilizzata, sebbene
siano tutte molto simili. Nel nostro caso, dovrete fare click sul
menù principale (quello con la K, solitamente in basso a sinistra),
e selezionare la voce ``Termina la sessione...'', oppure fare
click sull'icona
del pannello. Lo schermo si oscurerà parzialmente e avrete la possibilità
di tornare sui vostri passi (se fate click sul pulsante ``Annulla''),
ma voi conferemerete facendo click sul pulsante ``Termina la sessione''.
A questo punto, dopo qualche istante, vi troverete di nuovo di fronte
alla finestra iniziale di collegamento.
A questo punto potete davvero ritenervi proprio soddisfatti e, dopo questa dura giornata di lavoro al computer, è giunto il momento di andare a dormire! Basta girare l'interruttore e..
I computer non si spengono mai togliendo la corrente o pigiando l'interruttore. Fare così potrebbe compromettere l'integrità dei dati del sistema, e potreste persino causare danni ai dischi rigidi. Per spegnere il computer in maniera corretta, agite così:
In questo capitolo ci proponiamo di farvi capire come potete comunicare con il calcolatore utilizzando gli strumenti che ci mette a disposizione: il mouse, la tastiera, i file, le finestre e i menù. Con un po' di pratica, sarà semplice far fare al calcolatore quello che vogliamo.
Un computer con Linux installato, con interfaccia grafica (KDE o Gnome) funzionante. Sapere accenderlo, collegarsi e scollegarsi (come mostrato nel capitolo precedente) come utente normale.
Il problema principale quando si lavora con il calcolatore è quello di far capire alla macchina quello che si vuol fare, nonché e capire quello che la macchina ci vuole comunicare. Per ancora molto tempo i calcolatori che capiscono il linguaggio umano e parlano con cognizione di causa resteranno limitati a film di fantascienza e dovremo utilizzare strumenti un po' più goffi: tastiere, mouse, penne ottiche.... Questi strumenti sono la nostra mano, la nostra voce per dare ordini al computer, mentre lo scherno, la stampante e gli altroparlanti ci permettono di osservare il risultato dei nostri ordini.
Ribadiamo il concetto: tutto quello che avviene quando interagiamo con un programma è il risultato di una nostra azione: l'apertura di una cartella, ad esempio, è il risultato del nostro doppio click su una determinata icona di cartella; il segnale viene interpretato dal sistema, il quale avvia un programma che mostra, all'interno di una finestra, il contenuto della cartella. Non c'è da stupirsi quindi se il nostro computer incomincia ad aprire una marea di finestre quando noi clicchiamo a caso!
Nei corsi base di informatica si tende un po' a sorvolare sull'uso del mouse, pensando forse che sia 'molto intuitivo'. In realtà, il mouse è uno strumento potente e versatile, ma per nulla intuitivo. Inoltre, sotto Linux l'uso del mouse è a volte un po' diverso rispetto ad altri sistemi, per cui abbiamo pensato di fornire anche queste indicazioni base.
Un mouse, più formalmente dispositivo puntatore, è un piccolo e semplice strumento che ci permette di interagire in modo grafico con il calcolatore. Il mouse solitamente ha due pulsanti, ma esistono mouse ad un solo tasto e mouse a tre tasti. Per prima cosa, cominciate a muovere il mouse: vedrete una piccola freccia (il puntatore) che si muove seguendo i movimenti della mano. S'intende che non è tutto, anzi: con il mouse è possibile effettuare diverse azioni, come, ad esempio:
Se possedete un mouse a due tasti (i più diffusi), come potrete mai premere il pulsante che non avete?? Calma: se l'interfaccia grafica è configurata bene, è sufficiente premere contemporaneamente i tasti destro e sinistro per simulare la pressione sul tasto centrale! Se la cosa non funziona, occorre riconfigurare l'interfaccia grafica, cosa che esula dagli obiettivi del presente testo.
Può sembrare assurdo, ma all'alba del terzo millennio la tastiera è ancora il modo principale per comunicare con il calcolatore e con tutta probabilità lo resterà per molto tempo ancora (almeno, sinché i programmi di riconoscimento vocale non diverranno affidabili). Anche i progressi tecnologici sono stati minimi, e una tastiera odierna non è troppo diversa da quelle dei primi, enormi, calcolatori degli anni '60; ultimamente stanno prendendo piede le tastiere USB, ma la stragrande maggioranza dei computer usa ancora le tastiere di tipo tradizionale.
Le tastiere odierne hanno almeno 101 tasti, ma esistono moltissime versioni di tastiera a seconda del produttore del computer, del sistema operativo preferibilmente utilizzato e della lingua. Quella utilizzata più di frequente si chiama tastiera QWERTY, dal nome della prima sequenza di lettere che troviamo in alto a sinistra. Possamo dividere la tastiera in diverse sezioni, ciascuno con compiti specifici
Non fatevi trarre in inganno, alcuni caratteri sono speciali e non corrispondono a simboli ma ad azioni. La barra spaziatrice, per esempio, introduce un carattere vuoto che serve a spaziare i simboli, ma che è pur sempre un carattere. Anche le azioni di cancellazione fanno parte di questa famiglia di caratteri, come pure la fine pagina e altro ancora.
Volete scriverle in maiuscolo le lettere? Nessun problema. Potrete scegliere due vie completamente equivalenti:
I numeri sono presenti in due zone: nella prima fila di tasti in altro
della zona principale o nel tastierino numerico, a destra, molto comodo
se si devono inserire molti numeri e operazioni. Per utilizzare il
tastierino occorre che la lucina sopra al tastierino indicata come
``Num Lock'' o ``Blocco Numeri'' sia accesa. Se non lo fosse
premete il tasto sul tastierino numerico numerico
.
Per inserire spazi tra le parole (ovvero dividerle) vi basterà usare la barra spaziatrice (il tasto più grande sulla tastiera). Tanti spazi equivalgono ad altrettante pressioni ripetute della barra spaziatrice.
Per non avere tastiere troppo complicate alcuni tasti assumono due o più significati diversi. Il caso più eclatante è quello dei numeri: la fila di tasti più in alto ha le seguenti associazioni:
| Numero | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 0 |
| Simbolo associato | ! | ``& £ | $ | % | #11412#> | / | ( | ) | = |
Per passare dal numero al relativo simbolo è necessario tenere premuto
il tasto
e poi premere il tasto corrispondente. Provate
per credere!
Questo meccanismo si applica anche a quei tasti che hanno due lettere
diverse al loro interno. La lettera scritta in basso
rappresenta quella che si ottiene senza dover premere nessun
altro testo, quella piùin alto si realizza premendo il tasto
,come
spiegato poc'anzi.E' il caso delle vocali accentate e di altri
simboli (come l'elevazione a potenza o il simbolo di moltiplicazione)
.
Esempio: la`` è'' e la`` é`` appartengono
allo stesso tasto ma la seconda si ottiene premendo semplicemente
il tasto
e poi premendo
.
Ecco una piccola tabella che mostra quali lettere sono soggette a
questo comportamento e come queste si modifichino tenendo premuto
il tasto
:
| Semplice pressione del tasto | \ | ' | à | è | ì | ò | ù | + | - | , | . | < |
| Pressione abbinando il tasto |
| | ? | ° | é | ç | § | * | _ | ; | : | > |
Alcuni tasti contengono, inoltre, una terza lettera o simbolo che
si può realizzare combinando il tasto associato, anziché con
con il tasto
.
E' il caso della @ o ``chiocciolina'' (ing: ''at''
che significa ``presso'') che serve a comporre gli indirizzi email,
delle parentesi quadre, del tasto ``cancelletto'' #. Nella
realtà dei fatti anche premendo le dell'alfabeto in combinazione con
questo tasto si vengono a generare dei simboli ``speciali'' ma
lasciamo al lettore il compito di scoprirli da sé, combinando tra
loro i tasti
,
o
.
Per andare a capo è necessario inserire un ``carattere di interruzione'' , un carattere speciale pensato a questo scopo. Se volessimo vedere il ``dietro le quinte'' dei nostri file di testo vedremmo una cosa del tipo:
``Ciao a tutti, oggi è una bella giornata.[\vai a capo\] Arriva la primavera.''
che corrisponderebbe a :
``Ciao a tutti, oggi è una bella giornata.
Arriva la primavera.''
Per fare tutto ciò basta utilizzare il tasto
Una cosa che molto spesso non viene colto immediatamente dall'utente è la possibilità di usare le frecce direzionali per spostarsi nel testo. Capita, anzi, che quando si sbaglia una lettera si cancelli tutto quello che viene dopo per effettuare la correzione, causando una grossa perdita di tempo.
Per evitare che questo accada possiamo usare appunto le frecce direzionali. Sciacciando su di esse una volta potremo spostarci alla riga superiore/inferiore o al carattere a sinistra/destra di quello dove ci troviamo.
Dove ci troviamo però nel testo? La posizione nel testo è rappresentata da una barretta lampeggiante detta cursore molto simile al simbolo `` |'' . Con le frecce possiamo spostare il cursore di lettera in lettera. Inoltre, quando la spia ``Blocco Num'' è spenta, anche il tastierino numerico può essere utilizzato per spostare il cursore della scrittura nella direzione della freccia presente nel tasto.
Possiamo, però, spostarci anche di parola in parola premendo
assieme i tasti
-
/
verso sinistra o destra, rispettivamente.
Possamo fare a meno del mouse anche per selezionare un testo: basta
premere assieme i tasti
-
/
e il cursore creerà una selezione di lettera per lettera spostandosi
di lettera in lettera, con
-
-
/
di parola in parola e con
-
/
di riga in riga.
Una volta, se avevate una tastiera diversa da una tastiera americana eravate davvero nei guai! Fortunatamente oggi tutte le distribuzioni Linux hanno la corretta mappatura della tastiera. Ciononostante, la vostra tastiera non vi permette sempre di scrivere tutto quello che volete: alcuni caratteri risultano ben nascosti e per trovarli occorrono alcuni semplici trucchi:
La lista è ben lungi dall'essere completa e non abbiamo certo la possibilità di trattare tutti i casi possibili! Nel caso abbiato esigenze particolari (come scrivere in francese o mettere il simbolo ©) L'unico sistema consiste nel fare degli esperimenti, premendo un po' di tasti modificatori o usare il programma kcharsel oppure gcharmap.
Il funzionamento di questi programmi è piuttosto simile: si cerca nella tabella il carattere da utilizzare, si fa click e il carattere sarà inserito nel programm che utilizziamo (gcharmap) o visualizzato nel campo in basso (kcharsel) per essere copiato altrove.
File, file, file. Chi non ha mai sentito questo termine, pronunciato spesso a sproposito? E di che si tratta?
Sappiamo già che il nostro calcolatore è un elaboratore di dati e di informazioni: testi, immagini, suoni e quant'altro. Tutti questi dati non sono però sparsi a casaccio sul calcolatore, ma sono organizzati in modo organico: un gruppo di dati può rappresentare un testo scritto, un altro un'immagine, un altro ancora un programma. Un file (si pronuncia fail, e in inglese significa ``archivio'' o ``dossier'') è il termine con cui si identifica un aggregato di informazioni coerenti. In definitiva i file sono la cosa più interessante che l'informatica ci permette di realizzare: sono i testi delle nostre composizioni, le immagini, l'elenco della collezione delle videocassette ecc.
Ogni file è dotato di una serie di caratteristiche che lo rendono unico e diverso dagli altri: queste caratteristiche sono chiamate proprietà e sono formate principalmente dal nome del file, dal percorso e dai privilegi.
In linea di massima su un singolo calcolatore utilizziamo tantissimi file. Tantissimi vuol dire veramente tanti, tipo 65300. Senza un po' di ordine, non avrete nessuna idea su come sono finiti i dati che vi interessavano . Pensate di avere un sacco di documenti (cartacei) molto importanti che volete tenere sempre sottomano ed in ordine, magari vitali per la vostra azienda o per i vostri clienti. Dove li terreste? La risposta più semplice è: nei raccoglitori!
Bravi! Ci serve quindi un equivalente informatico dei raccoglitori
e questa è la cartella (ing. directory).
Avere più cartelle significa suddividere le nostre informazioni in
maniera ordinata e coerente piuttosto che cacciarle a casaccio dove
capita. Naturalmente ogni raccoglitore può racchiudere altri raccoglitori
(nella realtà questo dipende dalle dimensioni del raccoglitore che
racchiude gli altri raccoglitori e nel computer la dimensione non
è - in linea di massima - un problema). Come sappiamo, i file e le
cartelle sono rappresentate nel calcolatore mediante le icone
(
![]()
).
Come identificare il nostro file tra tutti quelli presenti sul disco fisso (spesso diverse migliaia)? Per farlo, sarà sufficiente ``battezzare'' il file con un nome scelto da noi. Il tipico nome è formato da due parti, come in nome.estensione dove:
Il percorso serve a stabilire dove si trova il file sul vostro calcolatore e viene normalmente messo davanti al nome del file e consiste in una serie di nomi separati da barre10. Per esempio, la dicitura ``/home/piffy/pippo.txt'' indica che il file pippo.txt si trova in una cartella chiamata ``piffy''. Quando fate click sull'icona con la vostra casa vedrete visualizzati i file presenti nella vostra cartella base (home directory), che ha il percorso /home/(vostro nome utente). Questa cartella è pensata per contenere tutti i vostri documenti personali, le vostre impostazioni ed eventuali cartelle e si indica con il simbolo ``''. Però non è detto che tutti i files di cui avete bisogno si trovino lì: in fondo, se avete una capacità di memorizzazione di 9.000 miliardi di caratteri (pari a circa 12 enciclopedie), ci sarà qualcosa di interessante sul vostro disco. Come è possibile trovarlo?
Fortunatamente, i files non sono disposti a caso, ma, al contrario,
seguono una struttura piuttosto rigida e pianificata che ricorda quella
di un albero rovesciato, come mostrato in figura
. Ecco
il significato di alcune directory principali.
I privilegi stabiliscono quale utente è il proprietario del file e quali permessi possiede sul file. I permessi sono di tre tipi:
E' molto semplice modificare le proprietà di un file. Una volta identificato
il file mediante la sua icona, è sufficiente fare un click con il
pulsante destro e scegliere la voce ``Proprietà'' sul menù che
apparirà. Apparirà una finestra simile a quella mostrata in figura
(se utilizzate Gnome anzichè KDE, apparirà in modo
leggermente diverso). In primo luogo potrete controllare quando il
file è stato creato e modificato e potrete cambiarne il nome. Facendo
click sul tasto ``Permessi'' potrete invece esaminare e modificare
i permessi e cambiare il gruppo. Se siete collegati come root
potrete vedere e modificare qualsiasi file, indipendentemente
dai permessi e potete operare ogni tipo di modifiche, incluso cambiare
il proprietario di un file.
Le finestre sono lo strumento principale per dialogare con il sistema operativo. Anche se l'aspetto grafico può variare anche considerevolmente tra le varie interfacce grafiche, il funzionamento base è tale da formare un vero e proprio standard per tutti i casi principali; questo ci rende la vita più semplice, perché ci permette di uscire ``bene'' da qualunque situazione difficile, anche se non conosciamo bene lo specifico programma che utilizziamo.
Le finestre possono avere aspetti vari e disparati, come evidenziato
dalla figura
: infatti la gestione delle finestre,
sotto Linux, non è integrato nella gestione generale dell'interfaccia
ma affidato a un programma chiamato gestore delle finestre
(ing. window manager). Tale programma può essere può essere
molto semplice o estremamente raffinato (e occupare un saccco di memoria).
Al di là di queste considerazione, tutti i gestori di finestre permettono di compiere alcune operazioni base ovvero: spostare la finestra da un punto all'altro della Scrivania, cambiarne le dimensioni, ``iconificarla'' cioè ridurla a una piccola immagine senza chiuderla, ``massimizzarla'' ovvero portarla alle sue dimensioni massime e, infine, chiuderla. Affronteremo le modalità di gestione della finestra nei capitoli successivi.
Ogni finestra ci dà la possibilità di interagire con il programma desiderato tramite una serie di menù. Come per il loro equivalente al ristorante, i menù non sono altro che una raccolta di comandi, raggruppati per categorie, che potete inviare a un programma (e in certi casi a un oggetto, come un'icona).
Alcuni menù sono pittosto standard, disponibili cioè in tutti i programmi, mentre altri dipendono dal programma utilizzato. Per fare un esempio un programma di videoscrittura (come AbiWord o il Writer di OpenOffice) danno la possibilità di effettuare diverse modifiche sul testo permettendo di modificare colori, caratteri, inserire e togliere immagini ecc, mentre questi comandi hanno poco senso in un programma che permette di ascoltare musica.
I menù più diffusi sono i menù a tendina : sono tutti quei
menù disponibili dalla barra dei comandi di una finestra. A questi
si può accedere semplicemente cliccando col tasto sinistro del mouse
su una delle voci che appaiono nella barra; in certi casi su possono
attivare le voci del menù anche senza l'aiuto del mouse, utilizzando
le scorciatoie (ing. shortcuts)
La sottolineatura indica che i menù possono essere controllati non
solo dal mouse ma anche dalla tastiera, premendo
assieme
alla lettera sottolineata. Una volta apparso il menù potete anche
utilizzare i tasti freccia, in pratica ``navigando'' sui menù.
Un altro tipo di menu sono i menù a comparsa: essi appaiono facendo click con il tasto destro del mouse (ad esempio sulla Scrivania, su un'icona o su un qualunque punto della finestra che ci troviamo davanti).
