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Sezione 1: Il territorio e il paesaggio

La narrazione museale prende il via nella sala 1. Il visitatore/viaggiatore si muove in un ampio spazio il cui percorso è segnato dalla stampa di una strada basolata romana posta sul pavimento; alla sinistra si trova una spina centrale con le vetrine che ospitano i reperti e un pannello con una linea cronologica che mette a confronto i principali eventi della storia, con viaggi, migrazioni e scoperte e con gli eventi che hanno interessato Campagnano fino ai nostri giorni. Il primo pannello sulla destra è dedicato all'illustrazione delle vicende geologiche che portarono alla formazione del distretto sabatino: tramite foto e testo sono illustrate le vicende geologiche che hanno portato alla formazione del paesaggio naturale. Il racconto si concentra sugli esiti ultimi sul paesaggio che portarono alla formazione dei numerosi specchi d'acqua (la mansio di Baccano sorgeva sule sponde dell'omonimo lago oggi non più esistente) che caratterizzavano il territorio fino al XIX secolo, elementi essenziali per meglio contestualizzare gli insediamenti e le vicende che li hanno caratterizzati. Sulla stessa parete seguono altri pannelli che illustrano, tramite foto di grandi dimensioni, la rete stradale e la storia del territorio nel periodo etrusco, romano e medievale.

 

Sezione 2: periodo etrusco

Si passa quindi ad illustrare l'età etrusca con l'esposizione dei materiali della tomba del Quarticciolo e di quelli recuperati a Vallelunga. La narrazione in questo caso è svolta su un doppio registro, da un lato è incentrata sull'illustrazione dei siti e dei reperti esposti nelle vetrine, dall'altro lato, tramite pannelli esposti sulla parete destra della sala, sulle vicende del popolamento del territorio e sulla viabilità antica.

Nella vetrina 1 trovano collocazione i reperti, frutto del un recupero avvenuto in località Quarticciolo, e della seguente donazione al museo, del corredo di una sepoltura inquadrabile tra l’ultimo trentennio dell’VIII secolo a.C. e la fine del primo quarto del VII secolo a.C. La presenza di punte di lancia e di giavellotto indica l’appartenenza di parte del corredo ad un inumato di sesso maschile, un ricco guerriero. Tra gli oggetti di pregio sono le coppe in bronzo, gli elementi di un tripode, e vasi prevalentemente legati al tema del banchetto funerario, cui alludono le coppe e un piatto, ma anche la grande olla forse utilizzata in funzione di cratere per mescolare vino e acqua. La coppa su alto piede e le anforette a spirali hanno un valore rituale e ostentatorio e caratterizzano deposizioni di rilievo. Alcuni frammenti forse attribuibili a spiedi e a un coltello sono riconducibili alla cottura delle carni del banchetto.

Segue l'allestimento dei reperti provenienti dal sito di Maggiorana/Vallelunga recuperati nel corso di scavi effettuati nel 2001 all'interno dell'autodromo di Vallelunga, dove è stato portato alla luce un percorso viario di età etrusca, riutilizzato poi nel periodo romano. Lungo la strada si aprivano alcune tombe etrusche (tombe 1 e 2) a camera ipogea. Le tombe erano già state violate in età romana ma i corredi, forse ad esse pertinenti, furono utilizzati nel riempimento di alcune fosse, circostanza che ha permesso il recupero dei reperti esposti. I materiali sono ospitati nelle vetrine 2 e 3 e sono databili tra la seconda metà del VII e la prima metà del VI secolo a.C. e consistono in gran parte in vasellame di bucchero, e in minor misura in ceramica acroma, d'impasto, e tardo geometrica. A quest'ultima classe, in particolare, appartiene una coppia di anfore con decorazione c.d. "a cani correnti". Tra i buccheri si segnalano numerosi vasi per il consumo del vino e di cibo (oinochoai, olpai, kylikes, kantharoi, olle, anfore), recuperati in frammenti ma interamente ricomposti. Nell'insieme i reperti testimoniano chiaramente la pratica del banchetto e in particolare del simposio. Eventuali altri reperti, in particolare quelli metallici, sono assenti, è probabile quindi che siano stati asportati già in età romana, quando le tombe furono violate e svuotate.

 

Sezione 3: l'età romana

L'esposizione procede con l'illustrazione delle vicende del territorio in età romana con particolare attenzione al processo di romanizzazione conseguente alla sottomissione a Roma. Questa parte dell'esposizione è quella centrale del museo perché al suo interno trova spazio il contesto più noto e meglio indagato dell'area, cioè quello della mansio di Baccano. A questo si aggiungono i materiali romani dallo scavo in località Maggiorana/Vallelunga e quelli della villa del Casalino.