Semplice: nel caso di malfunzionamento del mouse, totale assenza di questo o per velocizzarsi (andando avanti noterete che il mouse è irrimediabilmente lento e fastidioso da usare, soprattutto quando si sporca) sarete in grado di ``pilotare'' lo stesso il vostro calcolatore.
E' ovviamente impossibile elencare tutte le possibili voci di tutti i possibili programmi: quello che troverete qui è un piccolo esempio di quello che potrete trovare in tutti i programmi più diffusi.
È il menù che ci permetterà di effettuare operazioni sia su file che sui loro contenuti, tra i quali:
È il menù dal quale si può ricorrere all'''Aiuto in Linea'' del programma. Alcune delle voci più comuni sono:
Complimenti! Se siete arrivati davvero in fondo a questa sezione siete già dei veri esperti. Per la verità, non è per nulla necessario memorizzare completamente questo capitolo: la cosa importante è avere un'idea di cosa si può fare e, soprattutto, come lo si può fare. Se non vi ricordate esattamente come si fa ad arrotolare una finestra, potete rileggere questo capitolo o, più direttamente, procedere per tentativi (click? doppio click? e dove, sulla barra?).
A questo punto non vi resta che imparare tutti i segreti del calcolatore, utilizzando l'interfaccia KDE o Gnome.
In questo capitolo imparerete ad utilizzare in modo elementare KDE, la più diffusa interfaccia grafica per Linux. In particolare imparerete come copiare, trasferire file tra le diverse parti del calcolatore, lanciare programmi e personalizzare l'aspetto e il funzionamento del calcolatore.
Ovviamente, vi serve un computer con Linux sul quale sia stato installato (e funzioni) KDE. Si tratta di un programma piuttosto esigente dal punto di vista della memoria, per cui è opportuno che il vostro calcolatore abbia almeno 128MB per avere prestazioni soddisfacenti. Se siete così equipaggiati, non vi resta che collegarvi con il vostro nome e parola d'ordine e lanciare una sessione KDE. Inoltre, si presume che il sistema utilizzi automount o supermount, un programmino che permette di inserire ed estrarre dischetti e CD-Rom ``al volo'', senza ulteriori formalità.
La versione attuale di KDE è la versione 3, apparsa attorno a marzo 2002. Pur apportando alcune modifiche alle funzionalità rimane sostanzialmente simile alla versione 2, molto diffusa. Per questo motivo faremo riferimento soprattutto a questa versione meno recente.
Se state utilizzndo una distribuzione vecchiotta, potreste utilizzare KDE versione 1. Sebbene la grafica sia talvolta diversa e le potenzialità un po' inferiori ha richieste di memoria di gran lunga inferiori: potrete utilizzarlo senza problemi anche con 64MB di RAM o meno!
Quando Linux iniziò a uscire dall'ambiente dei programmatori che lo avevano creato, fu facile notare che il sistema non disponeva di una modalità di interfaccia utente che fosse intuitiva e facile da usare.
![]() |
|
|
I progettisti di KDE non scrissero tutto da zero ma si appoggiarono alle librerie grafiche della Troll Tech [http://www.troll.no], una piccola ditta norvegese. Così facendo si attirarono le ire dei ``puristi'' dell'Open Source, anche se questa situazione sembra oramai superata. KDE è un sistema maturo, dotato di un gran numero di applicazioni. In definitiva, quindi, KDE è un Interfaccia Grafica Utente (ing. Graphical User Interface o GUI) che, unita ad altri programmi, vi permette di utilizzare in modo semplice il calcolatore.
Il sistema offre la gestione di tutte le funzioni elementari per utilizzare il calcolatore: finestre, lancio programmi e loro interazione, gestione file, configurazione centralizzata e traduzione automatica dell'applicazione nelle lingue locali (la gestione di mouse e tastiera è affidata al sistema X-windows, esterna a KDE)
Ah, il ``K'' in KDE non vuole dire assolutamente nulla... è stato scelto dai progettisti per gioco. Forse...
Si tratta di una ``guerra santa'' sempre presente tra i sostenitori di Linux, spesso ancora più accesa di quella che contrappone le varie distribuzioni. Le tesi a favore dell'uno o dell'altro sistema Desktop sono in gran parte opinabili (maggiore facilità d'uso, programmazione, flessibilità, robustezza). Alla prova dei fatti, la scelta dipende soprattutto dal gusto e dall'esperienza personale: il consiglio è quello di provarli entrambi e quindi scegliere il sistema che vi piace di più. Alcuni punti che si possono sostenere a favore di KDE sono i seguenti:
A questo punto, ora che sapete tutto (o quasi), torniamo a parlare del KDE e degli oggetti che vedrete quando vi collegate la prima volta. A meno di versioni particolari, troverete
Il pannello è un po' il cuore dell'interfaccia, nata per facilitare il lavoro dell'utente. Su di esso trovate, solitamente:
La maggior parte dello schermo è rappresentato dalla Scrivania (o Desktop), uno spazio a vostra disposizione dove potete disporre le cose che utilizzate più spesso. Facendo click su di esso otterrete diversi effetti a seconda che si tratti di un programma, una cartella, un documento o un collegamento, secondo le modalità che abbiamo già visto.
In aggiunta, esistono alcuni oggetti predefiniti:
Le finestre sono lo strumento principale per dialogare con il sistema operativo, un'area che contiene tutte le informazioni importanti che ci possono permettere di lavorare in maniera consapevole con i nostri programmi. Anche se l'aspetto grafico può variare anche considerevolmente tra le varie interfacce grafiche, il funzionamento base è tale da formare un vero e proprio standard per tutti i casi principali; questo ci rende la vita più semplice, perché ci permette di uscire ``bene'' da qualunque situazione difficile, anche se non conosciamo bene lo specifico programma che utilizziamo.
Non è così semplice rispondere, poiché la gestione delle finestre di KDE può apparire in modi molto diversi; è anche un po' difficile distinguere se un oggetto fa parte della finestra o del contenuto della finestra.
![]() |
| Per chiarire meglio, fate click sull'icona cartella base presente sul pannello. Di lì a poco apparirà una finestra. Per ora ci concentreremo solo sugli aspetti della finestra vera e propria: come potete vedere, nella figura a lato sono state eliminate tutte le parti che non sono parte della finestra vera e propria. Gli elementi che possiamo identificare sono quindi: la barra del titolo [in alto] con i pulsanti di sistema [uno in alto a sinistra, tre in alto a destra], e i bordi [attorno ad essa] |
È la barra in alto, generalmente di un colore diverso dal resto, al cui interno trovate il nome del programma avviato o il nome della cartella o del file aperto. Nel nostro caso, il titolo è ``file:/tmp - Konqueror'', cioè rispettivamente il percorso di memorizzazione alla cartella che stiamo osservando e il nome del programma che utilizza la finestra.
Il nome della finestra, anche se molto lungo, risulta utile quando abbiamo molte finestre aperte, magari sovrapposte, e dobbiamo individuare quella che ci interessa. Inoltre, ha le stesse funzioni della maniglia di una valigia: serve per spostarla, aprirla e chiuderla. In certi casi, se modifichiamo il contenuto di una finestra, appare nella barra del titolo la nota ``(Modificato)'' per ricordarcelo.
Alla sinistra del titolo troviamo il un pulsante con il simbolo del programma che controlla la finestra che attiva tutte le opzioni sulla finestra e il pulsante ``puntina'', mentre sulla destra troviamo un gruppo di pulsanti (i ``pulsanti di sistema'') che permettono di compiere le operazioni più comuni sulla finestra, ovverosia Minimizza, Massimizza e Chiudi. Di tutto questo parleremo tra poco.
I bordi delle finestre sonomolto utili per ridimensionare le finestre per adattarle alle vostre esigenze. Per poterlo fare è necessario il mouse; avvicinando la punta del cursore ai bordi delle finestre il puntatore-freccia diverrà un angolo-freccia. Quando questo accade basta trascinare il bordo nella direzione desiderata per allargare o restringere la finestra. Raggiunta la dimensione voluta basterà rilasciare il pulsante del mouse.
Molto spesso capita che gli elementi all'interno di una finestra non siano visualizzati completamente (per esempio, state leggendo un testo molto lungo, oppure state visualizzando un'immagine più grossa dello schermo o più semplicemente della finestra che state usando). Niente paura, è possibile visualizzare il resto del contenuto tramite le barre di scorrimento o barre laterali, che possono trovarsi sul lato destro o inferiore delle finestre, o su entrambi. Facendo click col tasto sinistro sulle frecce poste sulla barra inferiore o laterale è possibile spostarsi a destra/a sinistra o, rispettivamente, in alto/in basso, a seconda del verso della freccia. Tenendo premuta una delle freccine si potrà scorrere il contenuto avendo uno spostamento abbastanza veloce. Se però così non fosse (perché ci sono molte pagine o perché c'è un uso intensivo di immagini) si possono effettuare movimenti rapidi agendo su due altri elementi delle barre laterali:
Come si è detto, è possibile - e accade molto spesso - che vi siano parecchie finestre presenti sul vostro schermo. Ma in ogni dato istante, ce n'è una ``privilegiata'': è quella che è solitamente in primo piano, davanti a tutte le altre. E' la finestra che è attivata per ricevere i vostri messaggi (dalla tastiera, per esempio) e indica il programma con il quale intendete lavorare in questo momento. La finestra in questione ha la barra del titolo con i colori più vivi, e si dice che è la finestra con il focus (o finestra in foreground).
Le finestre sono strumenti potenti e flessibili, ma che occorre saper utilizzare bene altrimenti si rischi di perdersi in uno schermo troppo pieno. È possibile effettuare molte operazioni sulla finestra, anche se dovrete fare qualche esperimento su come attivarle, ma vedrete che queste azioni vi diverranno presto familiari.
Le operazioni più diffuse e utili sono:
Konqueror è il principale sistema di gestione file messo a disposizione da KDE . Si tratta di un programma flessibile e potente che permette, tra le altre cose, di:
Come si vede dalla figura
, una finestra
di Konqueror è caratterizzata da diverse parti: si tratta della barra
dei titoli [1] , la barra dei menù [2],
la barra degli strumenti [3], la barra
degli indirizzi[4], il pannello principale [5],
la barra laterale [6] , la riga di stato [7]
e le barre laterali [8].
Di questo abbiamo parlato diffusamente poco fa (
![]()
).
Alla sinistra del titolo (riquadro verde) troviamo due pulsanti interessanti:
Come abbiano già visto in in precedenza (
![]()
)
qui si trovano le voci del menù. Nel caso di Konqueror le voci sono:
Si tratta di una sezione che contenente i pulsanti con i quali è possibile compiere delle operazioni di grande utilità in maniera veloce (es. salvataggio di un file, copiatura di dati, l'apertura di una determinata risorsa ecc.). Spesso molti di questi comandi duplicano una voce del menù, ma sono di uso più immediato grazie alla rappresentazione visiva e al fatto di essere ``a portata di click''. Non sono, tuttavia, presenti in ogni programma. Nel caso di Konqueror permettono, da sinistra a destra, di:
Visualizza il percorso completo di ciò che state visualizzando. Facendo click sulla 'x' nera, a destra, ripulirete la riga dell'indirizzo per poter scrivere un indirizzo nuovo; facendo click, invece, sulla freccia verso il basso visualizzerete la ``storia'' dei vostri movimenti su questa finestra.
Questa sezione mostra una sintesi delle principali risorse del nostro sistema. L'aspetto esatto varia a seconda della distribuzione utilizzata, ma ci saranno sempre le icone relativa alla nostra cartella base, la directory radice (che mostra l'intero sistema), e la rete.
Per accedere ad una qualunque delle risorse basterà fare click sul segno ``+'': verranno mostrate le cartelle che questa contiene in una struttura ad albero. Per vedere i vari rami e sottorami basterà fare click sul simbolo "+" che appare a sinistra della risorsa. Se una cartella non ha il simbolo "+" vuol dire che non contiene cartelle al suo interno (al più può contenere files o addirittura nulla). Se desideriamo non vedere più il contenuto di una cartella basterà fare click sul segno ``+'' (che senza troppe sorprese tornerà ad essere un ``-``).
Facendo click col tasto destro vedremo apparire un menù a tendinagrazie al quale sarà possibile agire sulle risorse: visualizzare le proprietà, tagliare, copiare e incollare, ecc..
Come facciamo a vedere i file contenuti nelle cartelle allora? Al punto precedente abbiamo infatti detto che il contenuto non appare nel pannello di sinistra ma in quello di destra! In effetti il contenuto della cartella o file che vi interessano sono mostrate in questa sezione della finestra, che è anche -ovviamente- la più grande.
Ribadiamo questo concetto piuttosto importante che tornerà utile in
seguito: il vostro sistema operativo ha deciso di organizzare in modo
``logico'' le risorse tramite le cartelle, in modo da poter avere
più copie dello stesso file con lo stesso nome (
Capitolo
) e di mantenere "ordinato"
e più facile il lavoro dell'utente. Quindi la nostra Directory Radice
è una sorta di "schedario" che contiene tutte le
cartelle" e sarà identificato dal simbolo ``/''
Notate i files come sono rappresentati? Dalle famose icone (che vi dicono anche di che tipo di file si tratta), dal nome e dall'eventuale estensione... esattamente come avevamo detto in precedenza!
Visualizza alcune informazioni importanti. Se, per esempio, portate il puntatore del mouse su un' icona, su questa riga vedrete il nome completo e le sue dimensioni. Se lo posizionate in un punto vuoto della finestra vi dirà quanti file sono presenti nella cartella e la somma delle loro dimensioni.
Come abbiamo detto (
),
queste barre permettono di spostarci all'interno di una finestra,
quando il contenuto è troppo grande.
Bene! Adesso impareremo ad organizzare il nostro lavoro in maniera efficace imparando ad usare con destrezza quelle che sono le azioni basilari, nonché le più importanti a livello utente, che potete fare. Mi raccomando! Leggete attentamente quanto segue e provate e riprovate più volte quanto vi viene spiegato. Se necessario rileggete queste pagine perché capirle vi permetterà di muovervi agilmente sul vostro computer!
Per tutte le future operazioni useremo una serie di file `prova' che potremo anche distruggere alla fine. Le operazioni che svolgeremo potranno essere ripetute con quasi tutti gli altri file (il quasi riguarda i files protetti da operazioni illecite) e concettualmente sono equivalenti a qualunque altro sistema operativo che incontrerete. Per farlo:
Fate click con il tasto destro del mouse. Apparirà una finestra che vi permetterà di controllare diverse caratteristiche del file (nome, data di creazione e modifica, dimensione ). Qui potete modificare il nome del file e, se volete, potete assegnare un'icona personalizzata invece di quella generale (che dipende dall'estensione usata.
Facendo click in alto sulla tacca ``Permessi'' potrete modificare tutti i privilegi e, nel caso si una cartella, applicare le modifiche a tutti i files in essa contenuti.
Essenzialmente quello che volete, purché non sia il nome di un'altra cartella o file già presente. Inoltre tra i caratteri che usate questi fate attenzione che non vi siano i seguenti:``* ? ' , & = | / + : ; ,. Anche se è tecnicamente possibile utilizzarli, questi caratteri possono creare problemi di vario tipo. Per lo stesso motivo è bene non usare lo spazio: al suo posto usate il sottotratto ``_'' (ing. underscore).
Copiare un file significa significa clonarlo, ovvero crearne una copia identica in tutto e per tutto all'originale. La copia potremo trasferirla in altre cartelle o su altri supporti fisici (come ad esempio il dischetto). Copiare una cartella vuol dire fare la stessa operazione su tutto quanto c'è dentro di essa.
Esistono due modi del tutto equivalenti:
Un collegamento ci permette di riferirci ad un file o una cartella richiamandolo indirettamente da un' altra posizione. Fate attenzione: un collegamento NON è un file come abbiamo inteso finora ma permette di farci raggiungere un file, generalmente posizionato in qualche cartella piuttosto lunga da raggiungere, per esempio in /usr/share/doc/packages/apache/manual(l'esempio è reale) .Anche se il collegamento punta al file, il collegamento NON è grande come un file (anzi, la sua dimensione è di pochi byte).
Per creare un collegamento (ad esempio sulla Scrivania) si opera esattamente come per copiare un file, ma nel menù che apparirà scegliere la voce ``Collega qui''.
L'icona che apparirà avrà il nome scritto in corsivo. In più, se posizonate il cursore su di esso, nella finestra in basso vedrete visualizzato il percorso completo del file puntato dal collegamento. Naturalmente, potete modificare le proprietà del collegamento con le solite procedure. Questo tipo di collegamento viene trattato da tutto il sistema operativo come se fosse il file a cui punta, senza eccezioni.
Questo tipo di collegamento (già visto in
)
permette di scegliere un'icona personalizzata per il collegamento,
rendendolo esteticamente più gradevole e diretto. Importante:
questo secondo tipo di collegamento funziona soltanto all' interno
di KDE mentre quello precedente funziona sempre. Per farlo, seguite
la seguente procedura:
No, l'azione viene svolta solo sul collegamento e quindi quello che voi copiate/spostate/eliminate o spedite è SOLO il collegamento (che funziona solo sul vostro computer).
Se copiare un file o una cartella permette di averne una copia identica su qualunque dispositivo, lo spostamento fa sì che un file venga spostato dalla cartella di partenza a quella di destinazione (ovvero viene copiato in quella di destinazione e rimosso da quella di partenza)! L'operazione di spostamento è quindi un'operazione delicata: commettere imprudenze significa rischiare di perdere il file ed il suo contenuto!!!
Si ripetono le operazioni spiegate in ``copiare un file o una cartella'', ma nel menù che appare si sceglie ``Sposta qui''. Tutto qui. Il file sarà ``scomparso'' dalla cartella dalla quale lo avete preso e ``riapparso'' in quella di destinazione. Alternativamente potete usare il copia e incolla: prima selezionate i file che vi interessa(no), poi fate click con il tasto destro, selezionate ``Taglia'', poi vi spostate nella finestra di destinazione, fate nuovamente click con il tasto destro su uno spazio vuoto, e selezionate ``Incolla''.
Esistono tre modi per eliminare un file o una cartella:
Anche se è possibile lanciare prima il programma e poi aprire il file desiderato, è molto più comodo farlo fare al computer. In linea di massima basta un singolo click per lanciare il programma associato e fargli aprire il file. In certi casi è possibile aprire un file con più programmi: per operare la scelta, fate un click con il tasto destro, scegliete ``Apri..''. Se vi sono più programmi già registrati per quel tipo di file, potrete scegliere direttamente il programma da lanciare da menu. Altrimenti, scegliendo ``Altro...'' potrete scrivere direttamente in nome del programma da lanciare.
Potete inoltre operare anche il cosiddetto ``Drag & Drop'': trascinando l'icona di un file (di tipo compatibile) su una finestra di un programma aperto, il file così ``lanciato'' verrà aperto e visualizzato.
L'ultima funzionalità importante è quella della ricerca
dei file. Per farlo è sufficiente accedere alla voce ``Menu Principale
| Trova File'' : apparirà una finestra di ricerca (vedi Fig.
),
nella quale inserirete i dati che conoscete sul file che state cercando
ovvero il nome (se il nome è parziale vanno utilizzati i caratteri
'jolly': per cercare un file che inizi con p occorre scrivere p*)
e il punto di partenza della ricerca (solitamente la Cartella base).
E' possibile dare parametri di ricerca più raffinati (testo contenuto,
intervallo di date ammesse, ecc.).
Per sapere quanta parte del disco è occupata e quanta e libera, è sufficiente
Gran parte delle operazioni sono state trattate nel capitolo ``strumenti''. In questa sezione descriveremo più in dettaglio le operazioni specifiche di KDE.
Non tutti i dati che ci interessano sono presenti sul nostro computer: potrebbero essere su un dischetto, su un CD-Rom o su Internet. E' però possibile recuperarli con una certa facilità. Come forse saprete, i floppy disk o dischetti sono delle piccole unità che possono memorizzare un numero limitato di dati (solitamente 1,4 Megabyte). I dischetti sono però molto utilizzati perchè sono economici e trasportabili permettendo quindi un facile scambio di informazioni. I CD-Rom possono contenere un numero di dati largamente superiore rispetto ai floppy disk, ma da essi è solo possibile leggere i dati, non scrivere. Esistono moltissimi altri tipi di risorse esterne che non tratteremo in questa sede, quali i dischetti Zip, i CD-R. i Superdrive e altro ancora.
Ricordiamo che tutte le risorse che non fanno propriamente parte del nostro sistema si trovano nella cartella /mnt (da mount, punto di montaggio). In particolare, troveremo il floppy sotto /mnt/floppy e il Cd-Rom sotto /mnt/cdrom12.
Attenzione: Non estraete immediatamente il floppy se avete scritto qualcosa: il sistema operativo potrebbe non aver terminato queste operazioni. Il metodo più sicuro consiste nel fare click con il pulsante destro sull'icona
Se volete vedere il contenuto di un CD-Rom, inseritelo nel lettore e fate click sull'icona ``CD-Rom'' della Scrivania. Konqueror aprirà una finestra che mostrerà il contenuto del CD-Rom. Anche in questo caso potrete manipolare i files secondo le usuali modalità.
Se hai dei dati memorizzati su un floppy da 3,5 pollici, e vuoi vedere il contenuto del tuo floppy, fai un click sull'icona del Floppy sulla Scrivania; apparirà una finestra che mostrerà il contenuto del dischetto visualizzato sotto forma di file e di cartelle. E' quindi possibile copiare i files da e verso il dischetto secondo le usuali modalità.
Anzitutto, cosa significa formattare? La formattazione è la procedura con cui si ``prepara'' un disco (un dischetto o un disco fisso) a poter memorizzare i dati che verranno scritti in futuro.
Facciamo un'analogia: se volete scrivere qualcosa su un foglio bianco e di volerci scrivere sopra qualcosa non potete farlo se il vostro foglio è senza righe. Formattare un disco è come disegnare le righe sul vostro foglio bianco.
Quando bisogna formattare?
Quando si compra il disco fisso nuovo, oppure un nuovo pacchetto di
floppy, oppure si vogliono eliminare dei dati presenti su una unità.
Rifacendoci all'esempio di prima quando vogliamo cancellare le righe
sul foglio e riscriverle.
Cosa succede se formatto un floppy per errore?
Perdereste i dati al suo interno quindi documenti, programmi ecc.
ecc.
Eccovi l'elenco delle azioni che dovete svolgere per formattare un disco floppy:
Questo libro vi sarà di grande aiuto nell'orientarvi in un sistema così completo e potente come KDE, ma non può certamente essere in grado di risolvere tutti i vostri problemi. Fortunatamente, potete in ogni momento consultare la guida in linea di KDE che vi aiuterà a risolvere gran parte dei vostri problemi.
Avete diversi modi per accedere alla guida di KDE. Per esempio...
Se ciò ancora non dovesse bastare, potete usare la funzione di ricerca interna di KDE: scegliete la tacca chiamata ``Cerca'' e potrete scrivere nel campo ``Parole Chiave'' una o più parole che vi creano problemi.
In certi casi, potreste trovare programmi che non hanno alcuna forma di aiuto. Tenete presente che KDE viene sviluppato gratuitamente da tante persone sparse per il mondo, che molto probabilmente preferiscono scrivere programmi e togliere gli errori piuttosto che scrivere documenti per gli utenti. E come dar loro torto? Scrivere programmi grafici è un lavoro lungo ed estenuante, e tali programmi sono di per sé molto facili da usare.
Inoltre, gran parte della documentazione è disponibile solo in lingua inglese. In questo caso, dovrete armarvi di pazienza e decifrare le istruzioni nella lingua della globalizzazione. Sarebbe anche bello che contribuiste con la traduzione di questi documenti a favore di persone che non solo sanno usare poco il computer, ma conoscono poco anche le lingue straniere.
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Può succedere (e per la verità succede anche troppo spesso) che le finestre aperte sullo schermo occupino più spazio di quello che abbiamo a disposizione sulla nostra scrivania. Per risolvere questa situazione, oltre ad un tedioso lavoro manuale di continua``iconificazione-deiconificazione'', KDE ci mette a disposizione un nuovo strumento: lescrivanie virtuali.KDE può gestire diverse scrivanie virtuali (di base, quattro), ciascuna con le proprie finestre aperte, possibilmente accomunate per temi: per esempio una per le immagini, una per la navigazione internet e una per il lavoro di ufficio.
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Così facendo si attivano istantaneamente tutte le finestre di una particolare scrivania e si fanno scomparire quelle delle altre. Scoprirete che questa caratteristica è molto utile , e vi chiederete come avete potuto farne a meno.
In certi casi può essere utile fare in modo che una particolare finestra sia sempre presente, indipendentemente dalla scrivania virtuale attivata. In questo caso è sufficiente attivare il bottone a forma di puntina presente su ogni finestra. In questo modo``appiccicherete'' la finestra allo sfondo e la troverete sempre. Questa caratteristica viene chiamata``essere sempre in primo piano''.
E' molto semplice: attivate il menù di sistema facendo click con il tasto destro sulla barra del titolo. Troverete la voce``Al Desktop..'' e da lì potrete inviare la finestra a qualsiasi Desktop.
KDE è un ambiente molto flessibile, che può essere quindi facilmente adattato alle esigenze specifiche di chiunque. Lo strumento principale per farlo è il Centro di Controllo KDE, attivabile da ``K | Centro di Controllo KDE''. Apparirà una finestra a due pannelli: in quella di sinistra sono visualizzati moduli configurabili, in quella a destra le opzioni.
Non è il caso di vedere in dettaglio tutte le possibilità, che sono veramente tante: noi ci limiteremo ad alcuni casi particolari ma interessanti.
E' possibile configurare in un colpo solo l'aspetto del KDE, utilizzando i cosiddetti Temi della scrivania (Desktop Themes). Troverete alcuni temi di esempio sempre nel Centro di Controllo alla voce ``Aspetto | Gestione Temi'', ma troverete una collezione sterminata di temi sul sito internet Themes.org [http://kde.themes.org]. Buon scaricamento!
Se lasciate il computer inutilizzato per molto tempo (per esempio perché state andando a prendere un caffé) il monitor potrebbe danneggiarsi. Per questo motivo tutti i sistemi operativi prevedono l'uso di un programma che, in qualche modo, faccia in modo di variare le immagini che appaiono sullo schermo dopo un certo periodo di inattività. Spesso si tratta di immagini geometriche, oppure una sequenza di immagine predefinite, ma non mancano veri e propri programmi raffinati (tanto che esistono salvaschermi commerciali a tema, come per esempio su Disney, Star Trek e altro ancora)
Per la verità, la reale probabilità di causare danni al monitor è oggigiorno molto molto remota, poiché la qualità dei monitor è molto elevata, molti sono dotati di circuiti di autospegnimento
Fate click con il tasto destro sulla barra del menù e scegliete ``Configura''. Qui potrete modificare il comportamente delle finestre (per esempio potrete attivare le finestre con un doppio click anziché unico) e la decorazione delle finestre, ovvero la forma e il colore della barra e dei pulsanti
Konqueror è un programma estremamente flessibile ed è possibile modificarne l'aspetto e il comportamento anche se, per le prime volte, è meglio non fare troppe modifiche. In particolare
E adesso sapete veramente di tutto e di più su KDE. Non vi resta che fare un po' di esercizi e passare a fare le cose davvero interessanti con il computer... scrivere testi, diventare internauti, giocare, ascoltare musica...
In questo capitolo imparerete i rudimenti di Gnome, un ambiente di lavoro grafico alternativo al più noto KDE. In particolare imparerete come copiare, trasferire file tra le diverse parti del calcolatore, lanciare programmi e personalizzare l'aspetto e il funzionamento del calcolatore.
Un computer configurato per l'uso di interfaccia grafica con Gnome. Generalmente, tutte le maggiori distribuzioni di Linux ne sono fornite, anche se alcune non lo installano automaticamente. Dato che Gnome è in continua evoluzione, considereremo la versione 1.4 con Nautilus 1.0.x, presente nelle maggior parte delle distribuzioni più diffuse nel 2002. Gnome 2.0 è apparsa da pochissimo, ma ancora non ha trovato la strada nelle ultime distribuzioni e presumibilmente occorrerà un po' di tempo per eliminare le incompatibiltà. La maggior parte delle caratteristiche valide manterrà , comunque, la sua validità anche nel caso di versioni diverse di Gnome.
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Gnome (che si dovrebbe pronunciare ghnome) ha recentemente raggiunto un buon livello di maturità (versione 1.4), raggiungendo i livelli di KDE e superandolo in certi campi (per esempio l'usabilità).. Per informazioni: http://www.gnome.org e http://www.ximian.com. In definitiva Gnome è un Interfaccia Grafica Utente (ing. Graphical User Interface o GUI) realizzata da una collezione di programmi che permettono di utilizzare in modo semplice il calcolatore.
Il sistema offre una serie di programmi integrati fra loro che permettono la gestione di tutte le funzioni elementari per utilizzare il calcolatore: finestre (tramite Sawfish), lancio programmi e loro interazione (grazie a Panel), gestione file (con Nautilus), configurazione centralizzata e traduzione automatica dell'applicazione nelle lingue locali; la gestione di mouse e tastiera è affidata al sistema X-windows, esterna a Gnome.
Si tratta di una ``guerra santa'' sempre presente tra i sostenitori di Linux, spesso ancora più accesa di quella che contrappone le varie distribuzioni. Le tesi a favore dell'uno o dell'altro sistema sono in gran parte opinabili (maggiore facilità d'uso, programmazione, flessibilità, robustezza). Alla prova dei fatti, la scelta dipende soprattutto dal gusto e dall'esperienza personale: il consiglio è quello di provarli entrambi e quindi scegliere il sistema che vi piace di più. Alcuni punti che si possono sostentere a favore di Gnome sono i seguenti:
Anche se quasi tutte le distribuzioni supportano Gnome, chi più (Red Hat, Debian) chi meno (SuSE), esiste una versione di riferimento indipendente dalla distribuzione: si tratta di Ximian Gnome, la versione supportata dal suo ideatore. Ximian Gnome si installa via web, grazie a un installer grafico di facile utilizzo. Dato che si tratta di una ``sberla'' di 120 MB, è opportuno disporre di una linea internet ADSL oppure di una versione di Ximian Gnome su CD.
Ximian Gnome fornisce alcuni servizi aggiuntivi, il più significativo dei quali è il sistema di aggiornamento automatico detto Red Carpet, che vi permette di aggiornare il sistema via internet non appena una nuova versione del programma è resa disponibile.
Per prima cosa occorre collegarsi (o ``fare il login'').
Per fare questo, fate riferimento a quanto esposto nel capitolo
:
accendete il calcolatore, battete il vostro nome utente, quindi la
password, e prima di fare click, su OK assicuratevi di aver scelto
nel menu a discesa la sessione ``gnome''. A questo punto potete
premere OK e aspettate qualche istante.
Se tutto va bene, vi troverete di fronte alla Scrivania di Gnome,
probabilmente molto simile a quella esposta in figura
.
Come risulta, Gnome è un sistema estremamente configurabile: in ogni caso è possibile identificare alcune caratteristiche essenziali: ovvero il pannello (spesso, come nel primo caso, diviso in una sezione superiore ed una inferiore), la Scrivania vera e propria sulla quale trovano posto le icone.
Il cuore del sistema Gnome è costituito dal pannello, ovvero quella striscia nella parte superiore e/o inferiore dello schermo. Dato che le configurazioni sono estremamente varie, trovate qui di seguito non uno ma due esempi di pannelli, uno di una configurazione di una distribuzione standard e l'altro tratto da Ximian Gnome.
La maggior parte dello spazio dello schermo è rappresentato dalla
Scrivania di Nautilus, che rappresenta il vostro spazio di lavoro.
Su di esso è possibile alcune piccole immagini, dette icone
(
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), che identificano alcuni funzioni
o oggetti particolarmente importanti. Tra di esse, alcune delle principali
sono mostrate nella tabella
: a sinistra le icone
che appaiono sulla Scrivania, a destra quelle che rappresentano alcuni
tipi di file (il sotto-tipo è evidenziato dalla piccola scritta presente
sull'icona).
Lavorare con le icone è piuttosto semplice: potete
Le finestre sono lo strumento principale per dialogare con il sistema operativo, un'area che contiene tutte le informazioni importanti che ci possono permettere di lavorare in maniera consapevole con i nostri programmi. Anche se l'aspetto grafico può variare anche considerevolmente tra le varie interfacce grafiche, il funzionamento base è tale da formare un vero e proprio standard per tutti i casi principali; questo ci rende la vita più semplice, perché ci permette di uscire ``bene'' da qualunque situazione difficile, anche se non conosciamo bene lo specifico programma che utilizziamo.
Non è così semplice rispondere, poiché la gestione delle finestre è indipendente da Gnome. In questo testo faremo riferimento al gestore finestre sawfish, attualmente il gestore consigliato.
![]() |
| Per chiarire meglio, fate un doppio click sull'icona cartella base presente sulla scrivania. Di lì a poco apparirà una finestra. Per ora ci concentreremo solo sugli aspetti della finestra vera e propria: come potete vedere, nella figura a lato sono state eliminate tutte le parti che non sono parte della finestra vera e propria. Gli elementi che possiamo identificare sono quindi: la barra del titolo[in alto] con i pulsanti di sistema [uno in alto a sinistra, tre in alto a destra], e i bordi [attorno ad essa] |
Questa parte di finestra è occupata dal titolo della finestra. Nel nostro caso, il titolo è semplicemente ``gnome''. Il nome della finestra, anche se molto lungo, risulta utile quando abbiamo molte finestre aperte, magari sovrapposte, e dobbiamo individuare quella che ci interessa. Inoltre, ha le stesse funzioni della un po' come la``maniglia'' di una valigia: serve per spostarla, aprirla e chiuderla.
Alla sinistra del titolo troviamo il un pulsante con il simbolo del programma che controlla la finestra che attiva tutte le opzioni sulla finestra mentre sulla destra troviamo un gruppo di pulsanti (i ``pulsanti di sistema'') che permettono di compiere le operazioni più comuni sulla finestra, ovverosia Minimizza, Massimizza e Chiudi. Di tutto questo parleremo tra poco.
I bordi delle finestre sono molto utili per ridimensionare le finestre per adattarle alle vostre esigenze. Per poterlo fare è necessario il mouse; avvicinando la punta del cursore ai bordi delle finestre il puntatore-freccia diverrà un angolo-freccia. Quando questo accade basta trascinare il bordo nella direzione desiderata per allargare o restringere la finestra. Raggiunta la dimensione voluta basterà rilasciare il pulsante del mouse.