Nella vetrina 4, che prosegue l'esposizione lungo la spina centrale della sala 1, sono esposti i materiali romani recuperati nel piccolo insediamento di Maggiorana/Vallelunga. Con la conquista della città etrusca di Veio, agli inizi del IV secolo a.C., la zona entrò nell’orbita di Roma e probabilmente intorno al III secolo a.C. venne costruito l'insediamento, in origine una piccola fattoria, poi forse anche un luogo deputato al cambio dei cavallo (mutatio) o all'ospitalità dei viaggiatori. Le costruzioni erano organizzate intorno a un percorso viario di età etrusca, riutilizzato e pavimentato con basoli nel periodo romano. L'abbandono del sito si può datare verso la fine del III secolo d.C. Nella vetrina sono esposti una serie di reperti tra i quali, di particolare importanza, frammenti di ceramica a vernice nera e di sigillata italica che rappresentano la fase romana repubblicana e primo imperiale del sito, illustrando così una fase cronologica completamente assente nella vecchia esposizione del museo. Nella vetrina sono poi esposte ceramiche comuni, da fuoco, monete e altri reperti che illustrano alcuni aspetti della vita nel'insediamento.

Fuori vetrina nella sala trovano posto un cippo di confine in pietra, una macina in pietra lavica e un frammento di meridiana di marmo. Questi reperti accompagnati dalle relative didascalie servono ad illustrare alcuni aspetti della sistemazione del territorio in età romana. La meridiana in particolare si connette strettamente con la narrazione del viaggio grazie all'apparato didascalico che offre un'illustrazione del suo funzionamento e dei tempi di percorrenza.

Sempre nella sala 1, nello spazio compreso tra l'ingresso della sala 2 e la spina centrale di vetrine, trovano posto delle anfore, sostanzialmente integre, del tipo Spello (I-II secolo d.C.), disposte su un apposito espositore. Le anfore, frutto di un sequestro effettuato negli anni Ottanta dalla competente Soprintendenza, provengono da una villa romana del territorio campagnanese, in località Casalino. L'apparato didascalico illustra le caratteristiche delle anfore come contenitore da trasporto, sottolineando così il viaggio compiuto dalle merci all'interno dell'impero.

La sala 2, come le successive sale 3 e 4, è interamente dedicata alla mansio di Baccano. Essa rappresenta il punto di arrivo del visitatore/viaggiatore e illustra alcuni aspetti della vita quotidiana al suo interno. Di sicura rilevanza, anche scenografica, è la collocazione al suo interno di un mosaico proveniente dall'impianto termale della mansio, da un ambiente probabilmente utilizzato come tepidarium, strappato e recuperato al momento dello scavo. Si tratta di un mosaico a tessere bianche e nere che rappresenta un ambiente marino con fantasiose figure di pesci. Il mosaico è stato ricollocato su una pedana di ca. 3,5 X 3 m, che lo solleva alcuni cm da terra.

Le vetrine disposte nella sala raccontano altri aspetti della vita quotidiana. La vetrina 5 raccoglie delle forme ceramiche, principalmente ceramica comune da mensa e sigillate, utilizzate nella tavola dei romani, riprendendo così, anche se con integrazioni, la selezione dei materiali già proposta nella precedente esposizione. La vetrina 6 raccoglie invece ceramiche da fuoco e anfore (frammentarie) illustrando così un altro aspetto della vita quotidiana legato all'alimentazione e alla preparazione dei cibi. La vetrina 7, infine, raccoglie una serie di oggetti riferibili alla cura e all'abbellimento della persona, quali specilli utilizzati per la preparazione di unguenti e profumi, uno strigile, anelli, vaghi di collana, ecc.

Completano l'esposizione un comignolo in terracotta sostanzialmente integro, probabilmente relativo all'impianto termale della mansio, delle foto che documentano gli scavi degli anni'80, la stampa in grandi dimensioni della planimetria della mansio e di un tratto della Tabula Peutingerina (la copia di una carta stradale dell'impero).

La successiva sala 3 ospita altri materiali provenienti dalla mansio. Si tratta di reperti che illustrano altri aspetti della vita quotidiana. La vetrina 8 accoglie un'ampia selezione di lucerne di diversa tipologia e cronologia che coprono un arco temporale che va dal I al VI secolo d.C. La vetrina 9 accoglie invece reperti scultorei di arredamento, principalmente in marmo, tra i quali un frammento di fusto di colonna, un frammento di erma raffigurante Bacco, una testa di putto e soprattutto una statuetta in bronzo raffigurante Giove. Nella sala trova anche collocazione un trapezoforo, decorato nella parte frontale, grossomodo a mezz'altezza, dove è ricavato a rilievo un busto di un fanciullo che sostiene con la mano destra un pomo.

 

La vetrina 10 raccoglie reperti relativi alle attività condotte nella mansio, arredi e strumenti. Tra i numerosi reperti, alcuni dei quali di bronzo, si segnalano frammenti di serrature, placche di rivestimento, pesi (uno in particolare di piombo, rivestito di bronzo, pertinente ad una stadera), un pane di piombo, aghi da cucito, ecc. Un menzione a parte meritano una spada ad anello e una punta di freccia che, insieme probabilmente ad una placchetta a pelta, sono la testimonianza della guarnigione militare che doveva essere presente nella stazione di posta.