Molto spesso capita che gli elementi all'interno di una finestra non siano visualizzati completamente (per esempio, state leggendo un testo molto lungo, oppure state visualizzando un'immagine più grossa dello schermo o più semplicemente della finestra che state usando). Niente paura, è possibile visualizzare il resto del contenuto tramite le barre di scorrimento o barre laterali, che possono trovarsi sul lato destro o inferiore delle finestre, o su entrambi. Facendo click col tasto sinistro sulle frecce poste sulla barra inferiore o laterale è possibile spostarsi a destra/a sinistra o, rispettivamente, in alto/in basso, a seconda del verso della freccia. Tenendo premuta una delle freccine si potrà scorrere il contenuto avendo uno spostamento abbastanza veloce. Se però così non fosse (perché ci sono molte pagine o perché c'è un uso intensivo di immagini) si possono effettuare movimenti rapidi agendo su due altri elementi delle barre laterali:
Come si è detto, è possibile - e accade molto spesso - che il vostro schermo sia pieno di finestre. Ma in ogni dato istante, ce n'è una ``privilegiata'': è quella che è solitamente in primo piano, davanti a tutte le altre. E' la finestra che è attivata per ricevere i vostri messaggi (dalla tastiera, per esempio) e indica il programma con il quale intendete lavorare in questo momento. La finestra in questione ha la barra del titolo con i colori più vivi, e si dice che è la finestra con il focus (o finestra in foreground).
Le finestre sono strumenti potenti e flessibili, ma che occorre saper utilizzare bene altrimenti si rischi di perdersi in uno schermo troppo pieno. In ogni caso, le operazioni più diffuse e utili sono.
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| Nautilus è il più diffuso programma di gestione risorse di Gnome ed è stato introdotto allo scopo produrre un interfaccia utente consistente e di facile uso ; Nautilus sostituisce il vecchio gmc, un programma nettamente più leggero ma meno potente e con diversi problemi - ciononostante è ancora possibile utilizzarlo. |
Con Nautilus potere lavorare agevolemente sui file e potrete:
Per orientarci, fate un doppio click sull'icona della casa sulla Scrivania:
apparirà una finestra simile a
nella quale possiamo
identificare le seguenti zone: la barra del titolo [1],
la barra del menu [2], la barra degli strumenti [3], la barra
degli indirizzi [4], il pannello principale [5], il pannello
laterale [6], la barra di scorrimento [7] e la barra di stato
[8]. Questi concetti, in generale, si applicano a tutte le applicazioni
che lancerete.
Di questo abbiamo diffusamente parlato poco fa.Alla sinistra del titolo (riquadro verde) troviamo l'icona del programma che sta utilzzando la finestra. In aggiunta, facendo click su di esso avrete una lista di tutte le possibili operazioni della finestra. Otterrete lo stesso menu anche facendo click col tasto destro sulla barra dei titoli.
Invece, alla destra, proviamo un altro gruppo di pulsanti (i ``pulsanti di sistema'') che permettono di compiere le operazioni più comuni sulla finestra.
Come abbiano già visto in in precedenza (
![]()
)
qui si trovano le voci del menù. Nel caso di Nautilus le voci sono:
È la zona ove è possibile trovare icone che inviano comandi al programma. Spesso molti di questi comandi duplicano una voce del menù, ma sono di uso più immediato grazie alla rappresentazione visiva e al fatto di essere ``a portata di click''
Gli strumenti di Nautilus sono molto simili a quelli di un browser
Internet (per maggiori dettagli
).
E' possibile salire di un livello di cartella (Sopra), tornare
alla cartella precedentemente visitata (Indietro) o tornare
avanti (Avanti), aggiornare il contenuto della cartella (Aggiorna),
Saltare alla Cartella base (Home), cercare file sul computer
(Trova) o su Internet (Cerca nel Web) e, infine,
fermare l'attività in corso (Ferma).
Sulla destra si trova l'icona di attività, che si anima quando Nautilus sta operando sui file.
Mostra il percorso completo di ciò che state vedendo. Sulla destra trovate l'icona di una lente di ingrandimento: grazie ad essa è possibile aumentare o diminuire a piacere le dimensioni delle icone. Ancora più a destra si nota la voce ``Vedi come icone''. Grazie al menù è possibile visualizzare i file presenti nella finestra in vario modo, ovvero
Questa sezione è una sorta di contenitore per varie risorse. In linea di massima mostra alcune informazioni aggiuntive sulla cartella che siamo esaminando (indicando quando è stata creata, quanti file contiene e, se appare un segno di matita con un divieto, che non possiamo modificarne il contenuto). Quando selezionate un file, inoltre, appariranno alcuni pulsanti che vi chiederanno se volete lanciare i programmi associati a questo tipo di file.
Più in basso è possibile trovare una serie di tacche (ing. Tab) che modificano l'aspetto di questo pannello.
Beh, le cose importanti si troveranno tutte qui, anche se sapere esattamente quello che apparirà dipende dalle vostre azioni. In linea generale, troverete il contenuto della cartella che state consultando: ogni file viene rappresentato con un'icona che vi darà indicazioni sul suo tipo e il suo contenuto.
In certi casi verranno visualizzate delle vere e proprie anteprime: in particolare quando lavorate con le immagini (se di un tipo conosciuto) vedrete una miniatura dell'immagine, mentre nel caso dei testi vedrete le prime righe del testo stesso14.
Come abbiamo detto poc'anzi, queste barre permettono di spostarci all'interno di una finestra, quando il contenuto è troppo grande.
Visualizza alcune informazioni importanti. In particolare, indica il nome dell'oggetto selezionato o, nel caso di più file selezionati, la somma delle loro dimensioni.
Bene! Adesso impareremo ad organizzare il nostro lavoro in maniera efficace imparando ad usare con destrezza quelle che sono le azioni basilari, nonché le più importanti a livello utente, che potete fare.Importante! Leggete attentamente quanto segue e provate e riprovate più volte quanto vi viene spiegato. Se necessario rileggete queste pagine perché capirle vi permetterà di muovervi agilmente sul vostro computer!
Per tutte le future operazioni useremo una serie di file `prova' che potremo anche distruggere alla fine. Le operazioni che svolgeremo potranno essere ripetute con quasi tutti gli altri file (il quasi riguarda i file protetti da operazioni illecite) e concettualmente sono equivalenti a qualunque altro sistema operativo che incontrerete. Per farlo:
Fate click con il tasto destro del mouse. Apparirà un menu dal quale sceglierete la voce ``mostra proprietà''. A quel punto apparirà una finestra che vi permetterà di controllare diverse caratteristiche del file (nome, data di creazione e modifica, dimensione). Qui potete modificare il nome del file e, se volete, potete assegnare un'icona personalizzata invece di quella generale (che dipende dall'estensione del file usata).
Copiare un file significa significa clonarlo, ovvero crearne una copia identica in tutto e per tutto all'originale. La copia potremo trasferirla in altre cartelle o su altri supporti fisici (come ad esempio il dischetto). Copiare una cartella vuol dire fare la stessa operazione su tutto quanto c'è dentro di essa.
Esistono due modi del tutto equivalenti:
Un collegamento ci permette di riferirci ad un file o una cartella richiamandolo indirettamente da un' altra posizione. Fate attenzione: un collegamento NON è un file come abbiamo inteso finora ma permette di farci raggiungere un file, generalmente posizionato in qualche cartella piuttosto lunga da raggiungere, per esempio in /usr/share/doc/packages/apache/manual (l'esempio è reale) . Anche se il collegamento punta al file, il collegamento NON è grande come un file (anzi, la sua dimensione è di pochi byte).
Per creare un collegamento (ad esempio sulla Scrivania)
si opera esattamente come per copiare un file, ma premere il tasto
MAIUS; in questo caso sull'icona apparirà il simbolo di una
catena. L'icona creata che apparirà avrà una freccia sovrimposta.Alternativamente, potete premere
: l'icona diverrà un punto
interrogativo - e scegliere l'opzione ``Collega qui'' (ing. Link
here).
Naturalmente, potete modificare le proprietà del collegamento con le solite procedure. Questo tipo di collegamento viene trattato da tutto il sistema operativo come se fosse il file a cui punta, senza eccezioni.
Questo tipo di collegamento (già visto in
)
permette di creare pulsanti per il lancio rapido delle applicazioni
più utilizzate o degli indirizzi internet più frequentati.
No, l'azione viene svolta solo sul collegamento e quindi quello che voi copiate/spostate/eliminate o spedite è SOLO il collegamento (che funziona solo sul vostro computer).
Se copiare un file o una cartella permette di averne una copia identica su qualunque dispositivo, lo spostamento fa sì che un file venga spostato dalla cartella di partenza a quella di destinazione (ovvero viene copiato in quella di destinazione e rimosso da quella di partenza)! L'operazione di spostamento è quindi un'operazione delicata: commettere imprudenze significa rischiare di perdere il file ed il suo contenuto!!!
Si ripetono le operazioni spiegate in ``copiare un file o una cartella'',
si evita di premere qualsiasi pulsante. Alternativamente, basta premere
il tasto
e scegliere nel menù che appare si sceglie ``Sposta
qui'' (ing. Move Here). Tutto qui. Il file sarà ``scomparso''
dalla cartella dalla quale lo avete preso e ``riapparso'' in quella
di destinazione. Potete usare anche il copia e incolla: prima selezionate
i(l) file che vi interessa(no), poi fate click con il tasto destro,
selezionate ``Taglia file'', poi vi spostate nella finestra di
destinazione, fate nuovamente click con il tasto destro su uno spazio
vuoto, e selezionate ``Incolla file''.
Esistono due modi per eliminare un file o una cartella:
E' facile accedere ai programma Il modo più diretto per lanciare il programma, sapendo il suo nome esatto, consiste nello selezionare ``Sistema | Avvia...''
![]() |
| Apparirà una mini-finestra di comando, al cui interno potrete scrivere il nome del programma che volete lanciare (Es: per elaborare grafici lanciate gimp). |
Anche se è possibile lanciare prima il programma e poi aprire il file sul quale si vuole lavorare, è molto più comodo farlo fare al computer. In linea di massima basta un doppio click per lanciare il programma associato e fargli aprire il file selezionato. In certi casi è possibile aprire un file con più programmi: per operare la scelta, fate un click con il tasto destro, scegliete ``Apri con..''. Se vi sono più programmi già registrati per quel tipo di file, potrete scegliere direttamente il programma da lanciare da menu. Altrimenti, scegliendo ``Altro visualizzatore...'' potrete scrivere direttamente in nome del programma da lanciare.
Potete inoltre operare anche il cosiddetto ``Drag & Drop'': trascinando l'icona di un file (di tipo compatibile) su una finestra di un programma aperto, il file così ``lanciato'' verrà aperto e visualizzato.
L'ultima funzionalità importante è quella della ricerca dei file. Per farlo è sufficiente aprire una finestra di Nautilus premere l'icona ``Trova'' (o accedere alla voce ``Trova'' del Menu ``File''): apparirà una sezione di ricerca nella barra degli strumenti, nella quale inserirete il nome, anche parziale, del file che state cercando. E' possibile dare parametri di ricerca più raffinati (testo contenuto, intervallo di date ammesse, ecc.) scegliendo la voce ``Più opzioni''.
Alternativamente potete accedere allo strumento di ricerca Gnome, ancora più ricco di opzioni, attraverso il Menu principale alla voce Trova. Si aprirà lo Strumento di ricerca Gnome, grazie al quale potrete effettuare ricerca basandovi su nome, data di creazione, la cartella sulla quale si vuole effettuare la ricerca ecc. I file trovati saranno presentati nella sezione inferiore della finestra, e da lì potrete copiarli, modificarli, ...
Non tutti i dati che ci interessano sono presenti sul nostro computer: potrebbero essere su un dischetto, su un CD-Rom o su Internet. E' però possibile recuperarli con una certa facilità. Come forse saprete, i floppy disk o dischetti sono delle piccole unità che possono memorizzare un numero limitato di dati (solitamente 1,4 Megabyte). I dischetti sono però molto utilizzati perchè sono economici e trasportabili permettendo quindi un facile scambio di informazioni. I CD-Rom possono contenere un numero di dati largamente superiore rispetto ai floppy disk, ma da essi è solo possibile leggere i dati, non scrivere. Esistono moltissimi altri tipi di risorse esterne che non tratteremo in questa sede, quali i dischetti Zip, i CD-R, i Superdrive e altro ancora.
Inserire un disco nel sistema non significa di per se poterlo usare
immediatamente: occorre dirlo al sistema operativo che lo inserirà
al punto giusto del nostro albero dei file (
Fig.
). Per farlo, è sufficiente fare un click destro sulla
scrivania e selezionare la voce ``Dischi''. Apparirà un menù con
voci che possono variare da sistema a sistema, ma comprendono almeno
le voci ``CD-ROM'' e ``floppy''. Selezionando il menu il dispositivo
esterno verrà montato e sarà subito disponibile; allo stesso tempo
apparirà sulla scrivania l'icona del dispositivo montato.
Ricordiamo che tutte le risorse che non fanno propriamente parte del nostro sistema si trovano nella cartella /mnt (da mount, punto di montaggio). In particolare, troveremo il floppy sotto /mnt/floppy e il Cd-Rom sotto /mnt/cdrom15.
Dovrete operare allo stesso modo quando smettete di lavorare con il floppy o il Cd-Rom, effettuando l'operazione di smontaggio. Potete agire come nel caso del montaggio, de-selezionando i dispositivi che non interessano più, oppure potete fare un click destro sull'icona del dispositivo e scegliere la voce ``smonta volume''. In certi casi il sistema vi risponderà che non è possibile smontarlo, perché il file è ancora in uso e - se è possibile - vi impedirà di estrarre il dispositivo. Questo avviene per la vostra sicurezza: nei casi in cui non è possibile farlo (come nel caso dei floppy disk) correte il rischio di estrarre il disco prima che il sistema abbia finito di lavorarci - e questo non è bene!
Se avete dei dati memorizzati su un floppy da 3,5 pollici e volete vederne e vuoi vederne il contenuto agite come indicato in precedenza per montare il floppy, quindi fate un doppio click sull'icona del Floppy sulla Scrivania; apparirà una finestra che mostrerà il contenuto del dischetto visualizzato sotto forma di file e di cartelle. E' quindi possibile copiare i file da e verso il dischetto secondo le usuali modalità.
Anzitutto, cosa significa ``formattare''?La formattazione è la procedura con cui si ``prepara'' un disco (un dischetto o un disco fisso) a poter memorizzare i dati che verranno scritti in futuro. Facciamo un'analogia: se volete scrivere qualcosa su un foglio bianco e di volerci scrivere sopra qualcosa non potete farlo se il vostro foglio è senza righe. Formattare un disco è come disegnare le righe sul vostro foglio bianco.
Quando bisogna formattare? Quando si compra il disco fisso nuovo, oppure un nuovo pacchetto di floppy, oppure si vogliono eliminare dei dati presenti su una unità. Rifacendoci all'esempio di prima quando vogliamo cancellare le righe sul foglio e riscriverle.
Cosa succede se formatto un floppy per errore? Perdereste i dati al suo interno quindi documenti, programmi ecc. ecc.
Ecco l'elenco delle azioni che dovete svolgere per formattare un disco floppy:
width
Può succedere (e per la verità succede anche troppo spesso) che le finestre aperte sullo schermo occupino più spazio di quello che abbiamo a disposizione sulla nostra scrivania. Per risolvere questa situazione, oltre ad un tedioso lavoro manuale di continua ``iconificazione-deiconificazione'', sawfish e Gnome ci mettono a disposizione un nuovo strumento: le scrivanie virtuali.
L'idea che sta alla base di tutto è quella di avere uno spazio di lavoro molto più grande di quello effettivamente mostrato dal calcolatore: in linea di massima avete a disposizione uno spazio pari a 4 volte quello mostrato e potete visualizzarle ciascuna separatamente.
Lo strumento principale nell'uso delle scrivanie virtuali è il pager
(
![]()
), che mostra tutto il vostro
spazio di lavoro visto dall'alto. Provate a fare click sull'icona
delle cartella base: apparirà una finestra, ma nel pager apparirà
a sua volta una l'immagine della finestra. Se spostate la finestra
sulla scrivania, i cambiamenti verranno rispecchiati nel pager.
Provate ora a spostare la finestra oltre il bordo destro dello schermo. Se guardate il pager, la finestra verrà posizionata a metà tra le due scrivanie virtuali? Se ora, nel pager, fate click nel riquadro in altro a destra, di colpo la prospettiva cambierà e vedrete la finestra passare sul lato destro dello schermo. Ora potete continuare a spostare la finestra e posizionarla come credete. Notate che le icone sul Desktop sono sempre presenti, anche passando da una scrivania virtuale ad un altra.
Il procedimento appena descritto non è molto pratico: esiste però una semplice scorciatoia. Fate click sull'icona dell'applicazione (in altro a sinistra) e dal menù che appare scegliete ``Invia finestra a'' e scegliete, sotto la riga, tra ``Alto'' ``Basso'' ``Sinistra'' ``Destra''. La finestra sarà trasportata istantaneamente nella stessa posizione della scrivania virtuale indicata.
Se avete un computer di potenza medio alta, è normale utilizzare il
sistema contemporaneamente per più compiti: redigere testi, giocare,
navigare su internet, ecc.. Può quindi essere utile raggruppare le
finestre per argomento, che definiremo spazio di lavoro. Quando si
deve passare da un contesto all'altro basterà fare click sul pager
opportuno, oppure premere
-
per il primo spazio
di lavoro,
-
per il secondo e così via. Così
facendo si attivano istantaneamente tutte le finestre di un particolare
spazio di lavoro e si fanno scomparire quelli degli altre. Scoprirete
che questa caratteristica è molto utile , e vi chiederete come avete
potuto farne a meno.
Si opera come per le scrivanie virtuali: fate click sull'icona dell'applicazione (in altro a sinistra) e dal menù che appare scegliete ``Invia finestra a'' e scegliete ``Spazio di lavoro successivo''. Così facendo apparirà un secondo pager nel pannello, e questo conterrà la finestra che gli avete spedito. Per avere lo spazio di lavoro precedente fate click sul vecchio pager.
In certi casi può essere utile fare in modo che una particolare finestra sia sempre presente, indipendentemente dalla scrivania virtuale attivata. Per ottenerlo, fate click lsull'icona dell'applicazione (in altro a sinistra) e dal menù che appare scegliete ``Invia finestra a'' e scegliete ``Copia nello spazio di lavoro successivo''
Niente paura: fate click sul triangolino a fianco del pager e avrete una lista, per nome, di tutte le finestre: facendo doppio click sulla finestra desiderata sarete ``teletrasportati'' nello spazio di lavoro e scrivania giusta.
Gnome è un ambiente molto flessibile, che può essere quindi facilmente adattato alle esigenze specifiche di chiunque. Lo strumento principale per farlo è il Centro di Controllo , attivabile dall'icona a forma di cassetta degli attrezzi del pannello oppure dal menu principale. Apparirà una finestra a due pannelli: in quella di sinistra sono visualizzati moduli configurabili, in quella a destra le opzioni.
Non è il caso di vedere in dettaglio tutte le possibilità, che sono veramente tante: noi ci limiteremo ad alcuni casi particolari ma interessanti.
E' possibile configurare in un colpo solo l'aspetto di Gnome, utilizzando i cosiddetti Temi della scrivania (ing. Desktop Themes). Troverete alcuni temi di esempio sempre nel Centro di Controllo alla voce ``Desktop | Selezione temi'', ma troverete una molti altri temi sul sito internet Freshmeat (sezione themes) [http://themes.freshmeat.net] o direttamente sul sito della Ximian. Buon scaricamento!
Se lasciate il computer inutilizzato per molto tempo (per esempio perché state andando a prendere un caffè) il monitor potrebbe danneggiarsi. Per questo motivo tutti i sistemi operativi prevedono l'uso di un programma che, in qualche modo, faccia in modo di variare le immagini che appaiono sullo schermo dopo un certo periodo di inattività. Spesso si tratta di immagini geometriche, oppure una sequenza di immagine predefinite, ma non mancano veri e propri programmi raffinati (tanto che esistono salvaschermi commerciali a tema, come per esempio su Disney, Star Trek e altro ancora)
Per la verità, la reale probabilità di causare danni al monitor è oggigiorno molto molto remota, poiché la qualità dei monitor è molto elevata e molti sono dotati di circuiti di autospegnimento; oggi il salvaschermo è un'abbellimento e una personalizzazione orientata da criteri estetici, un po' come la nostra 'firma' sulla scrivania.
E adesso sapete veramente di tutto e di più su Gnome. Non vi resta che fare un po' di esercizi e passare a fare le cose davvero interessanti con il computer... scrivere testi, diventare internauti, giocare, ascoltare musica...
In questo capitolo imparerete a collegare il vostro computer a Internet, la rete delle reti. Potrete utilizzare la classica linea telefonica, la linea telefonica digitale ISDN o la più recente ADSL.
Non avete mai sentito parlare di Internet? Davvero? Allora vuol dire che vivete sulla luna, dato che non passa giorno che giornali, telegiornale, riviste e amici ci 'tempestino' sulla bellezza, l'utilità e la praticità di Internet.
Detto in poche parole Internet (da Interconnected Network) non è altro che il collegamento, a livello mondiale, di tanti computer. Tra di essi, alcuni sono destinati a fornire informazioni (pagine web, canzoni mp3, programmi o immagini) e sono chiamata server (commessi), altri, come il vostro computer sono principalmente interessati a ricevere informazioni e sono chiamati client (clienti). Ovviamente, dietro ai computer ci sono altri esseri umani, per cui Internet viene spesso utilizzato come mezzo di comunicazione (posta, chiacchiere online, ecc.). Internet ha avuto un incremento talmente esplosivo, in Italia come nel resto del mondo industrializzato, che per molti sta diventando una cosa normale e quotidiana, come il telefono, la televisione o il frigorifero. E, una volta tanto, ci troviamo nella parte superiore della media europea per quanto riguarda la diffusione del mezzo, meglio dei nostri colleghi francesi e spagnoli.
Collegarsi a Internet è facile, e servono poche cose. E molte le avete già.
Se vogliamo comunicare con un nostro amico attraverso il telefono, dobbiamo eseguire una serie di operazioni che ci permettono di stabilire il collegamento. Si tratta di operazioni abbastanza semplici, come alzare la cornetta, attendere il segnale di linea, digitare il numero, verificare che il telefono remoto sia libero e attendere che qualcuno dall'altra parte alzi la cornetta. Possiamo definire nel loro insieme queste operazioni una 'procedura di collegamento'.
Anche per usare Internet è necessario effettuare una procedura di connessione. Infatti, a meno che non vi troviate in condizioni del tutto particolari (accesso mediante rete locale o via ADSL), il vostro collegamento a Internet sarà temporaneo: esisterà quindi solo per la durata della telefonata effettuata dal modem del calcolatore verso l'Internet Service Provider (più brevemente, ISP), un'azienda in grado di fornire accesso ad utenti esterni.
Nonostante quello che si dice in giro, Internet non è affatto gratis. Per accedere alla rete delle reti occorre pagare un certo prezzo, che dipende dalla forma di accesso che sceglierete tra quelle offerte dal vostro ISP, ed avete qui molta libertà di scelta, tra grandi provider a livello nazionale (Tin.it, Infostrada, Tiscali ...) e provider locali (che vi possono offrire un servizio più personalizzato). Gli abbonamenti sono di vari tipi e si possono suddividere in:
Non è comunque scopo di questo capitolo approfondire le varie offerte dei provider (le aziende che forniscono servizi internet, compresa la connessione), che cambiano spesso e la cui scelta dipende da fattori soggettivi. Le pubblicità ci arrivano da tutti i media, e la scelta dell'abbonamento spesso si riduce alla valutazione della spesa che siamo disposti ad affrontare.
Come abbiamo visto potete scegliere diversi mezzi per collegarsi alla
rete. Anzi, per la verità, esistono diversi tipi di reti tramite le
quali collegarsi a Internet, riassunti nella tabella
,
che presenta un riassunto delle tipologie disponibili, le velocità,
i costi e il supporto attuale sotto Linux. Dare consigli risulta oggettivamente
difficile, poiché tutto dipende dalla disponibilità dei provider nella
vostra zona, l'hardware a vostra disposizione e la tipologia d'uso
che farete di internet.
| Tipo di rete | Dispositivo | Velocità | Costi a tempo | Canone mensile | Supporto |
| Telefonica | modem | 56Kbit | TUT17 | telefonico | Ottimo |
| ISDN | adattatore | 64Kbit (x2) | TUT (x2) | telefonico (x1.5) | Buono |
| ADSL | modem ADSL | 128-640Kbit | nullo | telefonico+ADSL | Discreto |
| ADSL | router | 128-640Kbit | nullo | telefonico+ADSL | Ottimo |
Un modem (contrazione di modulatore-demodulatore) è un dispositivo che permette di tramettere dati digitali attraverso le linee telefoniche normali, adattando opportunamente il segnale. I modem hanno avuto una grade evoluzione durante gli anni '90 ma oggi i modem sono tutti piuttosto standard e permettono di comunicare tra loro alla velocità massima di 56000 bit al secondo, secondo lo standard denominato V90. Questo vuol dire che un file di 1 Megabyte viene scaricato grosso modo in 3 minuti, in circostanze ottimali. Questa velocità è ottima per la navigazione e l'accesso a file audio, ma un po' limitata per il video. In più quando utilizzate il modem la linea telefonica di casa risulterà occupata: questo potrebbe indispettire chi abita con voi. In linea di massima, è il metodo migliore per chi inizia a lavorare con Internet poiché non vi sono costi fissi ma il solo costo delle telefonata (a tariffa urbana) e il più economico se usate internet, diciamo, una ventina di ore al mese.
Per complicare le cose, esistono tre diverse tipologie di modem: i modem interni, i modem esterni e i winmodem.
Il modem esterno è un dispositivo che si collega al computer mediante cavo (seriale o USB). Un modem esterno costa da 30 a 150 Euro, e non è difficile trovare offerte speciali nei negozi di informatica a prezzi davvero stracciati. Se il modem è seriale è sicuramente supportato sotto Linux, se è USB lo è molto probabilmente (ma non lo si assicura al 100%).
I modem esterni sono del tutto identici al loro equivalente esterno, ma sono inseriti internamente al computer e non hanno bisogno pertanto di cavi. Costano una decina di Euro in meno e creavano qualche problema di compatibilità in passato, ma adesso le cose sono migliorate e la compatibilità è decisamente buona.
I Winmodem non sono modem veri e propri, ma dispositivi molto più piccoli ed economici (10-50 Euro) che necessitano di software speciale (driver) per poter funzionare. In generale, la maggior parte dei modem su sistemi economici e sulla totalità dei computer portatili è di questo tipo ed è piuttosto difficile capire se un modem è in realtà un Winmodem senza aprirlo o avere sottomano i dati tecnici.
Il problema relativo ai Winmodem è che la maggior parte dei driver
sono solitamente disponibili solo per sistemi operativi commerciali;
di più, anche quando sono disponibili, la loro installazione risulta
ostica. La situazione sta lentamente migliorando, per cui i Winmodem
delle principali ditte (Lucent, Conexant, Intel)
hanno una forma di supporto per Linux e le distribuzioni si stanno
attrezzando. Ma se avete un Winmodem non supportato, o vi comprate
qualcos'altro oppure vi dovrete trasformare in programmatori! Per
ulteriori informazioni consultate il sito linmodem [http://www.linmodem.org]
e, nel caso di computer portatili,
linux-laptop [http://www.linux-laptop.org] ricchi
di informazioni (anche se in inglese).
ISDN sta per Integrated Services Digital Network e dovrebbe essere il passo successivo della comunicazione telefonica interamente digitale. In realtà le cose nel nostro paese non stanno andando come dovrebbero, per cui ISDN non è troppo diffusa e i costi sono piuttosto alti, al contrario di altri paesi quali la Germania. Per esempio il canone è circa del 50% superiore a quello di una linea analogica, cui va aggiunto un piccolo extra per collegare apparecchi telefonici normali anziché i costosi telefoni digitali
ISDN vi mette a disposizione due linee telefoniche anziché una. La velocità di trasmissione è di 64 Kbit effettivi al secondo, che possono essere - se necessario - raddoppiati a 128Kbit al secondo.
Per collegarsi a una rete ISDN si usano i cosiddetti adattatori di terminale ISDN (ing. ISDN Terminal Adapter, o TA), detti impropriamente anche ``modem ISDN''. Tali dispositivi sono mediamente più costosi di un modem classico anche se forniscono funzioni in più. Possono a loro volta essere interni o esterni, e i problemi di compatibilità sono un po' superiori rispetto ai modem.
La maggior parte dei TA sono venduti sotto forma di schede interne; il supporto da parte di Linux e delle maggiori distribuzioni è piuttosto buono.
ADSL è l'acronimo di Asynchronous Digital Subscriber Lines. Si tratta di una tecnologia recente che permette di viaggiare ad alta velocità anche sulle linee telefoniche normali, restando connessi 24 ore su 24 e di ricevere dati a grande velocità (640Kbit, o anche di più nel caso di HDSL). In realtà, le effettive prestazioni dipendono dal tipo di contratto effettuato con il vostro provider: la velocità massima di scaricamento è 640Kbit al secondo, ma la velocità minima (nelle ore di punta) può essere anche più bassa d quella di una linea telefonica standard!
Ci sono essenzialmente due modi per connettersi tramite ADSL: usando un modem ADSL su scheda oppure un router ADSL. Il primo caso è il più complesso, poiché richiede di installare manualmente la scheda, configurarla con il protocollo PPPoE e avviarla. Nel secondo caso si utilizza un dispositivo esterno chiamato router: in questo caso occorre soltanto installare una normale scheda di rete (per il quale il supporto Linux è ottimo).
In questa sede ci limiteremo ad esporre le modalità di connessione utilizzando un modem (interno o esterno) attraverso linea telefonica normale. Per configurare l'accesso con ISDN o ADLS, dovrete cercare altrove (o aspettare versioni successive di LDZ).
La procedura di collegamento viene eseguita da un apposito programma di connessione, che utilizza uno speciale protocollo denominato Point to Point Protocol (PPP). Ogni qual volta desideriamo usare Internet, dunque, dovremo avviare questo programma, che si occuperà di effettuare la telefonata al provider, inviare i nostri dati di riconoscimento, e gestire il traffico di dati da e verso la rete. Come da tradizione, sotto Linux esistono moltissimi programmi per farlo:
A questo punto si può cominciare: una volta assicurati che il modem è fisicamente collegato alla rete telefonica, dovete fornire al vostro PC i dati necessari per far capire di essere davvero voi chevi collegate - un login, insomma; in gergo informatico questo si chiama configurare il proprio account Internet. I dati che devono essere forniti sono sempre gli stessi, indipendentemente da ISP e programma di connessione utilizzato. In particolare, dovreste avere sottomano:
Scegliete dal menù principale di Gnome, alla voce Rete, la voce ``PPP
dialup utility''.
![]() |
| Apparirà una piccola finestra nella quale campeggia il bottone ``Connect''. Per prima cosa occorre introdurre le informazioni necessarie, per cui fate un click alla voce ``Account'' e scegliete ``Nuovo''. |
Apparirà una seconda finestra, molto più grande della precedente,
che presenta sei tacche. Per prima cosa fate click sulla prima tacca
(``Dial'', o composizione) e riempite i campi come segue:
![]() |
| Nel campo Account Name inserite il nome con il quale intendete identificare questa connessione Internet (Es: ``Libero''); in Phone Numbers scrivete il numero di telefono fornito dal provider, poi premete il pulsante ``Add''. Inserite anche il prefisso, senza alcuna separazione (Es: ``0515555672''). |
Non cambiate gli altri parametri e, quando avete terminato, premete
il pulsante ``Add''. Ora premete la tacca segnata come in alto
indicata da ``Authentication''.
![]() |
| Inserite quindi nel campo User Name il nome utente fornito dal vostro provider (Es: ``giorgior''), in Hidden Password la vostra password (Es: ``ratoz_56''). Premete ``OK'': la configurazione è terminata. |
Scegliete dal menù KDE, alla voce ``Internet | Controlling '',
la voce ``kppp".
![]() |
| Apparirà una finestra come questa, nella quale premerete il pulsante ``Impostazioni''. Se si tratta di una versione recente di kppp, vi verrà chiesto se volete utilizzare il ``Wizard'' o le ``Finestre di configurazione'': scegliete questa seconda possibilità, dato che al momento non è disponibile per l'Italia |
. Apparirà una nuova finestra, ``Nuovo Account''.
![]() |
| In essa dovrete scrivere nel campo Nome Connessione il nome con il quale intendete identificare questa connessione Internet (Es: ``tin.it''), mentre come Autenticazione lasciare immutato su PAP (oppure scegliete l'autenticazione opportuna, se lo sapete). Fate ora click sul pulsante ``Aggiungi'', causando l'apparizione di una piccola finestra di dialogo, nella quale immetterete il numero telefonico del vostro provider (Es: 063442552). |
Nel caso il vostro provider ne abbia più d'uno, ripetere la procedura.
A questo punto premete OK, quindi premete OK anche sull'altra finestra.
![]() |
| Tornate alla prima finestra, che ruslterà come qui a fianco, riempite ora gli ultimi campi, quindi fate click sul pulsante ``OK'': nel campo Username il nome utente fornito dal vostro provider (Es: ``giorgior'' ), in Password la vostra password (Es: ``ratoz_56''). |
Quindi premete ``OK'': la configurazione è terminata.
Kwvdial non è sempre accessibile dal menù principale di KDE; per lanciarlo,
battete
-
e nella finestra che appare scrivete
``kwvdial'', quindi fate click sul pulsante ``Esegui''.
![]() |
| Il programma è al momento ancora in inglese. Per prima cosa scegliete la voce di menù ``File | Configure''. |
![]() |
| Apparirà una nuova finestra, nella quale premerete la tacca ``Dialing'' |
![]() |
| Apparirà una terza finestra, nella quale scriverete il numero di telefono fornito dal provider nel campo Phone Number, poi premete il pulsante ``Add''. Inserite anche il prefisso, senza alcuna separazione (Es: ``0816523421''). Quindi fate click sulla tacca ``User''. |
![]() |
| Nella nuova finestra, scrivete nel campo Username il nome utente fornito dal vostro provider (Es: ``giorgior''), in Password la vostra password (Es: ``ratoz_56''). |
Per concludere, fate click sul pulsante ``OK''. La configurazione
è terminata
Una volta che la configurazione è a posto, potete passare al collegamento vero e proprio. Chiamate il vostro programma di connessione e apparirà la finestra che già conoscete:
ma ora con il nome del vostro provider. Premendo ora il pulsante Connect/Connetti il vostro modem si attiverà e si connetterà a Internet. Il segnale è dato da oscuri suoni (``Fzzzz....bong, bong, fsssssssssss'') e, dopo qualche istante, siete collegati alla Rete delle Reti.