Nella vetrina 12 della sala 4 sono raccolte una selezione di monete rinvenute nella mansio, comprese in un arco cronologico che va dalla tarda età repubblicana, e tra queste si segnala un denario d'argento cd. legionario coniato a nome di Marco Antonio nel 32-31 a.C. allo scopo di pagare le legioni a lui fedeli nello scontro con Ottaviano, all'impero di Diocleziano e Costantino, le cui emissioni rappresentano il nucleo più numeroso tra quelli ritrovati negli scavi. Sempre nella stessa sala, la vetrina 13, riproduce alcune tabulae lusoriae (una sorta di scacchiere) e raccoglie pedine da gioco e dadi, illustrando così anche un aspetto della vita quotidiana legato al tempo libero, al gioco e quindi in stretta attinenza con le monete esposte vicino.

Lasciate le sale 3 e 4 il visitatore "esce" dalla mansio per entrare nella sala 5 dove l'esposizione riprende il suo percorso topografico e cronologico. Questa sala è dedicata a raccogliere alcune testimonianze materiali relative al mondo funerario. Nella vetrina 14 sono, infatti, raccolti alcuni elementi di corredo delle tombe scavate in località Capocroce, che si trova a poca distanza dalla mansio e che doveva essere una delle necropoli utilizzate dai suoi abitanti. Tra i pochi oggetti rinvenuti ed esposti si segnalano due lucerne frammentarie, un boccalino a pareti sottili, frammenti di aghi crinali, una moneta e una campanellina di bronzo, probabilmente relativa ad una sepoltura infantile. Nella stessa vetrina trovano posto un frammento di coperchio di urna funeraria e uno di lastra con iscrizione, rinvenuti nella mansio.

Per completare il quadro degli usi funerari di età romana, la sala accoglie due grosse are sepolcrali con iscrizioni che testimoniano, tra l'altro, la presenza di personaggi di condizione servile e di origine orientale (o nordafricana) all'interno della mansio, fornendo così la possibilità di spiegare le forme di mobilità delle genti nel mondo romano.

Al supporto dei pannelli e delle didascalie è demandata l'illustrazione delle pratiche funerarie e la trascrizione e la traduzione dei testi delle iscrizioni.

 

Sezione 4: periodi medievale e moderno

La visita nella sala prosegue ancora con l'illustrazione, principalmente attraverso l'apparato didascalico, dell'evoluzione del territorio e della viabilità in età medievale e moderna, con una menzione particolare del percorso della via Francigena che l'attraversa e che oggi, anche grazie agli investimenti della Regione Lazio, tocca il paese di Campagnano e percorre il suo territorio con percorsi segnalati e attrezzati. Oltre all'impianto didascalico la sala raccoglie, nella vetrina 15 una selezione di frammenti ceramici di età medievale e moderna. I materiali furono raccolti sulle pendici nordovest e nordest del centro storico del paese. Le scarse notizie conservate sul ritrovamento non ci consentono di sapere se provengano da butti a dispersione o se siano dovuti alla normale fluitazione di materiali sulla pendice del pianoro. I frammenti identificati coprono un arco cronologico che va dal XIV al XVII secolo. Tra le classi ceramiche si segnalano la maiolica arcaica, rappresentata soprattutto forme aperte: ciotole carenate e piatti con decorazioni ad archetto, e la maiolica rinascimentale policroma. Si segnalano anche alcuni frammenti con decorazioni figurate. Ad essi si aggiunge il frammento di una brocchetta in ceramica a vetrina pesante, databile alla prima metà del IX secolo recuperata presso strutture di età romana in località Cappelluzza che ad oggi rappresenta l'unica testimonianza di età altomedievale conservata nel museo.

La sala raccoglie, infine, un'iscrizione funeraria su marmo, risalente al 1606, riutilizzata a suo tempo nel pavimento di una cantina che sorge sui resti della chiesa di Sant'Andrea e che probabilmente era relativa ad una sepoltura in essa ospitata.

L'esposizione prosegue illustrando, sulla parete di destra, le vicende del territorio e della viabilità nel periodo medievale e moderno, focalizzandosi su alcuni aspetti: osterie, briganti, torri di controllo e sul Santuario del Sorbo. Sulla parete sinistra vengono invece ripercorse le vicende del centro abitato di Campagnano con l'illustrazione dei principali monumenti.

La visita termina con un pannello che propone al visitatore/viaggiatore la prosecuzione del suo percorso di visita con la proposta di itinerari nel centro del paese (chiese, torri medievali) e nel territorio (Santuario e Valle del Sorbo) e un più ampia illustrazione del tratto di Francigena tra Campagnano e Roma.