Una volta connessi, si potranno lanciare i programmi di navigazione preferiti: un browser per navigare sul Web, un programma per la gestione della posta elettronica, e fare molto altro, ma di questo parleremo in seguito. È' comunque sempre opportuno tenere sotto controllo il collegamento: la linea potrebbe cadere, rallentare, oppure... potreste dimenticarvi di essere connessi! Ci sono vari modi per tenere sotto controllo la vostra connessione in vari modi, ma il più semplice è il programmino kpppload, che mostra il tempo totale di connessione, la vostra attuale velocità di trasmissione e ricezione e la quantità totale di dati trasmessi e ricevuti in un semplice grafico
Per sganciarsi da Internet basta fare click su ``Disconnetti/Disconnect''. Oppure, se siete in difficoltà, spegnere il modem.
Il vostro computer è parte integrante di Internet! Miliardi di opportunità a vostra disposizione! Dati e file su ogni argomento! Ma come fare per recuperare e usarli? Lo scoprirete nel prossimo capitolo!
In questo capitolo imparerete ad accedere ed utilizzare internet, o Rete delle Reti. Potrete leggere i giornali online, ascoltare la musica, usare la posta elettronica, chattare con gli sconosciuti e scaricare nuovi programmi.
Per navigazione si intendete l'uso del World Wide Web, più brevemente WWW, che è un enorme raccolta di informazioni disperse su milioni di computer in tutto il mondo, detti web server. Il WWW NON è tutta Internet, ma solo una parte, seppur la parte più esplosiva in termini di crescita e quella che ne ha decretato il successo a livello di pubblico. Il World Wide Web è una rete distribuita, che significa che non esiste un computer centrale, ma che ogni computer può accedere direttamente a qualsiasi server nel Web. Se un server nel Web ha dei problemi di funzionamento, ciò non influisce sugli altri server.
Come sappiamo, i server memorizzano informazioni ed elaborano le richieste provenienti dal altri computer (detti client), quindi inviano a questi ultimi le informazioni richieste, siano essi immagini, suoni o testo. l server inviano al client anche delle informazioni su come visualizzare tutti questi dati, e tali istruzioni giungono sotto forma di linguaggio HTML. E' quindi necessario un particolare programma client, detto browser (letteramente: visualizzatore) che inoltra le richieste di informazioni e poi provvede quanto necessario per mostrarle all'utente.
Una volta ricevuta e visualizzata l'informazione, gli utenti possono
``navigare'' nel Web, cioé passare da un'informazione ad un altra
ad essa collegata usando collegamenti ipertestuali
(o link). Attenzione, non tutti i collegamenti
sono elementi di testo: molti collegamenti si presentano all'interno
di immagini come pulsanti o icone e in certi casi l'immagine è racchiusa
in un bordo colorato; in molti browser il cursore assume la forma
di una mano quando passa sopra un collegamento ipertestuale . Questi
indizi visuali aiutano l'utente a capire che l'elemento in questione
è un collegamento (ing.
link,
![]()
).
Quando si fa click (mai un doppio click!) su un link, il programma contatta il server Web a cui fa riferimento l'URL e tenta di prelevare il documento; se tutto va bene il server invia il documento e il browser lo visualizza. In questo modo, di collegamento in collegamento, si riesce a costruire una vera e propria ragnatela di informazioni, sulla quale, potenzialmente, è possibile trovare di tutto. È questo aspetto che ha suggerito il nome di navigazione a questa attività, mentre gli utilizzatori sono detti navigatori, web surfers o, a volte, internauti.
Esistono moltissimi programmi che potete utilizzare per navigare sul web, e quasi tutti hanno una loro controparte in altri sistemi operativi. I browser più famosi sono gratuiti, e hanno tutti un'interfaccia simile, abbastanza semplice da imparare anche per un utente alle prime armi.
Siamo quasi pronti a salpare, ma ci manca un particolare importante: dove vogliamo andare oggi? Eh si: quando partiamo per un viaggio abbiamo assolutamente bisogno di qualche indicazione su dove vogliamo andare. Lo stesso vale per internet e questo concetto è espresso dall' URL, o Uniform Resource Locator (localizzatore uniforme di risorse): si tratta quindi di un vero e proprio ``indirizzo internet'' . Un URL tipico per una pagina Web è come segue:
A questo punto partiamo davvero: per prima cosa attivate il collegamento
internet, utilizzando uno dei programmi visto in precedenza dopodiché
lanciate il vostro web browser preferito con le usuali modalità. Apparirà
una finestra simile alla figura
. In questo programmi
possiamo identificare, olle alle solite caratteristiche di ogni finestra
e alla barra dei menù, alcune componenti comuni:
Soffermiamoci in particolare sulla barra di navigazione, che è forse la componente più importante del nostro browser. Al suo interno possiamo identificare alcuni elementi:
Per iniziare la navigazione sarà sufficiente fate click nella barra di navigazione (nella casella indicata con Indirizzo o Location), battete il vostro URL, quindi battete [Invio]. Alternativamente, potete selezionare la voce di menù ``File | Open Page'' o ''Indirizzo | Apri Indirizzo'' e scrivere lì il vostro URL. Fate subito una prova: scrivete http://www.disney.com - se siete pigri, http:// potete anche evitarlo - e battete [Invio]. Dopo qualche istante, a seconda della velocità della connessione Internet, potrete leggere il contenuto della pagina e operare nel modo che segue:
Seguire un collegamento ipertestuale
Se volete proseguire nella navigazione e, sarà sufficiente identificare
i ``punti caldi'' (ing. hotspots) della pagina che puntano
ad altre pagine o altre informazioni. Si tratta solitamente di testo
sottolineato e in colore blu, oppure di immagini. Se posizionate il
mouse sopra a questi link, nella barra di stato del browser apparirà
un nuovo URL: facendo click passerete a visualizzare questa nuova
pagina e da lì potrete passare alla successiva e poi ad altre...
Aprire il collegamento in una nuova finestra
In questo modo avrete sempre a disposizione il contenuto della pagina
vecchia. Per farlo, fate un click con il pulsante destro: apparirà
un menù dalla quale sceglierete ``Open Link in New Window'' o
``Nuova Finestra''
Salvare o stampare un file o un'immagine
Può essere utile scaricare una pagina internet per leggerla in seguito
in tutta comodità, magari quando non si è più collegati a Internet.
Per farlo occorre scegliere l'opzione ``Salva'' del menù file.
Una volta fatto questo, vi apparirà il solito dialogo per la scelta
del nome del file (che solitamente è meglio non modificare) e della
posizione del file sul disco. In seguito potremo rileggere il contenuto
del file con tutta calma, riaprendo il browser e aprendo il file.
Molte pagine web sono divise in diverse sezioni, dette frames
(letteralmente: cornici). In questi casi può essere necessario salvare
le singole sezioni separatamente (ed in questo caso troverete la voce
del menù ``Salva il frame come...'').
Fanno eccezione Opera, che è dotato di un apposito comando:
``Save with Images as...'' e Mozilla, che permette di salvare
una pagina come ``Pagina Web, completa''
Scaricare un file
Quando fate click su un file che non è riconosciuto dal vostro programma
di browser, oppure esplicitamente se fate
-Click su un
collegamento ipertestuale, il file verrà scaricato (ing. download)
e salvato sul vostro disco rigido.
Dopo l'entusiasmo iniziale, vi renderete conto che navigare su Internet è un'attività molto divertente, ma che non sempre ci permette di raggiungere le cose che cerchiamo e che ci interessano. La rete è grande, ricca di informazioni non sempre utili e aggiornate e ben poco organizzata. Tranne nei rari casi in cui si cercano cose famose o molto generiche, i nostri tentativi rischiano di non cavare il classico ragno dal buco.
Facciamo un esempio: se siamo interessati alle macchine della Ferrari, è molto probabile che si trovi qualcosa all'indirizzo www.ferrari.com oppure www.ferrari.it, ma come fare se stiamo cercando il sito Internet dell'antiquario Antonio Ferrari, posto in Via Verdi 53 a Salerno? E' molto probabile che un approccio diretto come il precedente porti a frustrazione e fallimento.
A questo scopo ci vengono in aiuto i cosiddetti motori di ricerca e i portali. Questi sono siti particolari che ci aiutano a trovare ciò che stiamo cercando basandosi su alcune parole chiave che descrivono il contenuto del sito che stiamo cercando, oppure catalogando i siti per argomento.
Vediamo subito di capire come funzionano i motori di ricerca, e per
farlo utilizzeremo Google, uno dei motori più recenti e di
migliore qualità. Scriviamo http://www.google.com nella casella
Indirizzo/Location della barra di navigazione e premiamo
;
arriveremo così alla pagina iniziale del sito.
Come abbiamo visto, Google restituisce solamente pagine che includono tutti i termini ricercati. Molto spesso accade che i risultati relativi ad una determinata ricerca siano troppi, tipo 2300. Per ridurre il numero dei risultati, è possibile effettuare una seconda interrogazione cercando solamente tra le URL restituite dalla prima. In questo caso si parla di "restrizione della ricerca" o di "ricerca tra le pagine web già trovate".
Con Google questa operazione è particolarmente semplice. Dal momento che Google restituisce solamente pagine web che contengono tutte le parole contenute in un'interrogazione, per restringere una ricerca è sufficiente aggiungere altre parole a quelle già inserite. In questo modo verrà avviata una nuova ricerca che restituirà, ovviamente, meno pagine di quelle ottenute in precedenza È possibile anche escludere una parola aggiungendo il segno meno ("-") direttamente davanti al termine che si vuole evitare. (Assicuratevi di lasciare uno spazio prima del segno meno).
Con Google è inoltre possibile ricercare frasi racchiudendole tra virgolette. Due o più parole "come queste" racchiuse tra virgolette appariranno sempre insieme in tutte le pagine restituite. La ricerca di frasi con l'uso delle virgolette può essere utile soprattutto quando si cercano espressioni famose o nomi specifici (Es: Un ricerca su ``Enzo Ferrari'' produrrà molti meno risultati di ``Enzo'' e ``Ferrari'' introdotti senza le virgolette.
Tenete presente che Google ignora parole e caratteri comuni, come "http", "com", ``il'', nonché alcune singole cifre e lettere, dal momento che questi termini non aiutano affatto a ridurre il numero dei risultati e contribuiscono, piuttosto, a rallentare i tempi della ricerca. Se proprio dovete includere una di queste parole in una ricerca, precedetele dal segno '+' (Per esempio, per cercare informazioni su Guerre Stellari, Episodio I, scrivere ``Episodio +I''. Parimenti, può essere utile escludere alcune parole o frasi da una ricerca. È il caso, ad esempio, in cui si desiderino tutte le pagine più importanti su un certo argomento eccetto quelle che contengono una determinata parola o frase. Per attivare la funzione "NON", cioè per escludere un termine dalla ricerca, con Google è necessario inserire il segno ("-"). Assicuratevi di lasciare uno spazio prima del segno meno. Google ignorerà tutte le pagine che contengono quella parola.
Ogni motore ci presenta i risultati della sua ricerca sotto forma di pagina web. Nela figura che segue, presa da Google, ogni lettera dell'immagine rimanda alla definizione dell'elemento corrispondente. Alcune lettere non hanno spiegazione perché il loro significato non è semplice e non abbiamo troppo tempo per addentrarci in funzioni del motore di ricerca così raffinata.
Sebbene Google sia attualmente il miglior motore di ricerca della rete, secondo il giudizio di molti, le nostre esigenze potrebbero essere diverse. Solo col tempo ci si abitua ad un sistema di ricerca e non è questa la sede per spiegare con si usa ogni singolo motore, anche perché capirete che le differenze, se ci sono, sono minime. Ricordate che qualunque sito che offre servizi tenta di essere il più semplice possibile, e quando il funzionamento non è intuitivo viene messa a disposizione una pagina web che spiega tutto passo per passo.
Nella tabella
trovate un elenco di siti che
svolgono bene questo compito di guida. Naturalmente non esaurisce
neppure un millesimo di quelli presenti in rete, ma potete sempre
cercare con un motore di ricerca altri motori di ricerca!
In certi casi, piuttosto che cercare le informazioni con i motori di ricerca, possiamo fare delle ricerche su internet con le Web Directories. Si tratta di particolari siti-catalogo, concettualmente molto simili alle pagine gialle: tutti i riferimenti sono organizzati per categorie e sotto-categorie. Per esempio, per cercare informazioni relative alla salsa e al merengue, digitate www.yahoo.it, e scegliete la categoria ``Divertimento e spettacolo''. Da qui selezionate ``Musica'', poi ``Generi'', poi ``latino-americana'': qui troverete una pagina alcuni link dedicati alla salsa e alla musica latina.
La ricerca avviene, come si è visto, in modo molto diverso: uno volta scelta la categoria generale si procede restringendo il nostro raggio d'azione fino ad ottenere un elenco limitato (10-20 indirizzi) che, presumibilmente, conterranno ciò che cerchiamo. Anche i campi di applicazione sono diversi: con una web directory potremo cercare tutti i siti che parlano di musica, mentre con la ricerca standard troveremo più facilmente un elenco dei siti dedicati a una grande popstar.
In certi casi non sappiamo cosa ci serve, e possibilmente vogliamo trovare qualcosa da fare. In questo caso ci vengono in aiuto i portali, siti che offrono servizi di vario tipo (lettura della posta, notizie di vario genere, invio messaggi sms ai cellulari, ...), che possono essere un buon punto di partenza per la navigazione quotidiana. Un esempio tipico di portale lo forniscono i siti degli abbonamenti ad internet oppure alcuni motori di ricerca. Spesso riescono a stuzzicare la nostra curiosità e ci aprono la porta ad altri servizi che internet può offrire! Provate www.kataweb.it oppure www.kataweb.it.
Si stanno affermando su Internet un nuovo tipo di portali, i cosiddetti portali verticali o vortal (ing. vertical portal). Si tratta di portali che offrono diversi servizi ma estremamente mirati su uno specifico argomento. Nel mondo Linux italiano, un esempio è il http://www.ziobudda.net, dedicato a notizie, servizi e documentazione incentrati su Linux e il software libero in genere.
L'italiano è tuttora una lingua fortemente minoritaria su internet: anche se oramai ``solo'' il 45% dei navigatori è di madrelingua inglese, se sapete l'inglese le vostre probabilità di trovare quello che cercate saranno molto maggiori. Appunto: se. E se non lo sapete? Oppure, peggio ancora, se l'informazione che vi interessa si trova in una pagina in russo, o cinese? In questo caso potete fare affidamento ai traduttori automatici istantanei disponibili sulla rete (come Babelfish http://babelfish.altavista.como http://www.t-mail.com) che vi propongono una traduzione non certo entusiasmante ma in generale sufficiente per avere un'idea delle informazioni presenti sulla pagina. Sì, i traduttori universali stile Star Trek sono ancora lontani.
È possibile cambiare lo stile e l'aspetto dei collegamenti modificando le preferenze del vostro browser (``Edit | Preferences'' in Netscape, ``File | Preferences'' in Opera, ``Impostazioni | Configura Konqueror `` in Konqueror. Alcune delle opzioni possibili sono
Dopo un po' di tempo si fa fatica a ricordare tanti indirizzi astrusi
pieni di barre e di punti. Dato che è poco pratico effettuare un ricerca
ogni volta che si inizia a navigare è molti più semplice memorizzare
i nostri URL all'interno del navigatore e recuperarli quando è necessario.
Si tratta dei Segnalibri, o Bookmarks,
un menù a comparsa o a tendina facilmente accessibile da tutti i browser
(quello di Netscape è mostrato in Fig.
). Fare click
su un preferito equivale a scriverlo e premere
: un notevole
risparmio di tempo e di energia mentale, specie se riusciamo a organizzare
i nostri segnalibri in modo razionale.
Per prima cosa potete aggiungere un indirizzo ai segnalibri preesistenti. Per aggiungere il sito che stiamo visualizzando basta aprire il menu preferiti e fare click su ``Aggiungi un segnalibro'' o ``Add Bookmark''.
Quando avrete aggiunto molti segnalibri, diventerà necessario riorganizzarli in modo da rendere facile il ritrovamento di un indirizzo utile già visitato. Per fare questo cliccate su ``Modifica Segnalibri'' o ``Edit Bookmark''19 Ora potrete modificare i nomi degli indirizzi, spostarli (su, giù o dentro una cartella), cancellarli o creare una cartella che li possa contenere. Il funzionamento è molto semplice.
In aggiunta, Konqueror vi permette di utilizzare anche i bookmarks di Netscape (se è presente sullo stesso calcolatore), nonché di esportare e importare i vostri segnalibri in un formato compatibile con Netscape, Mozilla e Internet Explorer, il programma di navigazione solitamente utilizzato sotto Windows.
Tutti, nella nostra vita, abbiamo spedito almeno una lettera o una cartolina tramite la posta. E' una bellissima esperienza, che spesso si fa per amicizia o per lavoro. Scrivere una missiva, imbustarla, affrancarla e imbucarla richiede tempo e denaro. Tutto questo non succede con le lettere elettroniche (in inglese electronic mail, abbreviato email). Questa azione si riduce solamente nello scrivere testo ed indirizzo del destinatario.
Con l'e-mail è possibile mandare una lettera di qualunque dimensione, magari allegando una vostra foto, un libro, un brano musicale o un omaggio floreale virtuale, pressoché istantaneamente, verso un qualsiasi indrizzo del mondo. Il destinatario dovrà a sua volta possedere un indirizzo di posta elettronica, s'intende. Tutto questo senza nessun costo aggiuntivo alla telefonata che spendiamo per la connessione! Perché spendere di più per un servizio più lento? Da recenti statistiche, una lettera impiega 2-3 giorni per essere consegnata nella stessa città in Italia, e costa ben 80 centesimi!
Dopo aver composto e scritto una lettera elettronica, con un semplice comando il vostro computer si collegherà a un particolare server (che chiameremo mail server o server di posta). Una volta ricevuto il vostro messaggio il vostro mail server contatta un secondo mail server, che contiene la caselle postale del destinatario. Se non si verificano errori (l'indirizzo potrebbe essere errato, per esempio) la posta arriva nella casella postale del ricevente e qui resta sinché il destinatario non ``apre'' la sua casella elettronica e ne preleva il contenuto.
Più in dettaglio, il primo server di posta viene chiamato anche Server di posta in uscita o Server SMTP. Il secondo server viene detto anche Server di posta in entrata o Server POP3. Potete avere molte caselle di posta, disseminate su vari provider.
Come nel caso dei siti web, anche per la posta elettronica c'è bisogno di un indirizzo. L'indirizzo email ha una struttura simile anche se in questo caso tutte le parti di un indirizzo email sono indispensabili. Ecco un esempio:
In alcuni casi può essere utile lasciare la posta nella nostra casella di posta - per esempio, se abbiamo la possibilità di connetterci ad internet da posti diversi (csa, scuola, lavoro, internet café, ...). In questo caso è possibile usare un protocollo speciale noto come IMAP, anche se non tutti i server e client di posta, attualmente, lo supportano.
Linux ci offre una grande quantità di programmi, con un vario grado di complessità.
Lanciamo il programma di posta: apparirà una finestra simile alla
figura
. In questo programmi possiamo identificare,
oltre alle solite caratteristiche di ogni finestra e alla barra dei
menù, alcune componenti comuni:
Per poter utilizzare la posta elettronica occorre dare ai programmi alcune informazioni. Anche in questo caso, pur usando programmi diversi, le cose da fare sono grosso modo le stesse. I programmi vanno configurati in modo del tutto analogo; per Kmail occorre selezionare la voce ``File | Impostazioni'', per Evolution occorre selezionare ``Impostazioni | Configurazione della posta'', Per Netscape `` Edit | Preferences''. In seguito daremo le istruzioni particolareggiate solo per Netscape.
Per proseguire dovete avere sottomano i dati che il vostro Internet provider solitamente vi fornisce assieme all'accesso Internet; si tratta del Nome utente (``Es: ugo''), la Password (Es: ``xyz_556'')20, il nome del server di posta in uscita e il nome del server di posta in entrata.
Per prima cosa selezionate l'opzione ``Preferences'' dal menù
``Edit `` . Nella finestra di dialogo che apparirà noterete
sulla sinistra un menu. Su di esso selezionate la voce ``Mail &
Newsgroup'' e quindi la voce ``Identity'' (Per fare questo potreste
aver bisogno di fare click sul piccolo triangolo alla sinistra del
menu)
![]() |
| La finestra sarà come qui a fianco. Inserire in ``Your Name'' il vostro nome, o quantomeno come volete che il vostro nome appaia - potete tranquillamente utilizzare nomi di fantasia o pseudonimi; in ``Email Address'' Il vostro indirizzo. I campi restanti sono del tutto opzionali. |
![]() |
| Selezionare ora la voce ``Mail Servers'' (sempre sotto ``Mail & Newsgroup'') e la schermata muterà come mostrato. Scrivete nei campi le informazioni seguenti, lasciando invariato tutto il resto : in ``Outgoing mail server'' scrivete l'indirizzo del server SMTP (Posta in uscita) fornitovi dal vostro provider, e in ``Outgoing mail server user name'' mettete il vostro nome utente. Fate ora click su ``Add''. |
Apparirà una nuova finestra. Non disperate, è l'ultima! Occorre aggiungere
le ultime informazioni: in ``Server Name'' mettere il
nome del server POP3, in ``Server Type'' lasciate POP,
in ``User Name'' scrivete - nuovamente - il vostro nome
utente. Deselezionate, infine, la voce ``Check mail every ___
minutes''. Confermate ora le vostre scelte con OK e il programma
sarà pronto.
A questo punto potete iniziare a scrivere il vostro messaggio. Fate click sull'icona ``New Message'' o ``Nuovo Messaggio di posta''.
![]() |
| Apparirà una finestra di composizione come questa. La finestra ha una barra di strumenti leggermente diversa, ma per il momento ci limiteremo a indicare solo i comandi strettamente necessari per inviare un messaggio. Ecco i passi da effettuare: |
Per prima cosa dovrete andare a vedere se ci sono messaggi per voi.
Per farlo, collegatevi a Internet e avviate il programma di posta.
Nel caso di Netscape, fate click sull'icona a forma di busta di Navigator,
oppure selezionate la voce ``Communicator | Messenger'' oppure,
ancora, battendo
-
. Se ciò non bastasse scegliete
l'opzione ``Get Mail'' o ``Controlla la posta''. In certi
casi, potrà essere necessario inserire la vostra password di posta.
Fatto questo, il programma si collegherà alla vostra casella di posta
e, se non ci sono errori di configurazione o di password, la scaricherà
sul vostro disco.
Ora avrete il legittimo desiderio di leggere la vostra posta. Per
farlo, andate nella vostra cartella di posta in arrivo (inbox).
Nella parte superiore del pannello di destra comparirà la lista dei
messaggi che vi sono arrivati in neretto, con relativo mittente, oggetto,
ora di spedizione. I messaggi che sono contraddistinti dalla graffetta
contengono file allegati (
),
che possono essere immagini, audio-video e un sacco di altre cose.
Sotto la lista dei messaggi comparirà il corpo dell'email selezionata nella lista. Niente di particolare da spiegare, qui, anche se è di fatto la parte più importante di tutto il programma. A questo punto potete leggere l'intero messaggio, utilizzando le barre laterali o la tastiera. Quando siete soddisfatti, potete decidere cosa fare di questo messaggio utilizzando i pulsanti della barra degli strumenti.
Le vostre possibilità sono:
E' consuetudine (e buona norma) spedire messaggi di posta senza troppi fronzoli, per permettere a qualsiasi programma di posta di leggere i messaggi. Alcuni programmi, infatti, non visualizzano le email scritte con la formattazione del testo, allegati e codice HTML. Per questo, di solito, si inviano i messaggi come solo testo, anche per velocizzare il procedimento di invio e ricezione. Come si fa per spedire messaggi in modalità solo testo? Nel caso di Netscape/Mozilla lo trovate in ``Edit | Preferences'', scegliendo quindi l'opzione ``Formatting''
Quando avete un centinaio di amici con indirizzo di posta elettronica, diventa impossibile ricordarsi con esattezza il loro indirizzo. Pertanto è molto più comodo utlizzare una rubrica elettronica per memorizzare gli indirizzi. Netscape e Evolution usano una rubrica integrata, mentre Kmail usa un programma esterno, ma dal punto di vista dell'uso cambia davvero poco.
Per visualizzare la rubrica cercate in fondo a destra il pulsante Rubrica e premetelo; alternativamente, selezionate la voce di menu ``Communicator | Address Book''. nella finestra che appare fate click.
Per aggiungere un nuovo contatto, fate click su su ``New Card'' o ``Nuovo contatto''
![]() |
| Si aprirà una finestra di questo tipo, nella quale dovrete inserire nome (First Name), cognome (Last Name) e l'indirizzo di posta elettronica (Email address). Gli altri campi di solito andranno lasciati vuoti, ma se volete completare il profilo della persona avete una vasta gamma di dati da inserire. Questo vi faciliterà anche le ricerche, in futuro, quando avrete molti indirizzi in rubrica. |
C'è anche una scorciatoia: se state leggendo un messaggio e al suo interno il programma riconosce un indirizzo di posta elettronica, basterà fare click col tasto destro: apparirà un menù dal quale potrete scegliere l'opzione aggiungi alla rubrica (Add to address Book) e l'indirizzo in questione sarà aggiunto automaticamente alla vostra rubrica.
Utilizzare la rubrica è semplicissimo: ogni volta che componete un messaggio potete richiamare la rubrica e aggiungerla ai destinatari del messaggio trascinandoli sopra oppure scegliendo l'opzione ``New Message''.
Quando spediamo una email possiamo inserire dei file allegati (ing. attachment) al messaggio di testo, di qualsiasi tipo. A volte il messaggio di testo viene lasciato vuoto, perché il vero scopo dell'email è proprio l'allegato, anche se è buona abitudine scrivere sempre un paio di righe che descrivano il contenuto del file.
Quando componiamo un nuovo messaggio, per allegare un file, dobbiamo fare click sull'icona che raffigura una graffetta; il pulsante aprirà la finestra che permette di cercare file all'interno del disco fisso. Selezionate il file da spedire e premete il tasto di conferma. Ora nel messaggio che stavate scrivendo sarà visibile un campo chiamato Allega, che mostrerà i file che abbiamo deciso di spedire e la sua dimensione. Fate attenzione a quest'ultima, perché messaggi troppo pesanti (dimensione elevata) sono di solito malvoluti dai destinatari (se non abbiamo precedentemente chiesto l'autorizzazione): la loro casella di posta può risultate intasata e, se hanno una connessione lenta, occorrerà loro molto tempo per scaricarli.
Quando riceviamo un messaggio che contiene un allegato, nella lista della posta arrivata si presenterà con una graffetta a destra del mittente.
Se lo selezioniamo apparirà come una email normale, con una graffetta
in alto a destra sopra il testo: fate click ora sulla graffetta per
aprire l'allegato. In generale il programma vi chiederà in che posizione
volete salvare il file; in certi casi potrebbe chiedervi se volete
aprire direttamente l'allegato e visualizzarlo.
A lungo andare diventa difficile gestire i tanti messaggi che arrivano nella vostra casella elettronica. Per questo motivo, tutti i moderni programmi di posta permettono di creare cartelle (e sottocartelle) nelle quali memorizzare i messaggi in modo coerente e ordinato. Di più: è possibile dire al programma di trasferire automaticamente i messaggi nelle varie casella di posta, a seconda dell'oggetto, del mittente o di altri parametri - Quest'ultimo è però un argomento avanzato che, per il momento, non tratteremo.
Facendo ancora riferimento alla finestra principale
,
notiamo che vi sono diverse cartelle predefinite, ovvero
Una lista di distribuzione (ing: mailing list) è una lista di indirizzi di posta elettronica, mantenuta in un computer esterno al vostro e sempre connesso in rete, con un nome ed un indirizzo proprio. Le persone che si iscrivono a questa lista ricevono tutti i messaggi indirizzati alla lista, e questa semplice procedura facilita notevolmente le discussioni di gruppo su argomenti prefissati, chiamati anche topic della lista.
Di solito ogni mailing list ha una pagina Internet che spiega come fare per iscriversi, di cosa si discute e varie altre informazioni. Per iscriversi, nella maggior parte dei casi, possono capitare due diverse procedure:
Semplice, no?
``Vedere e non toccare è qualcosa da imparare''. Questo proverbio, fortunatamente, non si applica al mondo di Internet. Se vogliamo possiamo trasferire files e memorizzarli sul nostro calcolatore. Per fare questo è possibile utilizzare un normale browser, ma esistono diversi programmi specializzati - in particolare sono in grado di trasferire automaticamente intere cartelle di documenti e riprendere il trasferimento se questo, per qualche motivo, si interrompe.
Il più pratico da utilizzare è certamente gftp. Con tale programma, una volta digitato l'indirizzo web del sito da cui volete scaricare i files (e, in certi casi, anche il nome utente e la password), avrete a disposizione due piccole finestre: quella di sinistra rappresenta i files presenti sul vostro computer (in gergo: locali) nell'altro i files presenti sull'altro calcolatore (in gergo: sul server o sul computer remoto). Selezionando i files dall'una o dall'altra parte e facendo click sulle frecce in mezzo alle finestre avvierete il trasferimento. Programmi simili ma con caratteristiche lievemente diverse sono kbear e kwebget.
Un altro programma, leggermente diverso, è Caitoo. Con questo
programma potete ``preparare'' una serie di trasferimenti e attivarli
tutti insieme, o separatamente, o ad un dato momento. Per attivare
un trasferimento, potete usare il sistema ``drag & drop'' se
usate KDE, oppure potete selezionare un testo un qualsiasi programma
(per esempio Netscape), battere
-
, attivare Caitoo,
scrivere
-
e selezionare dove volete salvare
il file.
Una variante della posta elettronica meno nota ma altrettanto utile sono i gruppi di discussione. In parole povere, si tratta di una versione elettronica della bacheca della scuola, dove tutti possono affiggere messaggi e notizie. Il servizio è solitamente gratuito, ma ogni singolo provider può generalmente fornire solo una selezione di newsgroup e non tutte le migliaia presenti al mondo.
Per accedere al servizio di news occorre una sola informazione, ovvero il nome del server delle news (Esempio: ``news.tin.it''). Taluni (rari) provider richiedono una password aggiuntiva per il servizio.
Anche in questo caso è possibile utilizzare Netscape Navigator. Fate riferimento alla configurazione di posta elettronica, e scegliete ora la voce ``Newsgroup Servers''. A quel punto selezionate il server indicato (solitamente news (default)), fate click sul pulsante ``Delete'' per cancellarlo, quindi fate click su ``Add'' e scrivete il nome del vostro server.
A questo punto, selezionando ``Communicator | Newsgroup'', oppure scrivendo ``news:`` nella barra degli indirizzi, verrà visualizzata la parte del programma che permette di leggere le news. Per poterlo utilizzare, dovete abbonarvi (subscribe) a uno o più gruppi che vi interessano. A discapito del nome fuorviante, questa operazione non vi fa iscrivere al gruppo (i newsgroup non lo necessitano), ma semplicemente memorizza nel programma di posta i vostri gruppi preferiti. Siccome i messaggi dei newsgroup non vengono spediti agli iscritti (perché non ce ne sono) ma sono mantenuti su un computer esterno, il programma che visualizza i messaggi deve scaricarli da solo.
Quindi, fate click con il pulsante destro sulla piccola icona con il nome del vostro server di news e scegliete ``Subscribe to Newsgroup''. La prima volta che lo farete si tratterà di un'operazione piuttosto lunga, dato che il programma dovrà scaricare l'elenco di tutti i gruppi di discussione presenti, che sono diversi a seconda del provider utilizzato ma, in genere, sono tanti.
I gruppi seguono una precisa gerarchia, simile alle cartelle del nostro disco fisso. Il nome del gruppo contiene tutte le classi al quale appartiene, in ordine dal più generale al più dettagliato. Prendiamo come esempio l'ottimo gruppo it.arti.musica.spartiti, che è dedicato allo scambio di accordi delle canzoni più famose. Appartiene alla categoria it, che contiene i gruppi italiani, al sottoinsieme arti e al sottosottoinsieme musica. Il nome di un gruppo di discussione, quindi, descrive bene il proprio argomento. Ricorda anche la struttura di un URL, ma per certi aspetti è scritto alla rovescia.
Una volta che avete trovato il gruppo che vi interessa, selezionatelo con il mouse e fate click su OK. Nel pannello di sinistra comparirà il nome del gruppo di discussione che abbiamo deciso di seguire: il numero tra parentesi indica i messaggi di quel gruppo (chiamati anche post) che non abbiamo letto. Quando fate click sul gruppo a cui vi siete iscritti, vi apparirà una lista dei messaggi presenti sul server. Sono raggruppati per titolo, ed i messaggi spediti in risposta ad altri si presentano subito sotto agli originali, per facilitare la lettura della discussione. Questi gruppi di messaggi dall'oggetto in comune si chiamano thread (filo, trama). Il corpo dei messaggi è identico a quello delle email normail, con mittente, gruppo di appartenenza ed oggetto, e potrete rispondere con le solite modalità.
Una differenza sostanziale che li distingue dalle email è il fatto che qui potete vedere il titolo del messaggio prima di scaricarlo, se vi interessa. Mentre questo era un vantaggio tempo fa, quando la velocità di connessione era molto minore di quella attuale, e scaricare i messaggi costava tempo, allo stato attuale conviene scaricare sempre tutti i messaggi sul disco fisso, per poi leggerli una volta chiusa la connessione (in modo da spendere il meno possibile di bolletta del telefono). Il discorso non vale quando i messaggi contengono allegati, nel qual caso la convenienza in termini di spesa e velocità viene a mancare (se i messaggi sono pesanti occorre scaricare solo il minimo necessario, cioè quelli che veramente interessano).
Nati dal videotel, si sono evoluti nelle cosiddette messaggistiche irc (internet relay chat). Grazie ad essi, è possibile comunicare in modalità testuale con tantissime persone, in tempo reale, sparse nei cinque continenti. Uno dei programmi più evoluti e potenti è senz'altro X-chat, dotato di ottime capacità di automatizzazione e di 'robot' per automatizzare le risposte. Meno potente, ma forse più adatto per chi si avvicina per la prima volta è kvirc.
Molti siti internet chiedono l'inserimento di un nome utente (o pseudonimo) e di una password. Spesso domandano anche se si vogliono tenere in memoria questi dati, per evitare un futuro reinserimento. Questo può essere utile, ma anche molto pericoloso: gli utenti alle prime armi hanno la cattiva abitudine di sottovalutare il problema della sicurezza. Un consiglio da seguire è quello di non fare memorizzare le proprie password almeno quando proteggono dati importanti.
Proteggere la propria casella di posta elettronica è solo un esempio di quanto sia delicato questo problema. Se lasciassimo entrare un malintenzionato, potrebbe scrivere email a nostro nome, oppure leggere i nostri messaggi (che possono personali o ancora peggio potrebbero riguardare dati di lavoro che non possono essere pubblicati), oppure, se più scaltri, potrebbero modificare il nostro computer. Per fortuna, la piaga dei virus via posta (ing: worm, o verme) che flagella gli utenti di altri sistemi operativi è pressoché inesistente sotto Linux.
Cercate comunque, per il vostro bene, di seguire queste semplici regole:
Esistono anche sotto Linux dei programmi antivirus, anche se sono ben pochi quelli che ne fanno uso. In ogni caso, se siete paranoici, oppure avete sul vostro disco un altro sistema operativo più soggetto alle... malattie, potete usare uno dei programmi seguenti a costo zero:
Avete appena scritto il vostro bellissimo documento e volete stamparlo. Scegliendo l'opzione ``Stampa'' del menù siete investiti da una serie di scelte del tutto incomprensibili. Provate a schiacciare qualche tasto a casaccio e da stampante emette fischi e proteste, oltre a stampare un foglio totalmente bianco. Occorre l'aiuto di qualcuno...
Oltre - ovviamente - alla stampante, vi serve un computer con un sistema Linux funzionante. Sono inoltre necessari una serie di pacchetti software (ghostscript, lpd, cups, printtool, apsfilter, ecc. ) che sono solitamente installati automaticamente in un sistema standard.
Come abbiamo visto nel Capitolo
, esistono tre tipologie
principali di stampanti: le stampanti ad aghi, quelle a getto d'inchiostro
e quelle laser. Le caratteristiche che distinguono le stampanti tra
loro sono, in ordine sparso,
Le stampanti ad aghi sono il tipo di stampante più antiquato, ma ancora oggi in largo uso soprattutto negli uffici. Si tratta di stampanti economiche, molto veloci ed altrettanto rumorose. La qualità di stampa è generalmente bassa: resta accettabile per il testo, ma la resa delle immagini risultano davvero scarse. Alcune stampanti accettano soltanto la carta perforata, mentre quelle più moderne accettano ogni tipo di formato.
Date le limitate capacità di queste stampanti, non sono necessarie impostazioni specifiche per una particolare stampante. In genere è sufficiente utilizzare le impostazioni standard delle stampanti più diffuse ovvero le stampanti ``Epson compatibili'' o le ``IBM Proprinter''.
Le stampanti a getto d'inchiostro sono le stampanti attualmente più diffuse per uso casalingo e per i piccoli uffici. In questo campo le stampanti più popolari sono le Hewlett Packard, per le quali è facilissimo trovare il supporto21 . Lo stesso dicasi per i modelli più noti delle maggiori ditte (Canon, IBM, Epson, Lexmark, ...), mentre per altre marche potreste avere qualche difficoltà . Anche in questo caso, se proprio non trovate l'esatto tipo di stampante, in linea di massima vi troverete bene con le impostazioni ad un modello simile ma precedente.
Le stampanti laser sono il tipo di stampante con miglior resa. Una volta dal costo proibitivo, sono ora leggermente più care di quelle a getto d'inchiostro ma, specie per i modelli più semplici, del tutto abbordabili. Le stampanti laser si dividono a loro volta, in stampanti laser Postscript e non Postscript.
Postscript è un linguaggio di descrizione di pagina inventato dalla Adobe, Inc. ed è diventato, nel corso degli anni, uno standard assoluto nel mondo della grafica. Alcune stampanti laser, per motivi di economicità, sono privi del supporto Postscript. Se potete permettervelo, prendete una stampante Postscript.
Esistono in commercio, alcune stampanti definite come ``winprinter'' (più tecnicamente ``GDI printer''). Si tratta di stampanti estremamente economiche, poiché in realtà, sono macchine ``prive di cervello'', cioé di qualsiasi forma di controllo elettronico. Per poter funzionare, queste stampanti hanno bisogno di un driver specifico che la ditta produttrice, a tutt'oggi, sviluppa solo per il sistema Windows.
Non è facile individuarle: alcune di esse hanno nomi sospetti, quali Winprint, Winjet, Winwriter e simili, ma in certi casi non c'è alcuna chiara indicazione. La cosa migliore, in caso di dubbio, consiste nel chiedere informazioni al rivenditore. Per fortuna, questa odiosa pratica pare in declino.
La scelta di una stampante dipende da molti fattori, quali l'uso che si intende fare e il budget a disposizione. Al di là di altre considerazioni, consigliamo di scegliere una stampante con connessione parallela: si tratta del tipo di stampanti più diffuse, e con il maggior supporto sotto Linux.
Quindi, in linea di massima, prima di comprare una stampante è meglio
informarsi un po' su Internet. Il sito principe in questo campo è
Linuxprinting che offre una lista completa di stampanti e la
relativa lista di driver liberi. Di particolare interesse la loro
pagina di suggerimenti. D'accordo che è in inglese, ma Babelfish
[http://babelfish.altavista.com] produce una traduzione
sufficientemente comprensibile. Altri siti di discreto interesse appaiono
Nella tabella
troverete altri siti di
particolare interesse per la stampa.
| Nome | URL |
| Linux Printing | http://www.linuxprinting.org |
|---|---|
| Suse Database | http://cdb.suse.de/cdb_english.html |
| Linux Hardware Database | http://www.linhardware.com/db/searchproduct.cgi |
| Hardware Italia | http://www.ziobudda.net/hwil/ |
La maggior parte delle stampanti si collegano al calcolatore con attraverso la porta parallela, il cui cavo è mostrato mostrata qui a fianco.
![]() |
| Per farlo, estraete e disimballate la stampante dalla confezione, togliete il cavo , collegatelo alla porta parallela posta sul retro del computer da un lato e sull'apposito connettore della stampante. |
|
Alla fine, collegate la presa alla corrente e accendete la il tutto.. Se si tratta di una stampante recente, quasi sicuramente è in grado di accendersi da sola al momento della stampa e dell'installazione, in caso contrario dovrete accenderla manualmente. Provate!
Come sempre, all'interno del mondo Linux, avete più scelte a vostra disposizione. Per brevità ci limiteremo a due, cioè al sistema BSD e al sistema CUPS.
|
|
| BSD è il sistema più antico, di pura derivazione UNIX, ed è presente in tutte le distribuzioni. E' molto solido e robusto, ma mostrare i segni della vecchiaia. |
|
|
| CUPS (acronimo di Common Unix Printing System) è il sistema più recente. Anche se non ha un parco driver così ampio come BSD, è fervidamente supportato, ricco di funzioni e un'interfaccia utente molto piacevole. |
In genere la scelta su quale sistema di stampa utilizzare viene fatta quando si installa il sistema. Il nostro consiglio che è il seguente: se la vostra distribuzione supporta CUPS e vedete il nome della vostra stampante tra quelle supportate, usate CUPS, altrimenti usate BSD. Ricordate che, agli effetti pratici, non troverete molte differenze tra i due sistemi!
A questo punto, dovete dire a Linux che stampante avete, cioé dovete installare il driver specifico per la vostra stampante. Purtroppo non esiste un sistema veramente standard in questo settore: ogni distribuzione fa un po' a modo suo. Quindi dovrete utilizzare printtool se usate la Red Hat, printerdrake se usate Mandrake, COAS se usate Caldera, Yast2 se usate SuSE e così via.
A titolo esplicativo, mostreremo qui come funziona il sistema CUPS sotto Mandrake in sei semplici passi, tenendo presente che con altre distribuzioni le mosse sono del tutto analoghe.
![]() |
![]() |
| Secondo passo: tipo di connessione. Dovete dire al computer in che modo la stampante è collegata al computer. Se non siete in situazioni esotiche, fate click su ``Local Printer'' o ``Stampante Locale'' e fate click su ``OK''. |
![]() |
| Terzo passo: il nome della stampante. Sembra inutile? Dipende. Potreste avere più stampanti collegate, oppure volere diversi tipi di stampa. In ogni caso, qui dovrete indicare il nome con il quale identificare la vostra stampante (il nome standard, se ne avete una sola, è lp, iniziali di line printer; in caso contrario potete usare qualsiasi nome senza spazi). I due campi rimanenti sono opzionali e servono solo a descrivere di che stampante si tratta (``Description'') e dove si trova la stampante (``Location''). Fatto questo, premete ``OK''. |
![]() |
| Quarto passo: il modello. Vi apparirà ora una lunga lista di stampanti
supportate dalla vostra distribuzione, ordinata per ditte costruttrici
e quindi per modelli. Se la vostra stampante è presente, selezionatela
e fate click su ``OK''.
Se non trovate il nome della vostra stampante potete agire cosi:
|
![]() |
![]() |
| Ultimo passo: la prova del fuoco. È il momento di vedere se le cose funzionano: facendo click su ``Print'' o ``Stampa" il sistema di stampa verrà avviato. Potete stampare una pagina di prova normale oppure una orientata alla grafica (quest'ultima può richiedere molto tempo). Se tutto va bene, siete a posto! In caso contrario, occorre ricominciare da capo. |
Finalmente, la nostra nuovissima stampante funziona! Fremete dalla
voglia di creare qualche fantastico disegno con Gimp?
Benissimo, ora siete pronti. Lanciate il vostro programma preferito,
scrivete o disegnate qualcosa. A questo punto potete lanciare la stampa
in vari modi, il più comune dei quali consiste nello selezionare l'omonima
voce del menu ``File'' o ``Edit'', che può essere ``Stampa...''
o ``Print...'' a seconda che il programma sia in inglese o in
italiano. In molti casi esistono anche delle scorciatoie via tastiera:
spesso
-
, ma in certi casi anche
-
.
Infine, potrebbe esserci una piccola iconcina a forma di stampante
sulla barra degli strumenti. In tutti questi casi vi apparirà una
nuova finestra che vi porrà un sacco di domande. E' il dialogo
di stampa.
Il dialogo di stampa è una richiesta, da parte del calcolatore, di
una conferma da parte vostra delle opzioni che avete stabilto durante
l'installazione della stampante (
![]()
)
nonché altri dati (per esempio, se volete stampare più copie). Nella
figura
vi mostriamo l'aspetto tipico di un
dialogo di stampa come può apparire sotto Gnome e KDE22, ma spesso i programmi - specie i programmi più potenti e famosi
quali Netscape, Star/Open office o Gimp, preferiscono costruirsi un
dialogo di stampa personalizzato. Ciò che ogni tipo di dialogo chiede,
in linea di massima, è piuttosto semplice e chiaro ovvero:
Opps! Avete appena dato l'OK alla stampa di 63 copie di un documento di 350 pagine. Forse non era proprio quello che volevate, vero? Forse vi conviene interrompere la stampa, ma può essere un problema. Se pensate a una soluzione brutale, tipo togliere la corrente alla stampante o - peggio - al computer, lasciate perdere: il vostro fido sistema operativo ``terrà in memoria'' il file che dovete stampare e cercherà di stamparlo in ogni occasione. Che fare? Anche qui le strade sono diverse ma dipendono dal sistema di stampa utilizzato e dalla distribuzione.
Se usate KDE e usate BSD, fate click sull'icona della stampante presente sulla scrivania. In questo modo lancerete il programma klpq che vi mostrerà una finestra come quella che segue
In essa vedrete riassunto tutto quello che è in fase di stampa e viene chiamata coda di stampa (printer queue). Potete quindi riordinare l'ordine delle stampe e, soprattutto, eliminare le stampe non più gradite dapprima selezionandolo e quindi facendo click su ``Rimuovi''
Per farlo dovete dare un comando diretto al sistema operativo. Aprite
un terminale (
Appendice des:Terminale)
scrivete il comando lpq (che sta per line printer queue).
Nel terminale dovrebbe apparire qualcosa di molto simile a
lp is ready and printing
Rank Owner Job Files Total Size
active piffy 49 stampare.ps 1916963 bytes
lprm 49
In certe circostanze, può accadere che un semplice file di testo, scritto con un editor qualsiasi come gedit o kedit, risulti in una serie di fogli pieni di caratteri incomprensibili. Questo si verifica perché la stampante si aspetta un file in formato grafico (Postscript, ad esempio) e invece riceve un file di testo puro. Per aggirare questo problema potete agire come segue
Dato che Linux è solo il kernel di un sistema operativo, diventa assolutamente necessario reperire i programmi applicativi. Questi programmi, detti applicativi, sono quelli che ci permettono di lavorare concretamente (scrivere testi, ascoltare musica) e per questo sono considerati in modo diverso dai programmi che servono per far funzionare il calcolatore (detti programmi di sistema).
Se da un lato molti programmi applicativi sono automaticamente installati dalla distribuzione, spesso la scelta non è completa o, quantomeno, non ci sono sempre tutte le cose che ci interessano. Fino a qualche tempo fa, la disponibilità di programmi con interfaccia grafica per Linux era estremamente ridotta, oppure si trattava della trasposizione di gross-i programmi di discendenza UNIX con prezzi veramente da capogiro. Da qualche tempo la situazione è cambiata e, anche se l'offerta di programmi è ancora sostanzialmente inferiore rispetto ad altri sistemi operativi, vi sono un paio di punti a favore di Linux
Sapere che esiste un dato programma non vuol dire necessariamente poterlo usare istantaneamente. Per altri sistemi, in molti casi è sufficiente recarsi in un negozio specializzato in computer o perfino al supermercato per trovare un'ampia offerta di scatole (con il relativo costo). Per Linux le linee di rifornimento sono essenzialmente tre:
Molto spesso troviamo più programmi che possono risolvere un nostro problema, ed è lecito chiedersi quale sia il migliore. E' una domanda alla quale è molto difficile rispondere.
Per la verità, non c'è mai una risposta unica, dato che i fattori in gioco sono tantissimi, e questo tende a disorientare i principianti; secondo la nostra esperienza, la scelta va fatta considerando
In questa sezione cercheremo di capire il significato le categorie di programmi che vi capiterà di incontrare molto frequentemente, così da non restare spiazzati quando leggerete questi termini o qualcuno ve ne parlerà. I vari programmi possono essere suddivisi in sei categorie che ne definiscono la loro modalità d'uso e cioé:
Essere in possesso del programma è un passo avanti, ma la nostra avventura è ancora lontana dalla conclusione. Cose ce ne facciamo di questo strano file chiamato evolution-0.8-0mdk_helix_3.i586.rpm? Oppure, se possedete la versione 4.7 di Netscape Navigator, come fate a passare alla versione più recente senza perdere tutte le impostazioni, i segnalibri e la vostra posta elettronica? In una parola, vi serve sapere come installare le applicazioni e come farne l'aggiornamento (ing. upgrade)
Prima di Linux, gli ambienti accademici hanno sempre prodotto software
di pubblico dominio, preferibilmente per le piattaforme Unix, che
rilasciavano in formato sorgente, scritto quindi direttamente nel
linguaggio di programmazione utilizzato; era compito del tecnico procedere
compilare (
![]()
)
il software. Nel mondo Windows e Macintosh, invece, i programmi sono
quasi sempre distribuiti in formato binario
(
![]()
), privo di sorgenti ma immediatamente
utilizzabili dal cliente. L'installazione prevede il lancio di un
programma noto come installer.
Sotto Linux, la tradizione è più variegata. Infatti, è possibile installare un nuovo programma in tre modi:
Un package (letteralmente: pacchetto) è un file unico contenente tutto quanto occorre per installare e configurare un programma. Una volta in possesso del package, è sufficiente dare un semplice comando e l'intero programma verrà installato o aggiornato alla versione più recente. I vantaggi dei package sono evidenti:
I formati più utilizzati attualmente sono:
Non è una domanda pellegrina! Anche lo spazio nei dischi rigidi tende ad aumentare di anno in anno, installare tanti programmi può comunque causare un certo 'intasamento'. In linea di massima, non è mai opportuno scendere al disotto del 5% dello spazio a disposizione, e comunque tenetevi sempre 100MB a portata di mano. Per sapere come fare a vedere lo spazio a disposizione, vedi il capitolo ``Domande e risposte''
La tendenza più recente di tutte le distribuzioni di Linux è quella di sviluppare programmi personalizzati per la gestione dei pacchetti, magari integrando la capacità di aggiornamento via Internet (tra essi YaST, Gestione Software di Mandrake e Red Carpet). Alcuni di essi sono davvero potenti ed interessanti, ma non abbiamo qui la possibilità di esaminarli tutti! Sarà sufficiente consultare il manuale della distribuzione per ottenere ulteriori delucidazioni.
Oltre ai programmi specifici per ogni distribuzione, sono essenzialmente due i programmi generici per la gestione dei pacchetti: Gnorpm e Kpackage. Entrambi i programmi permettono diverse funzioni:
Gnorpm è il programma standard per l'installazione di pacchetti dell'ambiente
grafico Gnome. E' disponibile per tutte le distribuzioni, ed è lo
strumento adottato dalla Red Hat. E' molto potente e permette,
tra l'altro, di ricercare un particolare pacchetto su internet e installarlo
direttamente grazie a un collegamento a rpmfind (
).
Collegatevi ora come utente root e lanciate il programma gnorpm.
Vedrete una finestra simile alla figura
,
a sinistra. Se fate click sul menu ``Aiut''o potrete consultare
alcune pagine che vi aiuteranno nell'uso del programma.
Kpackage